Sara Levine.
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L'ISOLA DEL TESORO!!!
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Titolo originale: Treasure Island!!!
Traduzione di: Claudia Valeria Letizia.
2012. Edizioni e/o, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Cosa succede se una ragazza di oggi decide di comportarsi come l'eroe dell'isola del tesoro.
Nulla  indicibile per l'antieroina senza nome di questo romanzo sardonico e irresistibilmente divertente, che butta all'aria ogni garbo e tira dritta per la sua strada con la levit di un bulldozer.
Catturata dalla vita avventurosa e dalle gesta del giovane Jim Hawkins narrate da Stevenson nell'Isola del tesoro, la Nostra, alla ricerca di una vita pi audace e genuina, getta lo scompiglio intorno a s coinvolgendo i suoi cari, l'amica del cuore, un pappagallo e chiunque abbia la sorte di trovarsi sul suo cammino. L'impeto accanito con cui cerca di perseguire i propri obiettivi potrebbe portare il lettore ad arrendersi a sentimenti poco benevoli nei suoi confronti; e invece, la profonda e sciroccata umanit che trapela dalle sue imprese bislacche fa vibrare corde di solidale e deliziata empatia. Fra situazioni di un umorismo travolgente e intuizioni rivelatrici, Sara Levine ci conduce con la scioltezza e la sagacia della grande scrittrice dalla prima all'ultima pagina di un romanzo che non si lascia metter gi e continua ad avvincere ben oltre la parola Fine.
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L'autrice.
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Sara Levine insegna scrittura creativa all'Art Institute di Chicago.  autrice di una raccolta di racconti dal titolo Short Dark Oracles. I suoi scritti sono apparsi su numerose riviste americane e hanno ricevuto diversi riconoscimenti. L'isola del tesoro!!!  il suo primo romanzo.
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L'ISOLA DEL TESORO!!!
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Capitolo primo.
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Sulla scia dell'avventura che ho vissuto, ho deciso di scrivere tutto, a partire dalla mia scoperta dell'Isola del tesoro e senza tenermi dentro niente, neppure i nomi di amici e parenti che mi hanno afflitto con i loro problemi; quindi, anche se mi piacerebbe da morire andare di l a infilzare qualcuno con un coltello da cucina, adesso mi armer di penna, una splendida penna a sfera punta extra fine che era stata richiusa male e che si sarebbe seccata se al momento cruciale non l'avessi trovata e non ne avessi ripristinato la corretta chiusura.
La penna.
Prima che la prendessi in mano Dopo una bella scrollata, una leccata in punta e la richiusura.
Per quanto, potrei raccontare questa storia abbastanza bene anche a matita.
Mia sorella aveva detto che era un libro di avventure e che i libri di avventure purtroppo erano sempre tutta azione e niente sentimenti. Aveva detto che quel libro in particolare aveva la complessit morale di una partita di baseball e che da parte sua non avrebbe mai costretto una bambina di nove anni a leggerlo. Dopo qualche altro commento perbenista e moraleggiante se n'era andata, lasciandomi L'isola del tesoro sul futon insieme a 11 mio amico Palo mino e Viaggio a cavallo dell'unicorno, anche se cosa ci fosse di male in quelli- secondo lei, dico - non lo so proprio. Per essere una maestra di terza elementare mia sorella  abbastanza sbadata. Pi tardi mi ha chiamato e mi ha detto: Potresti restituire in biblioteca quei libri che ho lasciato da te?.
Perch questo intitolato L'isola del tesoro non ti  piaciuto? ho chiesto.
Non mi dire che lo stai leggendo fa Adrianna. Io odio i libri in cui non c' neanche una femmina.
Meriter davvero di essere documentata una sensibilit cos impulsiva? In tutti i casi sto scrivendo su un quaderno Muji
senza righe molto carino e volendo posso sempre tornare indietro a cancellare i pezzi insopportabili che la riguardano.
Non mi dire che lo stai leggendo mi ha detto mia sorella come se stessi facendo qualcosa a quel libro, quando in realt era lui che stava facendo qualcosa a me. Ho venticinque anni e questo succedeva un luned che non dovevo andare a lavorare alla Pet Library, la Zooteca degli animali domestici, e non avevo progetti a parte dormire e forse - ma molto forse - lavare a mano i reggiseni. Gli uccelli cinguettavano, sul linoleum cadevano le ombre e in lontananza si sentiva il ronzio di un decespugliatore. Quando sono arrivata al punto in cui la banda di Long John Silver cattura Jim Hawkins nel fortino deserto, Lars, il mio ragazzo, mi ha lasciato un messaggio in segreteria chiedendomi se avevo voglia di andare a mangiare un burrito.
Guarda che vita faccio, ho pensato.
E guarda invece che vita avventurosa sprizza fuori dalla copertina del romanzo di Stevenson.
Quando mai avevo architettato un piano, io? Quando mai
avevo compiuto un atto esageratamente audace e sconsiderato?
Quando mai, come Jim Hawkins, avevo lasciato gli amici, ero
corsa in spiaggia, avevo rubato una nave, ucciso un uomo ed eliminato
un ostacolo che mi impediva di mettere le mani su un
gruzzolone d'oro? Io, una persona incapace di decidere cosa
fare delle sue mini-veneziane rotte - per non dire della sua vita
- me ne stavo sdraiata a letto mentre sotto il cielo aperto del
libro la gente cacciava via i rompipalle dalle taverne e calpestava
i mendicanti ciechi sotto gli zoccoli del proprio cavallo. Non c'
bisogno di essere una persona violenta per subire il fascino dell'energia
animale. Se la vita fosse un'avventura di mare, ho pensato,
io non sarei n un marinaio n un pirata n un mozzo ma
probabilmente un dente di cane attaccato a un fianco della
nave. Perch invece non levare il capo? Perch non balzare in
piedi in quello stesso momento e con lo spirito di Jim lanciarmi
nella mia avventura personale?
Io mi sono sentita cos quando ho visto La verit  che non
gli piaci abbastanza presentato da Oprah ha detto Rena. Quel
libro spiegava tutto della mia storia con Dougie Thomas.
Personalmente ritengo che a spiegare tutto della storia di
Rena con Dougie Thomas fosse il fatto che lui si faceva chiamare
Dougie. E che si erano conosciuti a una festa organizzata
da lui medesimo per cantare canti natalizi. Ma siccome io non
dico mai a una mia amica che se tanto mi d tanto il suo ragazzo
 gay, ho lasciato cadere il discorso. Rena  un'amica carissima;
conosce la mia storia di lavori sottopagati e fidanzamenti sfortunati
perch gliel'ho raccontata io stessa. Questo succedeva il
giorno dopo, mentre ci trovavamo nel nostro bar preferito
davanti a un piatto di pancake gratuiti, come Rena ha definito
il pasto che consumiamo quando lei ha pranzato da poco e
io mi sono da poco svegliata. Quel giorno avevo dormito fino a
tardi solo perch ero rimasta sveglia tutta la notte per finire L'isola
del tesoro e fremevo dalla voglia di metterla a parte della
mia scoperta; ma mentre chiacchieravamo, mi sembrava come
di guidare una turista imbranata nella giungla dei miei pensieri.
Rena restava indietro, scacciava le zanzare a manate, inciampava
sulle radici, non vedeva le cascate. Ecco una verit amara
che avrei imparato in seguito: possiamo anche essere pronti a
crescere, ma non potremo mai fertilizzare gli amici per farli crescere
con noi. Io evidentemente ero una piccolissima barca che
dondolava sul mare della coscienza di Robert Louis Stevenson,
ho detto a Rena, o un uccello marino che saettava nel cielo
azzurro delle sue fantasticherie. Si dice che la comunione di due
spiriti affini non conosca distanze di cultura, di tempo o continente
e io sentivo che L'isola del tesoro, il romanzo di Robert
Louis Stevenson, era cosmicamente destinato a me.
Ma non  un libro per ragazzi? ha detto Rena.
Non conta niente.  un libro raffinato. Ha vari livelli di lettura.
E un sacco di parole le ho dovute cercare sul vocabolario.
Ma non  un libro per maschi? ha detto Rena.
Va be', magari lo era pure. E allora? In quarta elementare
avevo disegnato un tabellone con ricche illustrazioni per far
vedere tutti i libri che leggevo e ora che ci penso si trattava di
libri molto da femmine. C'erano carrettate di Judy Blume, vagonate
di Beverly Cleary. Spinta dalla bibliotecaria, lessi anche
Anna dai capelli rossi. Ma a un certo punto scoprii il salto con
la corda e ai giardinetti mi lasciai attirare dalla fazione che
diceva le filastrocche pi belle. Ragazze, tutte dentro! Di, che
fa bel tempo!. Poi subentr la collezione di adesivi. E poi
quella di spillette dell'amicizia; mi sa che per raccogliere le spillette
persi un intero anno scolastico. Dovevamo seguire le elezioni
presidenziali in tiv, ma io controllavo le scarpe da
ginnastica di Jenny Galassi e cercavo di capire come avesse fatto
a procurarsi pi spillette di me. In quinta, l'anno in cui si studiavano
i continenti, mia madre mi mise davanti il mio tabellone
delle letture tutto deformato. Ci tieni a questo? mi
chiese. L'ho trovato dietro il termosifone. Magari un libro per
ragazzi maschi era proprio quello che mi ci voleva. In pi era
un classico; lo diceva la scritta dorata in copertina.
Questo libro mi cambier la vita.
Ma  inutile spiegare che importanza abbia la prospettiva di
un cambiamento personale. Migliaia di dollari di prestiti studenteschi
spesi per laurearsi in filosofia e adesso andava tutti i
giorni in casa d'altri per soddisfare le superficiali esigenze di
animali mezzi matti. Rena Deutsch, pet sitter in proprio. Non
era una stupida, Rena; eppure eccola l, coperta di peli di gatto
da capo a piedi. Al confronto, io ero altamente evoluta.
Rena, dico sul serio,  una cosa che mi fa stare male. Cos'
che ha pi di me l'eroe dell'Isola del tesoro? Come posso diventare
l'eroina della mia vita?.
Il lavoro alla Library ti ha stufato. Forse dovresti rimetterti
a studiare. Prendere un master in qualcosa. Sei sempre stata
brava a fare le tesine.
Quel complimento mi ha dato una piccola scossa di piacere;
ma sapevo che non era vero. Io e Rena avevamo frequentato
un'universit statale in cui molti corsi si concludevano con un
test corretto da un lettore ottico, tipo d'esame che misura la
conoscenza senza compassione per l'errore. Gi solo il rigore
ferreo delle istruzioni mi aveva spaventata a morte: Non
apporre segni superflui sul foglio delle risposte, Annerire
completamente le caselle, Per modificare la risposta cancellare
completamente il segno di spunta. Dopo aver collezionato
una sfilza di votacci al primo anno, ho evitato tutti i corsi che
imponevano il test del lettore ottico e in un modo o nell'altro
sono finita nel corso di laurea in lingua e letteratura inglese.
Rena, quindi, si ricordava di avermi vista scrivere tanti brevi
componimenti pastorali in cui una tesi semplice semplice guidava
il suo lanoso gregge di argomenti per colli, vallate e ruscelli
mooolto poco profondi. Gli studenti di inglese non venivano
mai bocciati; alla peggio avevano vedute diverse da quelle dei
docenti e tutti concordavano sul fatto che la differenza si poteva
esprimere adeguatamente con una sufficienza stiracchiata. Ma
io domando a te, lettrice: che cosa avevo concluso scrivendo
tutte quelle tesine? Annerire completamente la casella: O Niente!
Perci non ho dato peso al complimento di Rena e ho affondato
una mano nello zaino cercando la bussola d'oro che mi ero
fatta per affrontare la mia nuova vita. Stavolta non era un
poema lungo e allampanato: mi ero limitata - limitata! - a elencare
le qualit migliori del protagonista Jim Hawkins che, come
mi rendevo conto con crescente fervore, rappresentavano i
Valori Fondamentali dell'Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.
Li ricopio qui alla svelta; ovviamente l'originale  stato accuratamente
vergato a mano usando un carattere con le grazie su
un foglio di carta da 189 grammi color avorio dal delizioso orlo a riccio.
AUDACIA. RISOLUTEZZA. INDIPENDENZA. BATTERSI LA GRANCASSA.
Rena mi ha posato una mano sul braccio con delicatezza, come se pensasse di scottarsi, e mi ha chiesto: Lo stai prendendo lo Zoloft?.
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Capitolo secondo.
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L'isola del tesoro - come avrete ben motivo di sapere per
averlo letto di persona o visto al cinema o sentito nominare
o magari per aver mangiato al ristorante Long John
Silver's -  un classico della narrativa d'avventura per ragazzi e
alla sua pubblicazione, nel 1883, fu salutato quasi subito come
un capolavoro. La cosa buffa - e ci ho messo un secolo anche solo
a ricordarmelo -  che la prima volta che l'ho letto, o meglio, che
ne ho letto una parte, il libro aveva pi di cent'anni e io appena
nove. La maestra Buskirk ci aveva assegnato i primi capitoli per
il laboratorio di lettura di quinta elementare. Ricordo vagamente
la sensazione di leggerne un paragrafo a voce alta, seduta a un
banco a forma di fagiolo; ora che ci penso era il pezzo in cui Billy
Bones si presenta alla locanda in cui Jim vive tranquillo e sereno
insieme ai genitori: Caletta comoda, questa, e mescita in posizione
amena... Ol, garzone, accosta e da' una mano a portare su
la mia cassa... Come dovete chiamarmi? Dovete chiamarmi capitano.
Chiaramente, avendo sbattuto gli stinchi su tre o quattro
frasi del genere, avevo concluso che il libro era troppo lontano
da me per potermi interessare. Non me ne faccio una colpa.
Libro a parte, mi ricordo l'euforia e l'emozione verso la fine di
quel laboratorio, non per Jim Hawkins ma per il fatto che noi
femmine ce ne stavamo con le mani sotto il banco a passarci i
bracciali e gli anelli di Patty Pacholewski. Quella ragazzina aveva
dei gioielli incredibili.
A venticinque anni non si pu leggere un libro scatenato
come L'isola del tesoro senza sentirsi tirare la mano dall'avventura,
anche se la mano sta ben ficcata in tasca a palpare un
tubetto di lucidalabbra molto pigmentato. Si acquista coscienza
delle occasioni che offre l'ardimento e ci si spazientisce molto
pensando a quella che altri chiamano sicurezza (mia madre,
nello specifico, la chiamava assicurazione sanitaria, piano pensionistico
401(k) e possibilit di avanzamento. Lei, una casalinga!).
Rena per aveva ragione. Era da un pezzo che il lavoro
non mi dava soddisfazioni, anche se quello alla Pet Library era
meglio delle cose che avevo fatto prima: segretaria centralinista
a tempo ridotto per una compagnia assicurativa, gelataia a
tempo pieno da Pignut Ice Cream... Potrei continuare, ma mi astengo.
Il posto alla Pet Library mi era arrivato come la manna dal
cielo - sei mesi prima del vero e proprio inizio di questa storia
- quando un'amica di un'amica di mia madre, sapendo che cercavo
un lavoro sensato, mi aveva procurato il numero di una
signora che ha bisogno di un'assistente. L'appuntamento con
la signora Wang era stato fissato al Donut Hole e passando in
rassegna i tavoli della pasticceria per individuare l'equivalente
cino-americano di quella matrona che  mia madre, ho scoperto
un'ultraquarantenne spigolosa con un abito di maglia dal collo
sciallato e (ormai non serve pi tacerlo) un paio di sandali alla
schiava con la zeppa che sarebbero stati bene anche a me. La
signora si  affrettata a liquidare le mie esperienze di lavoro e
mi ha fatto qualche domanda profonda del tipo: Qual  tuoi
principi? Qual  tuoi valori nella vita?. Pi restavo sul vago,
pi le mie risposte le piacevano e, dopo due frittelle di mele e
caff a fiumi, ho capito dal suo modo di fare che l'incontro era
stato un successo. Tu vieni a Pet Library? mi ha detto e io ho
risposto: Certo.
Una settimana dopo, in un giorno di un freddo incongruo
per quella stagione, ho spinto la porta a vetri e sono stata investita
da un odore cos forte che se ci fossi andata in macchina
avrei fatto subito dietrofront; invece, sapendo che l'autobus
successivo non sarebbe passato prima di un'ora, mi sono sentita
in dovere di resistere. Ricordo che ho pensato: Speriamo
che non abbia nulla da ridire sul mio abbigliamento casual. Un
attimo dopo, avendo udito il campanello, una sagoma avvolta
in un orribile grembiule di tela cerata lungo fino ai piedi si 
catapultata fuori dal retrobottega. La signora Wang mi ha preso
le mani; quell'intimit mi ha dato una leggera emozione. Poco
dopo ero gi l che la seguivo per la zooteca, facendole domande
affannate sulla storia della sua collezione. Lei mi  parsa grata
di quelle domande; l'acquisizione di uno scoiattolo si  trasformata
quasi nella trama di un romanzone vittoriano pieno di
colpi di scena. Accidenti! continuavo a dire. Ma no! Ma
dice sul serio? E poi che  successo?. Non so come, ma prima
che fosse scoccata l'ora avevo gi accettato di coprire quattro
turni a settimana.
Non ero tenuta a indossare un grembiule di tela cerata e avrei
avuto contatti limitati con gli esseri umani; ben presto ho capito
che le gratifiche, in pratica, si esaurivano qui. Nancy Wang aveva
messo su la Pet Library con i suoi scarni risparmi in un piccolo
centro commerciale ed evidentemente riteneva di aver gi dato
abbastanza con quello che aveva sofferto in Cina. Anche se fossi
cresciuta in una famiglia proletaria di Pechino, dubito che sarei
riuscita a tirare fuori il livello di entusiasmo che si aspettava da
me nell'espletamento di certi umili doveri. Un giorno, poco
dopo essermi calata nel Capitolo 22: Come ebbe inizio la mia
avventura in mare, spuntavo le unghie ai conigli pensando a
come se la sarebbe cavata Jim Hawkins se si fosse trovato alle
prese con un lavoro stupido. Jim era sempre l che schizzava via,
che svicolava, che seminava i suoi inseguitori: un modello di fanciullesca
energia! Io, invece, nel frattempo faticavo vilmente
dietro a un branco di mammiferi scorbutici. C'era un coniglio
particolarmente massiccio, un gigante fiammingo di nome
Bobby, che continuava a sgusciare fuori dal telo e a graffiarmi le
braccia. Alla fine, piuttosto che portare a termine il compito,
l'ho preso per le orecchie e l'ho rinfilato nella gabbia con tre
zampe non spuntate. Nancy, che stava massaggiando la gengiva
inferiore del barboncino Willie, poco dopo ha dato un'occhiata
nella conigliera e ha commentato: Bisogna finire unghie a
Bobby, al che ho risposto: Bisogna finire tante altre cose a
Bobby che non verranno fatte. A questo  seguita una battaglia
di sguardi che si  conclusa - e me ne rallegro - con Nancy che
ha preso Bobby per occuparsene lei. Quanto a me, ho mantenuto
il punto rifiutandomi persino di tenergli ferme le zampe.
Salve, spina dorsale!, ho bisbigliato mentre mi allontanavo.
Rendermi conto che potevo dirle di no  stato esaltante.
Qualche giorno dopo, quando mi ha chiesto: Hai pulito lettiere?
ho risposto: Perdio, non ho pulito le lettiere!. In
realt le avevo pulite, ma stavo ancora prendendo confidenza
con questa storia del dire di no e mi piaceva assaporare la
parola. Pian piano sono diventata pi brava a farmi valere e
Nancy ha cominciato a rimproverarmi regolarmente. Tu leggi
libro mi diceva, ma adesso  ora di dare mangiare a criceti.
Tu leggi libro dopo!. Un pomeriggio che ero seduta l al banco
- e Jim Hawkins stava per strappare il colletto della camicia a
Billy Bones - Nancy mi ha scherzosamente chiuso il libro con
una bottarella.
Che fai? ho detto io fredda.
Ora non mi ricordo di preciso che cosa volesse; fatto sta che
ha attaccato a ripetere le sue varie richieste senza fermarsi a
riprendere fiato, sostenendo che ogni volta che mi dava un'occhiata
ero l con le mani in mano. Pavimento  sporco e tu leggi
libro! Animali ha fame e tu leggi libro!. S le ho detto, io
leggo libro.
Per un'emergenza mi sarei pure interrotta, ma per rimediare
al lezzo di urina che si andava accumulando in una stanza appositamente
dedicata all'accumulo di urina non sapevo. Pu darsi
che Nancy non conoscesse il termine lezzo, ma senz'altro ha
inteso il mio tono di voce.
Ero rimasta piuttosto contenta di come si era concluso quell'incontro
ma, quando gliel'ho raccontato, Lars ha espresso una
certa inquietudine. Il mio ragazzo era un tipo mite che si preoccupava
molto di non offendere il prossimo. Avendo per capo un
orsacchiottone d'uomo chiassoso e solidale, tendeva a vedere i
datori di lavoro come gente tutto sommato tenera e comprensiva,
anche se io gli descrivevo spesso i difetti di Nancy. Penso
che fosse troppo preso dalla mia immagine di brava ragazza
(docile, accomodante) per capire il territorio emotivo che stavo
esplorando. Ogni tanto ero un po' caustica? S, proprio cos, e
non solo con Nancy ma anche con lui. Ovviamente ho ascoltato
tutto quello che aveva da dirmi, ma alla fine ho liquidato le sue
preoccupazioni. Il dottor Livesey avrebbe fatto lo stesso.
Acquistando maggior sicurezza sul significato della parola
AUDACIA ho anche cominciato a capire che il vero problema
stava nell'aver lasciato a Nancy il compito di definire il mio
lavoro. Certo, Nancy era il mio capo; ma da quando ero stata
assunta le mie mansioni - secondo me abbastanza flessibili -
erano degenerate al livello delle corve pi degradanti. Se penso
a quante cose avrei potuto fare per la Pet Library, be', mi viene
quasi da ridere! Non che fossi tremendamente interessata a
certe attivit, ma mi sarei potuta occupare del budget, della
nostra promozione nel quartiere o delle acquisizioni; invece
Nancy mi faceva pulire le cassette dei bisogni. Non gliel'ho mai
detto espressamente, ma non mi piaceva nemmeno che non si
sforzasse di variare un po' di pi l'assortimento di animali.
Prima che arrivassi io, aveva organizzato un megapunto di raccolta
animali nel parcheggio davanti ai negozi e la Library, se
non altro, era diventata la discarica cittadina di cani e gatti indesiderati.
Bisognava vedere la valanga di conigli che arrivavano
due settimane dopo Pasqua. Non sono certo un'economista, ma
perfino io mi rendevo conto che i lama, alloggiati dietro il
negozio sotto una tettoia chiusa su tre lati, non potevano definirsi
un acquisto vantaggioso in termini di costi. La quantit
enorme di cure che richiedevano - sollecitata secondo Nancy
dai loro problemi emotivi (erano stati abbandonati dai proprietari
precedenti dopo un aspro divorzio) - non era minimamente
compensata dal magro diletto che regalavano agli utenti.
Non c'era proprio lo spazio per guardarli, anche se a volte i
clienti dello Shop 'n' Go, caricando in macchina la spesa, fissavano
con tanto d'occhi le loro croste. Perch quella donna non
affidava a me, una laureata, la responsabilit delle acquisizioni?
 sconcertante, ma anche dopo aver letto pi volte L'isola
del tesoro sono rimasta attaccata alla mia amarezza e non ho
fatto granch per cambiare la situazione. Per un po' di tempo
ho mantenuto un atteggiamento del tipo non mi dispiace starmene
qui al banco a dare in prestito un paio di gatti leggendo
intanto il libro, ma non ho proprio intenzione di sputare l'anima
per sincerarmi che non ci siano moscerini dei funghi nella lettiera
dei paguri. Mi dicevo che ero una zootecaria addetta ai
prestiti, non un'impresa di pulizie, e mi consolavo prendendomi
delle piccole libert: per esempio, dando da mangiare con
comodo ai pesci (loro non possono lamentarsi) o attingendo
alle scorte di post-it di Nancy per prendere appunti sul Capitolo
25: Ammaino il Jolly Roger.
Ma devi stare attenta ha detto Lars quando ne abbiamo
parlato davanti a un piatto di burrito. E se poi perdi il posto?
O vuoi farti prestare altri soldi dai tuoi?.
Non mi andava di affrontare il discorso soldi con Lars. Ero
abbastanza sicura che lui ne avesse pi di me anche se ci avevo
messo un po' a capirlo, visto che nella ditta di assistenza informatica
per cui lavora la paga  bassa e che per vestirsi Lars non
spende quasi un soldo. E quello come hai fatto a comprartelo?
gli avevo chiesto la prima sera che ero entrata sbronza e
barcollante in casa sua. A quanto pare, anche dietro un mezzo
sciamannato si pu nascondere un impianto Bang & Olufsen.
Tu che genere di musica ascolti? mi aveva chiesto lui, ma il
prosieguo della conversazione era stato silenziato dai preliminari.
Da quella volta eravamo sempre riusciti ad aggirare il
grosso e brutto pozzo nero dell'argomento monetario. Sapevo
che due anni prima Lars si era messo lo zaino in spalla e se n'era
andato in Guatemala e che al ritorno aveva subito saldato i
debiti del viaggio pulendo una fonderia; sospettavo che avesse
un'etica del lavoro che non mi interessava sviscerare.
L'isola del tesoro ha detto Lars meditabondo. Ti viene
mai l'atroce dubbio che a leggere un solo libro rischi che ti vada
in pappa il cervello?.
Si pu imparare molto leggendo un solo libro in maniera
approfondita. Tant' vero che in Giappone la letteratura la studiano
cos: si legge lo stesso libro tutto l'anno. Siamo solo noi
stupidi americani a saltabeccare da un libro all'altro.
Chi  che legge un libro solo all'anno?.
Gli studenti di letteratura giapponesi.
Lui ha fatto una faccia scettica. Chieder al mio amico
Yusuke.
No, lascia stare. Il punto  un altro. Non stavamo parlando
di quello schifo del mio lavoro?.
Prima di rispondere, Lars ha ingurgitato una cucchiaiata di
fagioli alla messicana. Io sto leggendo un libro che parla della
strage di Beslan. Te la ricordi? In Russia? Quando Samil Basaev
mand quegli jihadisti ad ammazzare gli alunni di una scuola
dell'Ossezia del nord?.
Ehi ho bofonchiato. Guarda che sto mangiando.
Okay, magari non fa al caso tuo. Quello  stato un vero
casino. Solo le violenze....
Lars, non so cosa credi che sia L'isola del tesoro, ma anche
l la gente crepa. Rotolano varie teste.
Lars ha sorriso. Il federalista ha proseguito. L'ultima cosa
che ho letto  quella. No, no...  un bel libro, ma magari
potrebbe sembrarti un po' arido. Tu preferisci la narrativa, no?
Ci sono! L'ultimo di Nora Roberts. L'hai mai letta, Nora
Roberts?.
Ho sospirato. Lars, io non sto cercando un libro da leggere.
Ma hai mai pensato di iscriverti a un club del libro? La mia
collega Chelsea ha un gruppo di lettura e magari potrebbe trovare
posto per un'altra persona. Gli incontri li fanno al Flying
Saucer. Ho visto i libri che ha sulla scrivania: storia, linguistica,
roba scientifica... Come scelta  piuttosto ampia. Chelsea dice
che leggono bei libri.
Bei libri? Bei libri? Lars, quand'anche un bel libro ti sventolasse
la sua scheda sotto il naso, tu sei sicuro di saperlo riconoscere?
L'isola del tesoro  un bel libro, cavolo!.
Ho lasciato cadere il burrito nel suo umido letto di lattuga
tagliata a julienne. Era davvero in grado di riconoscere il merito,
Lars? I capelli castani flosci, gli occhiali sporchi, l'incapacit di
intuire che ero troppo raffinata per il gruppo di lettura della sua
collega secchiona... Un pensiero randagio si  fatto strada in me
agitando la sua coda rognosa: dovevo mollarlo?
Ma tu l'hai mai letto, Lars?.
Lo legger.
S, certo, me l'ha detto pure Rena. Solo che adesso  tutta
presa da un tomo imprescindibile sul riscaldamento globale.
Ho tirato fuori L'isola del tesoro dallo zaino e gli ho spostato
il piatto, mettendogli davanti il libro sul tavolo di frmica. La
scena mi ha fatto tornare in mente la volta che la zia Boothie mi
parcheggi davanti al suo album di fotografie per consentirmi
di apprezzare il resoconto dettagliato della gita in battello per
single anziani sul fiume Mississippi.
Okay ho detto a Lars. Naturalmente non voglio costringerti
puntandoti una pistola alla tempia e mi sono trattenuta
dall'indicargli i brani che reputavo pi importanti.
Fammi capire: vuoi che lo legga adesso? ha detto lui.
Sarei tentata di leggertelo io ad alta voce, ma non voglio
essere quella che decide per gli altri.
No, evita si  affrettato a dire lui e abbiamo concordato che
avrebbe abbordato la lettura del libro secondo i suoi ritmi. Che
si sono rivelati di una lentezza mortale o, per dirla tutta, ritmi del
cazzo. Era un libro: di che aveva paura? Mentre Lars contemplava
il frontespizio - una scialba mappa dell'isola di un colorino
marrone, spinata di linee che illustravano non so cosa:
longitudini, latitudini - mi sono sbafata un secchiello di patatine.
E gira pagina!, lo incitavo silenziosamente. Gira pagina, buttati!
Le mappe le trovo interessanti ha detto lui.
Ho espirato con una violenza tale che sulla mappa mi  finito
uno sputacchio, uno di quegli sputacchi strani, nervosi, che ti
escono quando scateni involontariamente una ghiandola salivare
e la saliva erutta in un getto concentrato, come se la lingua
avesse trovato il punto G della bocca. Pensando che l'avessi
fatto apposta - uno scaracchio, l'ha definito, come se potessi
mai scaracchiare sulla mia bibbia! - Lars ha approfittato
della mia risata nervosa per chiudere il libro. Ordiniamo il
flan ha detto affabilmente. Ed  stato cos che un dolce insipido
ha fatto saltare la discussione di quel libro tanto sapido.
Bisogna che qualcosa si smuova, ho pensato quella sera
mentre tornavamo a casa sottobraccio, ostentandoci felici
anche se intimamente uno di noi due (io) fremeva. Mi sentivo
gi pregna di quel libro come una donna incinta si sente pregna
di un bambino. E c'era spazio per noi due in quel rapporto?
Lars, voglio parlare con te dell'Isola del tesoro e ne voglio
parlare seriamente gli ho detto quando siamo arrivati a casa
mia. Tipo che facciamo finta di essere a un seminario.
La pirateria e l'espansione dello stato-nazione ottocentesco
mi ha risposto lui. Parlo io per una ventina di minuti,
poi lascio la parola a te e a Jimbo.
Jim ho detto. Jim Hawkins.
Attenta, cos la rompi, la porta! ha esclamato Lars come
se fosse casa sua. Ma non ti avevo detto che devi girare la
chiave e tirare la porta contemporaneamente? Se no si blocca.
Ha messo una mano sopra la mia e ha tirato. La porta si  aperta
con uno schiocco.
In casa, Lars mi ha tolto lo zaino e l'ha buttato sul futon. Ci
siamo baciati e quel bacio non  stato un bacio ma una palla da
demolizione: sono crollati i muri, si  alzata una nuvola d'intonaco,
un uccello grigio  volato nella polvere ed  sbucato fuori
bianco come la neve. Che sconquasso! Bisognava che la protezione
civile venisse a vedere se era rimasto qualche pezzo di me
ancora utilizzabile.
Che cos' uno stato-nazione ottocentesco? gli ho
chiesto dopo, mentre cercavo la mia biancheria intima nel groviglio
delle lenzuola. Ma Lars era gi nel mondo dei sogni.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...
Rinchiusa in una zooteca insieme a dodici conigli, otto criceti,
sei paguri, un gallo, quattro gattoni scorbutici, un
acquario di pesci, cinque bastardini e un barboncino di
razza dalle esigenze vaste come il mare, una persona comincia a
riflettere. N Rena n Lars mi stavano aiutando a consolidare la
presa che aveva avuto su di me e sulla mia vita L'isola del tesoro;
a parole mi sostenevano, ma parlare con quei due dei Valori
Fondamentali del libro: AUDACIA. RISOLUTEZZA. INDIPENDENZA. BATTERSI LA GRANCASSA.
- era interessante come parlare con un paio di Tic Tac. Per il
messaggio che volevo trasmettere mi serviva un pappagallo, un
pappagallo che mi stesse appollaiato sulla spalla tutti i giorni, o
quanto meno tutti i giorni che lavoravo alla Pet Library, e che
doveva diventare un emblema vivente e schiamazzante del
ruolo attivo che intendevo assumere nella mia esistenza. Nell'Isola
del tesoro il pappagallo di Long John Silver grida: Pezzi da
otto! Pezzi da otto!. Il mio avrebbe gridato: Sii audace ma
gentile, sii te stessa ma grintosa, sii flessibile ma tenace, sempre
che si potesse ammaestrare un pappagallo per fargli dire una
cosa cos lunga e sintatticamente complessa. Altrimenti avrei
accettato anche: Governa la nave, ragazza!.
La mattina in cui mi  venuta la fissa del pappagallo, Nancy
aveva casualmente portato la veneranda madre a fisioterapia e
non sarebbe tornata prima di mezzogiorno. La zooteca era
inondata di buio. Uno dei gatti aveva vomitato e siccome avevo
fatto finta di non vedere le chiazze, c'era un gran fetore. In pi,
la settimana prima, per un attacco di apatia avevo concesso in
prestito il gallo a un ragazzetto senza carta d'identit e il pennuto
era rientrato con le piume del collo tutte arruffate e lo
sguardo furibondo. Ai vecchi tempi - e con ci intendo ai tempi
pre-Isola del Tesoro - non mi sarebbe mai venuto in mente di
andarmene via da quel posto nauseabondo; avrei continuato a
sorbirmi l'ariaccia e tutto il resto finch Nancy non fosse venuta
a liberarmi. Ah, s, sono arcisicura: ai vecchi tempi il mio piccolo
treno di pensieri avrebbe girato intorno a uno scenario di
cartapesta fatto di esigenze e di catastrofi immaginarie e, con
l'idea di essere obbligata a restare sul posto di lavoro, mi sarei
lasciata sfuggire l'occasione di passare a un'azione decisiva. Ma
adesso avevo escogitato un piano.
L'obiettivo del piano era quello di dimostrare a Nancy che
ero in grado di agire. Da qualche tempo a questa parte i nostri
rapporti erano tesi e non mi andava di sprecare energie per
discutere delle ulteriori responsabilit che desideravo avere.
No, le avrei dimostrato che poteva fidarsi di me e sapevo anche
precisamente come. Mentre mi guardavo intorno, mi si sono
affollate nella testa una decina di idee diverse per abbellire quel
locale cos squallido.
Nancy, che nei confronti delle banche nutriva la diffidenza
tipica dell'emigrato, teneva nel retrobottega una piccola cassa per
le spese minute. L'avevo vista aprire quella cassetta un po' di volte
quando mi mandava a comprare da mangiare come se fossi una
ragazza di bottega. Ho preso la chiave dal nascondiglio e anche
se la serratura era parecchio dura sono riuscita ad aprire e ho sollevato
il coperchio. Dall'interno  uscito un vago odore come di
carta igienica profumata o di mele troppo mature, ma non ho
visto niente a parte una vaschetta di plastica con dentro qualche
gioiellino da quattro soldi, un paio di tappi per le orecchie di
schiuma e una messe di unghie finte rosso fuoco marca Lee, lunghezza
passeggiatrice. Impaziente, ho sollevato la vaschetta ed
ecco l dieci fruscianti biglietti da cento dollari. Nancy! Non avrei
mai immaginato che avesse un capitale tanto cospicuo! Se solo
me lo avesse affidato... e qui ho perso qualche istante dietro a una
fantasticheria portentosa in cui strappavo il banco a U della zooteca e montavo al suo posto un piano di noce canaletto. O di
zebrano. Poi mi sono risvegliata e mi sono messa i soldi in tasca.
Ho riposto la chiave nel nascondiglio e stavo per uscire quando
un rumore mi ha fatto saltare il cuore in gola: il cinguettio del
campanello che annunciava l'arrivo di un cliente. Uscendo dal
retrobottega ho visto che era un ragazzino venuto a riportare un
pesce rosso. Aveva una decina d'anni e si teneva stretta al petto la
piccola boccia di vetro dei prestiti, venendo avanti come se avesse
altri dieci anni per compiere il viaggio dalla porta a...
Sbrigati, dai gli ho detto. Tanto non la fai cadere. Stavo per chiudere.
La restituzione dei pesci rossi  la pi facile, o almeno
dovrebbe, perch non c' bisogno di interagire con l'animale.
Quando ti restituiscono un mammifero lo accarezzi e fai tutta
una scena fingendo che ti  mancato; col pesce mi sono limitata
a controllare che avesse tutte le pinne dove doveva, poi
l'ho riscaricato nell'acquario. Non ho neanche fatto finta di
sapere chi era. Vinny, eh? O Alberto? O era Iphigenia?. 
Percevaux ha detto il ragazzino. Ma certo, il vecchio Percevaux.
Ho preso il registro, ho trovato il nome del ragazzino e
ci ho tirato un rigo sopra (altro modo in cui Nancy avrebbe
potuto sfruttarmi meglio: salve, computer!). Puoi andare ho
detto al ragazzino, che mi aveva seguita davanti all'acquario ed
era rimasto l a guardare Percevaux che faceva ciao con una
pinna. Dai, non  mica il circo gli ho detto. Ti accompagno
alla porta. E nella fretta mi sono scordata di chiudere a chiave.
Una volta fuori, il ragazzino minacciava di fare la mia stessa
strada, ma mi sono attardata all'angolo fingendo di dover prendere
l'autobus e mi sono liberata di lui rapidamente. In questo
lavoro bisogna stare attenti: certi ragazzini si attaccano a te
come se fossi un personaggio famoso.  che ti resta addosso un
po' del fascino dell'animale, un po' come succede al gestore di
uno zoo o a un domatore di leoni. Non pretendo di capire come
sia possibile; in tutti i casi non  stato tanto difficile sbarazzarsi
di quel ragazzino. Non  che hai mai pensato di prendere un
panda? mi ha chiesto sognante e quando ho ruggito: No!  scappato via.
Per motivi che non mi va di spiegare, non possiedo una macchina
e siccome ero troppo impaziente per aspettare l'autobus
ho cominciato a fare la strada a piedi. Cammina cammina cammina,
passando davanti a pizzerie, lavanderie e franchising di
cambio olio e servizi per auto, sono arrivata a Cutwater Mail,
un centro commerciale dalle pretese minime, con un parco
ristoranti scrauso e un orrido pavimento di linoleum verde e
nero davanti a negozi con nomi tipo Gifts 'n' Things o Sox 'n'
Stuff; i miei ci venivano prima che aprissero un centro commerciale
pi bello, con i lucernari e una riproduzione in fibra
di vetro della fontana di Trevi.
Il negozio di animali che cercavo era situato in un angolo
buio del piano inferiore; il pavimento brulicava di trucioli e peli.
Nella vetrina stavano rannicchiati cagnolini e micetti, ai lati
ribollivano degli acquari luminosi. Mi sono fatta strada nel
disordine e in fondo al locale ho trovato un'adolescente dall'aria
regale, con i capelli tirati su in un'acconciatura cos elaborata
che sembrava avesse in testa un cesto zul. La ragazza stava sballando
letargicamente una cassa di shampoo per furetti.
Volevo un pappagallo.
Chi non  mai entrato in un negozio di animali di un centro
commerciale sappia che la gente che ci lavora non sa un'acca di
animali, n  interessata a saperne qualcosa. La ragazza mi ha
portato senza emozione alcuna, nella corsia nove; in questo corridoio
fluorescente, dopo file di cinguettanti uccelli canterini -
nessuno dei quali mi ha particolarmente colpito - ho scoperto
una gabbia con l'etichetta che diceva Amazzone corona
gialla. L'occupante era alto una trentina di centimetri e mi ha
steso come un'emicrania; aveva le piume dai colori cos brillanti
che sembrava circonfuso da un alone d'aria pulsante. Ho studiato
il suo becco ricurvo e duro e i due occhi scintillanti, uno
dei quali stava studiando me. All'improvviso da quel becco 
uscito un rumore sinistro, un verso metallico di un'acutezza
capace di perforare centinaia di chilometri di volta arborea amazzonica.
Non so se  maschio o femmina mi ha detto la commessa,
non arrivano contrassegnati. Noi, per, lo chiamiamo Richard.
Little Richard. Una volta compiuto il suo dovere, la ragazza si
 allontanata e mentre il profumo dolce del suo olio per capelli
svaniva, nelle mie narici  subentrato un odore di muffa.
Uccelli. Odore di uccelli. Volevo davvero portarmi quel coso
sul posto di lavoro? Era pi grande e vivo di quanto avessi
immaginato. Correndo avanti e indietro sul suo trespolo, Little
Richard ha cacciato un fischio lungo e straziante.
Sar una sconsiderata, se vuoi - ho attraversato le corsie
in preda al panico - e sicuramente mi accingo a fare una cosa
sconsiderata, di un'audacia esagerata, ma sono decisa a farla,
che  pi o meno quel che dice Jim Hawkins accingendosi a
riconquistare la nave catturata dai pirati. Ho trovato la commessa
e le ho tamburellato su una spalla.
Lo vuoi? mi ha chiesto.
Per non perdere l'equilibrio mi sono aggrappata a una mensola
e senza volere ho buttato gi un rumoroso peluche per
felini pieno di erba gatta. Un po' s e un po' no,  ovvio. Ero
venuta per comprare un pappagallo, ma mi domando se sia
veramente quello che voglio. A te ti fa ribrezzo? Guarda che
lingua. Non mi ero neanche resa conto che gli uccelli ce
l'hanno. Ma tu probabilmente prendi un salario minimo e io sto
qui a farti perdere tempo con i miei dubbi... Comunque hai dei
capelli favolosi.
Lei non ha sorriso; quel complimento glielo facevano in continuazione.
Il problema  che sono combattuta. Tu che ne pensi?.
Che ti importa di quello che penso io?.
Ma a me importava, non in maniera patologica, per un po'
s. In un altro contesto io e quella ragazza saremmo potute
diventare amiche. Ho guardato il pappagallo e me lo sono
immaginato che mi stava su una spalla e mi beccava gli occhi.
La ragazza ha fatto per... Aspetta! ho strillato. Ho afferrato la
gabbia, ho estratto il contante e con voce sonora e gioviale ho
annunciato che lo prendevo.
Mentre tornavo con il pappagallo verso la Pet Library ho
cominciato a sentirmi piuttosto emozionata. Era emozionato
anche lui. Ha urlato durante tutto il tragitto.
Una macchina carica di adolescenti  passata rombando,
schizzando fango con le ruote, e uno dei ragazzi ha messo la
testa fuori e ha gridato: Eeeeeeeeeeehiiiiii, Polly, lo vuoi un
biscottino?, cosa che non faceva proprio ridere per niente.
Eppure, quali testimoni della mia audace impresa, quei ragazzi
in qualche modo mi erano fratelli, erano avventurieri scombinati
e arditi come me. Li ho salutati con la mano e ho proseguito con un sorriso stampato sulle labbra.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
Mi  bastato arrivare davanti alla Pet Library che il sorriso
 scomparso. Mi sono resa conto che avevo
lasciato aperta la porta. Magari non faceva niente;
anzi, l per l  stato un sollievo non dover stare a tirare fuori le
chiavi con la gabbia in mano. Cos, spingendo la porta, ho detto:
Benvenuto a casa, Richard. Ma ho visto subito che qualcosa
non andava. Ho posato la gabbia di Richard sul banco e l'occhio
mi  caduto sul gatto arancione, legato con un guinzaglio
per cani a una sedia come un prigioniero da interrogare. Con
un balzo sono andata l a slegarlo, ma lui non mi ha minimamente
ringraziata;  solo filato via con la coda gonfia e il pelo
dritto. C'era per terra un tiragraffi con i giochini di piume strappati;
alcuni armadietti erano aperti; sul pavimento erano sparsi
cibi in scatola e sacchetti di crocchette per cani. Ma chi cavolo...? ho detto.
Il mio primo pensiero  andato agli animalisti che per anni
avevano mandato a Nancy delle lettere minatorie. Lei all'inizio
pensava che sarebbe riuscita ad accattivarsi le loro simpatie, supponendo
ingenuamente che fossero tutti - sia lei che loro - dalla
stessa parte. Gli animalisti apparentemente venivano a controllare
la pulizia delle gabbie e Nancy, a forza di moine, cercava di
indurli a chiedere la tessera d'iscrizione; ma quelli non controllavano
mai neanche un criceto. E invece organizzavano proteste,
scrivevano ai giornali e una volta hanno ricoperto le vetrine della
Pet Library di scritte spray nere che dicevano: DUE GIORNI DI
PRESTITO = DUE ANNI DI TRAUMA. Per fortuna non era uno
slogan molto incisivo. Il movimento poi  finito in una bolla di
sapone quando il leader locale  andato a mettere su una cooperativa
artigiana nella Repubblica del Kirghizistan.
Controllando per verificare i danni mi sono resa conto che
quella non era opera degli animalisti; gli animalisti sarebbero
scappati via con tutti gli animali al seguito, mentre io, anche se
non avevo fatto la conta, mi ero gi accorta di aver allontanato
il gallo con un calcio. Adesso era l che becchettava a gog
davanti a un sacco di cibo per cani strappato, tenendosi ingordamente
al passo con i bastardini. Il registro era per terra con
qualche pagina piegata, ma non mancava niente. No, chiunque
fosse entrato nella zooteca non l'aveva voluta distruggere: l'aveva
devastata quasi spensieratamente. Ero l che gironzolavo
notando la gran quantit d'acqua che c'era sul pavimento - che
i pesci fossero saltati fuori dall'acquario? - quando la porta ha
scampanellato ed  entrata Nancy.
Ha cacciato un urlo. Era un urlo talmente tremendo e
agghiacciante - e se posso permettermi di ricordarlo, neanche
il primo che sentivo quel giorno - che me la sono quasi fatta
sotto. A quell'urlo ha risposto l'urlo di Richard, al quale hanno
risposto i cani abbaiando, e poi i gatti miagolando, e poi il gallo
cantando, il quale gallo ha innescato l'antifurto di una macchina
parcheggiata davanti alla porta.
Guarda questo! Che successo? Hai mangiato cioccolato
con peperoncino?.
Mentre Nancy schizzava da una parte all'altra della zooteca
facendo l'inventario del disastro, mi  venuto un nodo allo stomaco,
una cosa dura che continuava a girarsi e rigirarsi. Ecco
un'occasione mirabile per mettere in pratica i Valori Fondamentali,
e in particolare la RISOLUTEZZA. Ma io non sapevo proprio
da dove cominciare.
Dov' Willie? ha farfugliato Nancy a bassa voce. Dov'
barboncino?.
 sicuramente qui da qualche parte ho detto, anche se a
quel punto non ero sicura di niente. Mi sembrava improbabile
che qualcuno avesse rapito un barboncino; ma se i vandali gli
avevano tenuto aperta la porta, poteva darsi che fosse scappato.
Willie era il cocco di Nancy, sebbene lui non le fosse affezionato
come lei amava pensare.
Dal retrobottega  arrivato un guaito.
Willie? ha esclamato Nancy. Dove sei?.
So che ti sembrer strano, ma potrebbe essere legato le ho
detto. Lei, per, si era gi lanciata verso il retrobottega prima
che potessi finire la frase.
In realt Willie non era stato legato. Ma non avevano risparmiato
nemmeno lui. Chiunque avesse fatto irruzione nella zooteca
era riuscito a trovare la tosatrice elettrica e adesso il bianco
e vaporoso Willie era liscio come un neonato. Vederlo rabbrividire
l, sotto il tavolo, tutto bianco e rosa come un bastoncino
di zucchero leccato, era affascinante. Poco distante c'era un
mucchio enorme di soffici ciuffi di pelo.
William! ha esclamato Nancy affranta.
Vorrei poter dire che i guai erano finiti l. Ma siccome avevo
lasciato l'acquario scoperchiato, i gatti ne avevano approfittato
per fare uno spuntino, il che spiegava tutta quell'acqua sul pavimento.
Non doveva essere stato facile catturare i pesci; in un
certo senso, i gatti se li erano quasi meritati. Purtroppo Nancy
non era tanto disposta a sposare il mio punto di vista.
Lasci acquario senza coperchio ha cominciato a mugolare.
Gatti liberi! Strage pesci!.
Ho maturato una convinzione ho esordito io. Mi sembra
che nell'incarico che ricopro attualmente le mie doti siano un
po' sottoutilizzate. Mi rendo conto che in questo momento
forse non seguirai per filo e per segno il mio discorso, ma vado
avanti lo stesso. La Pet Library langue, Nancy: ammettilo!
Ammetti che ne sei consapevole, come ne  consapevole mezza
citt. Quest'attivit rischia il fallimento. E di brutto. Capisco
che non possiamo competere con ditte che vendono la propriet
di cani, gatti, criceti, eccetera. Ma se noi offrissimo qualcosa
di diverso? Qualcosa di meno convenzionale di cani e
gatti?.
Noi gi offriamo ha detto lei con veemenza. Offriamo
gallo, offriamo lama.
Lo so. Ma offriamo pappagallo?. E qui ho scoperto
Richard, che pur avendo fatto eco all'urlo di morte di Nancy
doveva ancora imporsi alla sua attenzione. Le ho indicato le
lunghe vetrine dietro alle quali volevo costruire una riva sabbiosa.
Penso a qualche conchiglia, penso a qualche palma.
Pappagalli, gechi, magari un tipo di acquario diverso... con una
pompa che fa le onde... Nancy Wang, io sto parlando di creare
un marchio. Non un banale noleggio animali ma... mi ascolti?...
L'isola del tesoro degli animali!.
Dove prendi soldi per pappagallo? mi ha chiesto lei.
Be', erano i nostri. Cio, i tuoi, ovviamente. Ho preso quelli
della cassa per le piccole spese.
Che cassa? Qui niente cassa!.
Come ho detto, non sono un'economista, ma dalle parole di
Nancy ho arguito che i soldi che avevo usato non erano destinati
alla zooteca. A quanto pare, Nancy li stava mettendo da
parte per la protesi all'anca della madre. Per li teneva alla Pet
Library. Come potevo saperlo? Nancy si  seduta di botto, o
meglio,  crollata a terra ed  scoppiata a piangere abbracciata
a Willie. I ciuffi di capelli bagnati le si incollavano al viso. Willie
le leccava le lacrime.
Io lavoro tanto per fare Pet Library. Gente di quartiere dice
grazie Nancy. Grazie di dare gioia a mia vita con animali.
Quando io assumo te, tu dici che piace animali.
Io ti ho detto che mi ero stufata di lavorare al reparto carte
da regalo di Flounkers. Non  mica colpa mia se non parli bene
l'inglese. Forse ti ho detto che gli animali mi piace mangiarmeli.
Tu hai problema in testa! ha gridato lei. Rid soldi o
chiamo avvocato! Irresponsabile! Tu sei persona irresponsabile!.
Va bene, insultami pure, ma i tuoi soldi non ce li ho. Ho
questo pappagallo... No, aspetta. Mi sono frugata in tasca e ho
tirato fuori due biglietti lerci da cinque e qualche spicciolo. Lei,
scortesemente, mi ha lasciata l con la mano penzoloni.
Nancy le ho detto col mio tono pi gentile, sperando di far
rientrare la crisi nelle giuste proporzioni, penso che fra di noi
ci sia stato un malinteso riguardo alle mie mansioni.
Lei si  alzata e si  messa a urlare in cinese cos forte che
Willie ha fatto tutta la pip per terra. Io l'ho guardata rassegnata,
ma prima che potessi spiegarle che non era compito mio
andare a prendere lo straccio, il gallo ha cominciato a strozzarsi
con un croccantino di cane grosso come la sua trachea. Non so
se avete mai visto un gallo che si strozza; in tutti i casi  una
scena orripilante. Ancora pi terrificante era la prospettiva di
dover prendere quel corpo scosso dagli spasmi e praticargli la
manovra di Heimlich. Aiutami, aiutami!. Nancy  corsa dal
gallo senza badare al fatto che stava mettendo i piedi nell'urina
di Willie, ma io avevo gi agguantato la gabbia di Richard e me la sono data a gambe.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
Tornata nel mio monolocale, mi sono subito attaccata al
telefono. Non sapevo proprio che pesci prendere.
Ho cominciato a chiamare mia madre - reazione istintiva
quando sento odore di guai - ma prima di comporre tutto
il numero mi sono resa conto che non avevo voglia di sapere
come la pensava lei e mi sono salvata riagganciando. Poi ho
telefonato a Lars, che stava lavorando e non poteva rispondere,
e a Rena, che non stava lavorando ed  subito accorsa per dare
da mangiare e da bere a Richard. Meno male, perch non ero
proprio in condizioni di nutrire un uccello. Rena mi ha ripetuto che non le dispiaceva affatto.
Era da un pezzo che non mi chiamavi ha detto. Insomma,
sei ancora tutta presa da quella storia dell'isola del tesoro, eh?.
Da capo a piedi, perdutamente, la testa forcuta in tutto e per
tutto! Comunque, grazie dell'interessamento. Da un po' di
tempo a questa parte mia sorella  l'unica che mi chieda qualcosa,
ma solo perch il libro in biblioteca l'ha preso lei.  incazzata
per gli avvisi del prestito scaduto.
Ovvio, le revocheranno la tessera!.
Tu sei tremenda come lei. Non le revocheranno niente,
concluderanno che il libro si  perso e basta. Adrianna vuole
che me ne procuri uno mio, ma per me  inconcepibile. Sarebbe
come dire a una persona superstiziosa di comprarsi una zampa
di coniglio nuova. E ho strofinato la guancia sul libro.
Tu da piccola ce l'avevi una zampa di coniglio? mi ha
chiesto Rena con un brivido. La mia era tinta di blu e c'era attaccata
una catenella. Me l'aveva regalata mio zio. Chiss chi  stato
ad avere un'idea della fortuna cos balzana. Certo non il coniglio.
Rena ha tagliato a pezzetti una banana e ha dato una ciotola
d'acqua a Richard lanciandogli ogni tanto delle occhiatine dolci.
Io ho fatto da pet sitter a un fringuello zebrato e a dei lorichetti
ha proseguito, ma mai a un uccello esotico cos grande.
Questo qui sembra proprio un bel tomo.
Perch, che cos'ha di strano? ho chiesto io.
Niente. Volevo dire solo che ha una sua personalit spiccata.
Per tutta risposta Richard ha cacciato un urlo che mi ha fatto
ballare le otturazioni dei molari.
Magari  meglio se spegni la musica marinaresca mi ha
consigliato Rena.
Cos ho fatto, a malincuore, per Richard non si  calmato
lo stesso. Ha continuato a urlare finch Lars non ha suonato al
citofono per farsi aprire. Chiss com' che questo l'ha zittito
ho detto spingendo il pulsante. Quando  entrato Lars, Rena se
n' andata. Incrociandosi, si sono scambiati un saluto leggermente
angosciato perch Rena ha sbattuto su un fianco di Lars
la sua enorme borsa turca estensibile di kilim tessuto a mano.
Io non mi schiero dalla parte di nessuno ha detto Lars
dopo aver sentito la storia due o tre volte.
Eravamo sul letto e a quel punto mi sono rannicchiata
contro di lui, non tanto distante dal pappagallo che molto poco
igienicamente stava in gabbia sul tavolo.
No, invece schierati l'ho esortato. Se no che divertimento c'?.
Va bene, allora penso che forse ti sei allargata un po' troppo.
Ma di! Piuttosto  Nancy che si  allargata se pensa che le
abbia rubato i soldi.
Per li hai presi....
Ma era la cassa per le piccole spese. E io sono una sua
dipendente. Ha interpretato la cosa nella maniera peggiore. E
poi si comporta come se fosse san Francesco d'Assisi! Devo
dedicarmi con diligenza straordinaria a un'impresa che stenta
ad andare avanti? Ho detto che sarei andata l a lavorare, non
che mi sarei immolata per gli animali. Ah, ora di dare mangiare
a criceti! Ah, ora di spazzolare gatti! ho aggiunto.
Non le rifare il verso, ti prego mi ha detto Lars storcendo
la bocca.
Ma tu la conosci la scena del barile di mele, no? Quando Jim
Hawkins sente per caso Long John Silver che architetta l'ammutinamento?
Dopo che si  addormentato nel barile?  cos
che Jim scopre che la ciurma  composta per met di pirati.
E allora? ha detto Lars senza afferrare la rilevanza del
punto.
Allora Jim torna di corsa dal capitano, dal dottor Livesey e
dal cavalier Trelawney e gli riferisce tutto quello che ha sentito.
E tutti gli dicono: cavolo, Jim, con quest'informazione ci hai
praticamente salvato le chiappe, solo espresso un po' meglio.
Comunque, gli fanno i complimenti e il dottore dice: Jim  un
osservatore.
Lars mi ha guardata senza capire.
Un osservatore, un osservatore! ho detto mollandogli una
pacca sulla coscia. Io sono un'osservatrice, per questo rifaccio
il verso a Nancy. Ho osservato che Nancy quando parla non usa
gli articoli.
Finch il discorso non scende troppo sul personale, Lars ha
una certa vis battagliera. Mi hai detto che Nancy vive negli
Stati Uniti da dodici anni. Ha una ditta sua. Probabilmente 
pure pi inserita di noi. Non  possibile che parli come lo stereotipo
del cinese.
Tu non l'hai mai conosciuta ho brontolato. Nancy parla
veramente cos. Un giorno andr in Cina e i locali potranno
citare quanto vogliono i miei errori madornali... Cos vedrai.
E tu da quando in qua vuoi andare in Cina? ha detto Lars
un po' imbronciato. L ho capito: la sua non era affatto sensibilit
politica. Lars aveva paura che lo lasciassi.
Non ti preoccupare, non ho nessuna intenzione di fare un
viaggio. Fra l'altro, a meno che non sia qualcun altro a organizzare
volo, albergo e tutto, viaggiare non mi piace nemmeno.
Crraaa! ha detto Richard. Teneva le ali appiattite e la testa
incassata e sembrava che si stesse torturando le penne.
Sai qual  il vero motivo per cui Nancy  arrabbiata? Willie.
Ma non sono mica stata io a fargli lo scalpo. Secondo te chi avr
messo mano a quella tosatrice?.
Non ne ho idea. Forse dei ragazzini sono entrati per caso e
l'hanno rapato per scherzo....
Teenager!. Mi sono tornati in mente i ragazzi che mi erano
passati davanti nella macchina infangata. Gli aguzzini di Willie.
E io li avevo salutati.
Hai pensato a qualche altro lavoro? mi ha chiesto Lars.
Come? ho detto, presa alla sprovvista.
Ecco perch dovresti parlare con Nancy, secondo me.
Faccia a faccia. AUDACIA. GENTILEZZA. CLEMENZA....
Te, l'avventura non ti diverte proprio, Lars, confessa. Sei
come Tom Redruth, il guardacaccia che si lascia trascinare dagli
altri e brontola in continuazione.
Brancolo nel buio.
Cuore d'oro, non molta grinta, si becca una pallottola nel
Capitolo 18: Continua il racconto del dottore: fine del primo
giorno di combattimento. Oltretutto nei Valori Fondamentali la
clemenza non c' proprio! Leggiti il libro, santo Dio!.
Pi restavamo seduti sul letto nel mio delizioso monolocale
con gli allegri e leggerissimi arredi di (sub)Urban Outfitters
per, pi mi rendevo conto che non avevo soldi da parte e che
mi sarei tagliata le vene piuttosto che tornare al reparto carte da
regalo di Flounkers. Se non altro alla Pet Library potevo leggere.
E magari Nancy avrebbe potuto riportare indietro il pappagallo.
Lars, passami la scatola con la carta da lettere.
All'inizio ho scelto un biglietto di peso medio carinissimo,
con un bordo di peonie rosse stampate in rilievo, proveniente
da una sublime boutique della carta che avevo trovato in citt;
ma il solo pensiero delle mani di Nancy (mai curate) che aprivano
il biglietto sul bancone (immancabilmente lercio) mi ha
spinto a conservarlo per un'occasione migliore. Mi  caduto
l'occhio su uno scialbo biglietto con delle foglie di felce avanzato
da una scatola di carta da lettere assortita. Ho sbarrato il
Grazie con un grosso svolazzo decorativo ed  venuto perfetto.
Cara Nancy, ho scritto, e mi  subito balzata davanti agli
occhi un'immagine di lei che controllava la posta nel retrobottega,
dando le spalle al manifesto aerografato dei gatti che si sta
staccando dal muro, visto che hai frainteso il senso delle mie
azioni, l'onore mi impone di spiegarle. Ho guardato molte, moltissime
volte la cassetta dei soldi della Pet Library pensando che
avrei potuto prendere quei soldi per uso personale, ad esempio per
comprarmi un maglione di cachemire (che sicuramente non potr
mai permettermi). Non l'ho mai fatto e spero di essere nel giusto
se dico che l'essermi trattenuta conter pure qualcosa. I soldi li ho
presi per comprare un pappagallo destinato alla Library. Cosa sbagliata,
mi dice adesso il mio ragazzo, ma non la pi sbagliata del
mondo, trattandosi di un'azione compiuta per il bene dell'attivit
e non di un'appropriazione indebita di fondi per l'acquisto personale
di un maglione. Io non avevo proprio idea che i soldi non fossero
della Pet Library. Quanto ai pesci, vorrei non aver lasciato
scoperto l'acquario, ma se i gatti ne hanno approfittato non  mica
colpa loro. Quando Jim Hawkins conta i morti dopo il primo
scontro, la ciurma si  ridotta da diciannove a quindici elementi,
pi due feriti rimasti a terra, mi pare. Lui, per, non molla.
Riguardo a Willie, il mantello era la sua parte migliore, ma d'altronde
il pelo gli ricrescer e adesso sar pi facile curargli bene
l'eczema. Spero che accetterai queste scuse e che mi farai sapere
qualcosa sui miei turni della settimana entrante appena ti sar
possibile. Sabato potrei lavorare, domenica invece no perch con
Lars volevamo fare qualcosa. Infatti, prima che mi licenziassi
stavo per chiederti se potevi darmi il mercoled libero. Qualsiasi
altro turno di quelli soliti mi andrebbe bene.
La tua fedele aiutante.
...
.
...
Capitolo sesto.
...
.
...
Alle volte, quando una persona fa una cosa sbagliata, le
viene pi facile continuare a sbagliare, perch se dopo
aver fatto una cosa sbagliata ne fa una giusta, la cosa
sbagliata potrebbe apparire agli altri ancora pi evidente. Propongo
questo discorso aforistico nel tentativo di capire Nancy
e le sue azioni, visto che anche la persona pi caritatevole del
mondo farebbe fatica a comprenderle. Questo perch la suddetta
non solo ha licenziato la sua unica e pi capace dipendente
part-time, ma si  pure rifiutata di accogliere Richard
nella sua collezione di animali. Nancy, una donna che per anni
ha dato asilo a lucertole scaricate anonimamente nella cassetta
delle restituzioni dopo essere state mutilate, si  rifiutata per
principio di prendere il mio pappagallo. L'unica cosa che voleva
erano i suoi soldi.
Mi trovavo nella cucina dei miei e stavo raccontando
qualche particolare di quest'indegno trattamento a mia sorella
Adrianna, che per motivi economici si era appena ritrasferita l.
Adrianna continuava a caricare di hummus dei triangolini di
pita che mangiava molto lentamente, con un gomito appoggiato
sulla penisola di corian puntinato.
Be', adesso  tuo ha detto Adrianna. Dimmi dov' che
vedi dei possibili problemi.
Li ho contati sulle dita.
La gabbia sporca. La puzza di polvere di penne. Il costo del
mangime. Il costo dei vaccini. Tenerlo fermo per i vaccini. Lui
che si arrabbia con me dopo i vaccini. La manutenzione quotidiana.
L'addestramento quotidiano. Il contatto quotidiano. Mi
sono interrotta fissandomi il mignolo. In pi, non si sa come
far ad andare il sabato e la domenica fuori se ho in casa un pappagallo.
Tu non vai mai fuori di sabato e domenica. Vieni qui da
mamma e pap.
Ma magari avr intenzione di andare fuori di sabato e
domenica.
Magari invece ti fa bene avere un animale domestico mi
ha detto Adrianna. Per la responsabilit, dico. E se poi dovessi
andare fuori, non c' la tua amica Rena che fa la pet sitter?.
Ho riportato verso di me la vaschetta di hummus che
Adrianna si era accaparrata.
Rena mi fa venire i nervi.
Adrianna ha fatto una faccia interrogativa.
Persona di ambizione molto scarsa e di visione molto nera
sul tema ambientale. Stavo pensando di mollarla al suo destino
ho detto con la bocca piena.
 ancora preoccupata per la sua impronta di azoto?.
Energia negativa ho sintetizzato. Sul raccoglitore di vinile
dei buoni sconto che mia madre aveva lasciato sopra il mobile
 caduto un tocco enorme di hummus. Finiamo il discorso su
Nancy. Tu capisci che cosa ho sacrificato per lei, quante ore di
studio dell'Isola del tesoro ho saltato mentre ero l che davo in
prestito i suoi pesci rossi? Io la volevo aiutare. E chiss adesso
dove sarei se avessi sfruttato il mio ingegno per me stessa e non
per la sua zooteca.
 un bel dilemma.
Il motivo vero per cui Nancy odia il pappagallo  che non
ha il fegato di procurarsi niente per la zooteca.
Ma di mezzo ci sono pure i soldi, no? Li stava mettendo da
parte per la protesi all'anca della madre.
Nella dispensa stipata di ceci, cracker al formaggio e salatini
al burro di arachidi per i prossimi duecento ospiti dei miei genitori
(che non invitavano mai nessuno) ho trovato e aperto un
altro sacchetto di triangolini di pita.
Se non c' altro da fare, mi terr Richard anche se sar la
mia rovina, anche se non avr i soldi per andare al cinema o per
comprarmi un vestito o per andare fuori anche solo un
weekend. Ma sai cosa ho lasciato detto a Nancy ieri sera sulla
segreteria? Che dimenticher quello che  successo solo se si
prender il pappagallo.
Chi  che parla di dimenticare? ha detto mia madre
entrando in cucina con una cesta piena di panni.
E chi  che cerca di afferrare gli ultimi scampoli di una conversazione?
ho detto io.
Mia madre ha posato la cesta sul tavolo e come se non avessi
proferito parola si  messa a piegare i boxer di mio padre.
Cio, chi  che tira su la lenza? Che intinge senza patatina?
Che pesca senza l'esca? Che va in crociera a motore spento?.
Gioia mia, veramente non capisco proprio che stai dicendo.
Appunto ho detto io. Perch stavo parlando con Adrianna,
non con te.
Oh ha detto mia madre con la soddisfazione di essere riuscita
a tradurre un frammento espresso in una lingua straniera.
Vi ho interrotto?.
Ebbene s. Era una faccenda un po' riservata.
Messaggio ricevuto. Ha preso la cesta dei panni ed  sparita in camera sua.
Perch hai fatto tutta questa scena? mi ha chiesto Adrianna.
Sei incavolata con mamma?.
No, non sono incavolata. Ma non  necessario che mamma
sappia i fatti miei. Senti ho detto appena ho avuto la certezza
di essere udita, non  che per caso ti avanzano mille dollari? Da prestarmi?.
Con sguardo sdegnato, Adrianna ha tuffato nell'hummus una briciola di pita.
...
.
...
Capitolo settimo.
...
.
...
Ho deciso di andare a vivere con Lars ho detto a Rena al telefono.
Sul serio? Credevo che... non ti sentissi pi coinvolta...
e che stessi pensando di lasciarlo. Com' successo?.
In che senso, com' successo? Stiamo insieme da cinque
mesi. Anzi nove, contando la primissima volta non premeditata
che ho dormito a casa sua.
S, ma... Cio, lui che ne pensa?.
 elettrizzato. Rispetto a me, Lars  un tipo pi casalingo.
Ha sempre voluto convivere. In pi, io non ce la faccio a pagare
l'affitto di casa mia.
In un intimo spar di Diamond Dave's Taco Co., Lars mi
aveva guardata da sopra l'orlo della sua coppa di margarita.
Cio, vuoi che mettiamo su casa insieme?.
Ti dispiace che te lo chieda?.
Francamente  un sollievo sapere che non devo fare da solo
tutto il lavoro emotivo aveva detto. Non me l'aspettavo. Ultimamente
sei stata un po' stronza.
Presa da altre faccende. Mea culpa avevo fatto ammenda io.
Accidenti ha commentato Rena al telefono quando le ho
illustrato il progetto di trasferirmi da Lars nel suo bilocale in
subaffitto ristrutturato da poco. Ma per caso hai anche... cio,
hai provato anche a chiedere aiuto ai tuoi?.
Ma sei scema? Rena, qual  il quarto Valore Fondamentale?.
battersi la grancassa?.
S, quello  il quarto. Io volevo dire il terzo. Qual  il terzo
Valore Fondamentale? INDIPENDENZA. Adrianna non ha soldi,
solo debiti con la carta di credito. La zia Boothie ha gi pagato
la spesa del pappagallo e i miei sono disposti a prestarmi qualcosa
solo con gli interessi. Gli devo ancora dei soldi per la Lasik.
Amore e rigore ha commentato Rena. Comunque, a che tasso?.
Che cavolo ne so? ho detto io. Non sono mica un'economista.
All'inizio, vivere con Lars  stato una meraviglia. Che gli
dessi un bacio prima di uscire o al ritorno, o che gli ricordassi
di pagare l'abbonamento alla televisione, in tutto quello che
facevamo c'era sempre qualcosa di dolce, qualcosa di fresco e
fragrante, come se fosse entrato in casa un venticello di primavera,
cosa ovviamente impossibile perch era autunno e anche
quando faceva caldo tenevo tutte le finestre chiuse per godermi
il riscaldamento centralizzato.
Gettando alle ortiche il suo scetticismo, Rena ci ha regalato
una scatola di etichette personalizzate con il nostro nuovo indirizzo.
Mia madre ci ha mandato un biglietto di congratulazioni
e un secchio da quindici chili di popcorn caramellato. Adrianna
 venuta per una spaghettata e ha dato abbastanza l'impressione
di non invidiarmi perch convivevo col mio fidanzato mentre la
sua vita amorosa era un piattume in cui il legame sentimentale
pi coinvolgente era quello con le sue alunne di terza elementare.
Ho gi detto che dopo la dbcle dei debiti Adrianna era
tornata ad abitare a casa dei miei?
Non avevo mai voluto farmi carico in toto del mantenimento
di Richard e ora che vivevo con Lars sembrava fortunatamente
che non poggiasse tutto sulle mie spalle. Richard era il pupo di
entrambi. Dopo aver constatato che il suo riflesso faringeo era
meno forte del mio, Lars si  assunto il compito di pulire la
gabbia e io mi sono offerta di pensare al mangime e all'acqua.
Ho trovato un negozio indipendente non lontano da casa, il che
mi  parso un notevole colpo di fortuna finch non ho scoperto
che la proprietaria era una pazza solitaria e lugubre con convinzioni
categoriche sulla dieta aviaria. Io le vitamine non te le
vendo mi ha detto svolazzando come Ben Gunn per il negozio
e con un atto di forza mi ha tolto i flaconi dalle mani. Tu devi
pensare in termini di cibi interi: ortaggi verdi, ortaggi arancioni,
tutti i frutti e le verdure di stagione! Cavolini di Bruxelles? S!
Pieni zeppi di enzimi! Passa al biologico e vedi come ti diventa
brillante il piumaggio!. Vedi sto cavolo, ho pensato io, e sono
andata in autobus da Petco a comprare un sacchetto di pellet
Vita-Mix e in extremis, indulgente, un sacchetto di semi di girasole
per motivare Richard durante le lezioni. Adesso trascorrevo
le mie ore da disoccupata insegnandogli a parlare.
No, amore, non farlo uscire ho detto a Lars. Io di comportamento
animale ne so pi di te. Per un uccello la gabbia 
la sua casa. Lo difende dalla travolgente complessit del
mondo. Lasciarlo uscire per fargli fare un po' di moto sarebbe
come buttare gi dalla nave una persona durante una crociera
per farle fare una nuotatina.
Chi va in crociera scende sempre dalla nave per una nuotata
ha detto Lars, che ha cominciato a prendere regolarmente
Richard sul braccio. A volte Richard se ne andava in giro gorgogliando,
facendo il pagliaccio con gli occhiali di Lars; altre
volte Lars gli faceva il solletico sulla pancia e lui emetteva un
verso che sembrava il rumore di due tazze di sassolini versate
dentro un frullatore. Lars lo definiva una risata.
Visto? diceva. E un uccello contento! Visto?.
Quei due insieme si divertivano cos tanto che avrei potuto
ingelosirmi; ma non volevo proprio che Richard mi si appollaiasse
addosso. Quel becco aguzzo. Quella lingua nera. Quegli
artigli squamosi. Puah!
Attento a non farlo evacuare sulle mie schede ho detto a
Lars. E se anche solo si avvicina alla mia borsa nuova, ti
uccido. La mia borsa di vitello vantava due taschine laterali e
uno scomparto principale in cui L'isola del tesoro entrava giusta
giusta. Manici rotondi di pelle; chiusura turn lock.
Forse ce l'hai con lui perch ti ha fatto perdere il posto mi ha
detto Lars camminando per la stanza secondo un percorso a otto.
Quel posto? Ma scherzi?.
No, ce l'avevo con Richard,  vero, ma per altre ragioni: strillava
a ripetizione e imitava la tosse mattutina di Lars. E aveva
un fungo bianco che gli macchiava il becco.
Quello si toglie con un po' d'acqua e sapone mi ha detto Lars.
Io non lo voglio viziare. Sicuramente quel fungo ce l'hanno
anche gli uccelli selvatici. Piuttosto, che diavolo devo fare per
farlo parlare?.
Richard aveva dato prova di essere un bravo imitatore, solo
che preferiva le voci sentite alla televisione, che tenevo accesa
per contenere il tedio delle lezioni.
Governa la nave, ragazza gli dicevo.
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi!.
Governa la nave, ragazza.
Tappeti d'autunno! Sconti strepitosi!.
Governa la nave, ragazza. Parlo abbastanza forte, no?.
Sempre ha detto Lars.
Nell'Isola del tesoro non c' scritto niente di niente su come
comincia a parlare il pappagallo. Neanche una dritta sul processo
di apprendimento.
 una storia inventata, non un manuale. Ma tu non ti arrendere.
Hai tempo. Un pappagallo campa anche cent'anni, lo
sapevi?.
Cent'anni? Mi sono vista invecchiata. Allungavo una mano
piena di lentiggini senili verso il mangime per uccelli. Ho visto
una casa vuota, un corteo funebre, Richard che batteva le ali
sopra la mia tomba, appollaiato sul braccio di uno sconosciuto.
Queste immagini hanno raffreddato i miei entusiasmi per il progetto.
Un pomeriggio che stava sciorinando il consueto fiume
di fervidi apprezzamenti per un doppio hamburger di carne di
manzo carico di formaggio filante, ho schiaffato il libro sul
tavolo e l'ho guardato furibonda. Era pieno giorno. Sono
andata l e gli ho coperto la gabbia con il panno.
Ecco. Cos adesso posso leggere.
Crraaa ha detto lui sottovoce e poco dopo si  addormentato.
Qualche ora dopo, mentre rovistavo nella scrivania di Lars
alla ricerca di foto, lettere e biglietti vari delle sue ex, la casa
silenziosa mi ha dato la sensazione di essere una tomba in cui
ero stata sepolta viva: la luce autunnale, il rumore di Richard
che affilava il becco... Alle sei, per, si  spalancata la porta e il
mio ragazzo era l con il sacchetto della cena in mano. Che salto
ho fatto dal divano! Con che rapidit ho dimenticato il contenuto
indefinito della scrivania! Come ci siamo abbracciati
stretti! Parevamo due sposini... Il divano che mi era sembrato
una zattera desolata nel mare della sua assenza si  trasformato
in una goletta a bordo della quale siamo filati via guardando la
televisione, mangiando fritti e baciandoci le orecchie a vicenda.
...
.
...
Capitolo ottavo.
...
.
...
Non ho la formazione adatta ho detto a Rena al bar.
Adoro decorare le torte, ma per trovare lavoro dovrei
andare a scuola di pasticceria e imparare a fare la pasta
di zucchero e... la pasta brise... e i mignon.
Be', magari ti piace ha detto Rena.
Ora come ora mi sta piacendo di pi la libert di essere
svincolata da quel lavoro, e dall'affitto del mio monolocale, e da
tutte le solite aspettative! Non so come descrivertelo. Quando
Henry James lesse L'isola del tesoro, scrisse a Stevenson una lettera
ammirata che diceva: Mi sembra di essere tornato bambino!
. Ed  proprio come mi sento io, anche se non sono mai
stata un bambino. Mi gira la testa. Si vede?.
Forse sono i troppi zuccheri. Rena ha dato un'occhiata al
conto ed  diventata tutta rossa. A proposito, mi sa che si 
scordata di metterci il caff. No, eccolo qui. Be', va be'. Con
aria cupa ha allungato un biglietto da venti dollari sopra la ricevuta.
Richard come sta? Hai portato qualche foto?.
Eri tu che dicevi che avere un animale domestico mi
avrebbe fatto bene? Perla responsabilit? Forse era un'idea scriteriata
di Adrianna. Comunque sia, quel pappagallo  uno
strazio. Ogni volta che sbaglia mi sento come se sbagliassi
anch'io. Gli dico venti volte: Governa la nave, ragazza e lui mi
guarda come se fossi un pezzo della vaschetta per il mangime.
Agli uccelli il mangime piace.
Ormai mi sono arresa all'idea che non far mai una conversazione
decente. Ma non mi piace il modo in cui mi segue
con lo sguardo quando sto a casa.  inquietante, sembra sempre
che mi osservi. Se ne sta sul trespolo e mi fissa... cos. Ho sgranato
gli occhi e mi sono concentrata per far sembrare il mio
naso un becco duro e affilato. Una volta leggevo L'isola del
tesoro a voce alta, ma quell'uccello mi inibisce.
Rena mi ha preso la zuccheriera dalla mano.
Gli animali domestici vanno scelti con cura. Non  mica
come andare a comprare un paio di scarpe. E ora che mi ci fai
pensare: dove l'hai presa quella borsa?.
Regalo di Lars per il nostro anniversario.
Folata di attivismo durante la quale le ho fatto vedere le cuciture
di colore contrastante e le tasche laterali in cui avevo infilato
le mie schede sull'Isola del tesoro.
Rena, non credere che l'abbia scelta lui. Lui mi avrebbe
regalato dei fiori. Sono stata io a portarlo sulla retta via.
Se fosse vegana, una borsa cos me la comprerei anch'io ha sospirato Rena.
Povera Rena ho detto a Lars mentre separavamo le bacchette
seduti sul divano. Ieri ha fatto finta che la mia borsa non
le piaceva perch non era vegana, ma la verit  che non pu
permettersi niente del genere perch fa la pet sitter. L'hai mai
vista quando si atteggia? La donna moralmente superiore che
ha fatto voto di povert per salvare gli animali?.
Rena  sempre stata in ansia per i soldi ha osservato Lars
versandomi sul piatto met contenitore di uova Fu Yung.
La prossima volta lasciamo perdere i piatti ho detto.
La nave! ha detto Richard.
Io e Lars ci siamo guardati con stupore. Gli ho stretto una spalla.
Hai sentito? Ora mi metto a piangere!.
Si raccoglie il frutto delle proprie fatiche ha detto Lars,
portandosi serenamente alla bocca un groppo untuoso di vermicelli.
Ho sbirciato nella gabbia. Ridillo! Ce la puoi fare!.
Richard stava fissando un punto in lontananza; un attimo dopo
ha sollevato le penne della coda e ha estromesso qualcosa di
viscido.
Delusa, sono tornata sul divano e ho ripreso in mano le bacchette.
Vedendo Rena mi sono resa conto che non ho voglia di
catapultarmi subito in un lavoro senza senso solo per pagare le
bollette. Non ne vale la pena. Me lo sogno di notte, che scelgo
il lavoro sbagliato. Ho gli incubi.
Che incubi?.
In uno facevo parte della segreteria della scuola media Lonard
Milkins in cui mio padre insegna latino; in un altro pomiciavo
con mia madre mentre mi avevano assunto per fare dei
lavori di giardinaggio.
Te li descriverei pure, ma sono troppo noiosi. Sogno che
vado a lavorare con mio padre. La prima volta che ho letto il
libro, invece, sognavo tutte le notti di essere Jim Hawkins. Evidentemente
mi sono persa per strada. Credo che il mio subconscio
voglia avvertirmi di restare per un po' disoccupata.
Nave! ha ripetuto Lars e io mi sono detta: caspita, ne va
fiero quanto me.
A Richard ho brindato, il nostro pupo che finalmente
comincia a imparare!.
Alla nostra!.
Alla nostra ho detto anch'io, e teniamoci al vento: tanto
budino e un mucchio d'argento! E poi brindo a me e alla mia
condizione di irrequietezza creativa!.
Mi aspettavo che Lars aggiungesse qualcosa, ma si  limitato a bere con un'aria perplessa.
...
.
...
Capitolo nono.
...
.
...
A volte penso che l'audacia sia una qualit che o si possiede
o non si possiede; altre volte la considero una qualit
che si decide di coltivare o di lasciar avvizzire sul
ramo. Per evitare di ragionare in base a queste dicotomie estremamente
semplici - audace, non audace - provo a immaginare
un continuum nel quale collocare le persone secondo gradi
variabili di audacia. Purtroppo, pi abitavo con Lars e pi si
imponeva alla mia attenzione - come una pellicina che ti fa male
e tenti di non mordicchiare - il fatto che il mio ragazzo non
esemplificava neppure l'estremo opposto dell'audacia; di fatto,
nel continuum dell'audacia Lars non ci entrava proprio.
Tutti i giorni usciva di casa lemme lemme per andare a fare
lo stesso lavoro malpagato di assistente tecnico che aveva da
quando si era laureato.
Non sarebbe ora che ti dessi una mossa?.
Una mossa per fare cosa? ha detto lui.
Per progredire! Per migliorare!.
Ma Lars non reagiva mai bene a queste esortazioni e insisteva
a dire che il suo lavoro gli piaceva, che gli piaceva parlare
con la gente e risolvere i problemi. Una mattina che davanti al
tavolo pieno di briciole lo sollecitavo a cercare occasioni di
miglioramento, incitandolo con tutte le forze a raggiungere uno
stato di energia e sicurezza di s nella speranza che uscisse di
casa con rinnovata determinazione riempiendo entrambi d'orgoglio,
Lars mi ha rivelato (con nonchalance) che sei mesi prima
gli avevano offerto la possibilit di un impiego presso una
societ di software, che lui aveva declinato.
E perch?
Perch gli piaceva il fatto che il suo lavoro lo lasciasse libero di sabato e domenica!
Naturalmente quei nostri weekend per me erano un godimento
stratosferico. Lars faceva tutto quello che organizzavo:
ricche colazioni di mattina tardi, giri per negozi, cinema.
Durante la settimana invece mi tenevo sempre occupatissima,
un po' per non sentire la sua mancanza, un po' per essere sicura
di non finire un'altra volta alla Pet Library a pregare Nancy di
ridarmi il posto. Sapendo che non avrebbero capito la mia
devozione verso L'isola del tesoro, e che si preoccupavano del
mio apparente stato di inerzia, evitavo i miei genitori. A volte
mia madre telefonava e mi chiedeva: Che stai facendo?. Tu,
piuttosto, che stai facendo... le rispondevo, ma lei non coglieva
mai la bruschezza della replica. Anzi, mi snocciolava tutte le
cose che era riuscita a fare da quando si era alzata alle sei di mattina
e riassumeva con allegra precisione i suoi compiti per il prosieguo
della giornata. Tu mi conosci, a me piace tenere in riga
le mie paperelle. Quanto alle mie paperelle, sapevo come le
vedeva mia madre: sparpagliate intorno al laghetto, con le ali
flosce e la testa ciondolante; una telefonata alla Protezione Animali
avrebbe confermato che si erano beccate l'aviaria. Ma che
stavi facendo adesso, quando ho chiamato?. Sicuramente
voleva sorprendermi mentre facevo qualcosa di frivolo - la
ceretta alle ginocchia, per dire - ma io le dicevo sempre che
stavo studiando il mio libro. E che intenzioni hai ora che non
vai pi alla Pet Library? ha insistito un giorno. E chi lo sa
ho risposto di malumore. Comunque non far mai la professoressa
di latino!. Mia madre ha negato di avere mai avuto
aspettative in questo senso; eh gi, ha fatto proprio finta di
meravigliarsi. Ma noi non abbiamo mai pensato che avresti
seguito le orme di pap. Tesoro mio, tu devi fare quello che ti
va di fare. Noi non abbiamo mai avuto aspettative n nei tuoi
confronti, n nei confronti di Adrianna. Vero, visto che sicuramente
non mi hanno mai aiutata a fare niente.
Quando questi discorsi mi facevano venire la depressione,
me ne andavo in giro a comprare qualche bella cosa per la casa
e qualche piccolo lusso da uomo per Lars (creme da barba, massaggiatore
per piedi, cinturino nuovo di lucertola per l'orologio)
e trovavo il tempo di prendermi cura della mia persona,
tant' che fra tagli di capelli, cerette alle sopracciglia e manicure
asiatiche a poco prezzo non avevo mai avuto un aspetto
migliore in vita mia.
Senti, per mi ha detto Lars una mattina. Ho controllato
l'estratto conto della carta di credito e mi sa che dobbiamo darci
una calmata. Magari sono solo troppe cene a portar via;
potremmo cucinare di pi. In ogni caso  la prima volta che non
riesco a pagare il saldo mensile.
Ma Lars, non c' mica bisogno di pagarlo!. Gli ho dato un
bacio sulla bocca tutta seria. Per questo si chiama di credito.
Lars si  tirato indietro; eravamo in soggiorno e non gli piaceva
cominciare a fare cose vicino a Richard. Non che in camera
da letto andasse tanto meglio: bastava un suo urlo raggelante e
le erezioni si davano alla macchia. L'ho baciato di nuovo e lui
ha reagito con un'ambivalenza umiliante, palpandomi con una
mano mentre con l'altra gesticolava per rabbonire Richard che
aveva attaccato a strillare.
Lars gli ho detto a denti stretti, piantala di parlare con
quel pappagallo.
Mica ci parlavo. Gli facevo solo segno che... cio, che era
tutto sotto controllo. Aveva arruffato le dorsali.
Ci siamo guardati in cagnesco.
 che poi si arrabbia ha aggiunto.
Crrraaaaaaa! ha detto Richard.
Cristo ho detto io, non mi va pi di baciarci.
Non fa niente. Va benissimo cos. Non c' problema.
Non c' problema?.
No, non c' problema! ha ripetuto Lars allegramente.
Ovvio che di problemi ce n'erano eccome; ma se ne stavano
acquattati lontani dai litigi, in qualche zona rurale in cui non
c'era nemmeno la connessione a Internet. Cercavo di maneggiare
Lars con cura, come se un comportamento civile potesse
colmare i deficit, ma il tempo ha spogliato il nostro frutteto verdeggiante
delle sue fronde. Immaginaci, lettrice, su un palcoscenico
con un albero scheletrico alla Beckett. Chiaramente la
questione di fondo era che Lars non voleva che cambiassi.
I tuoi capelli mi piacciono cos come sono diceva sentendo
che prendevo appuntamento al telefono per una tinta.
Lars non voleva che crescessi.
Stai benissimo diceva, spesso senza neanche guardarmi.
Un sabato che mi ero attivata e stavo facendo pulizia nel
guardaroba per decidere definitivamente cosa buttare, gli ho
concesso di trovarmi vestita con una maglia color zucca gialla e
un paio di pantaloni di velluto a coste rossi.
Bella maglia ha detto.  nuova?.
No,  una vecchia maglia lurida che ho da quando andavo
in terzo liceo.  di rayon.
Ah.
Ti piace?.
S.
E ti piace insieme a questi pantaloni?.
S.
Anche se i colori fanno a cazzotti?.
S.
Anche se i pantaloni sono sformati sul sedere?.
A te stanno bene ha detto.
Il che doveva essere un complimento. Ma nel suo rifiuto
della realt  diventato piuttosto l'equivalente verbale di un
buffetto sul mento. Sapevo benissimo cosa voleva dire Lars
quando mi elogiava, e mi abbracciava, e mi faceva capire con
una carezza che gli piacevo cos com'ero: sapevo - meglio di
quanto sapesse lui - che voleva sincerarsi di non dover essere
mai messo di fronte a quei lati della sua personalit che potevano
aver bisogno di una sforbiciata, di una spronata o di una
spintarella; sapevo che dietro ogni sua manifestazione di
appoggio nei miei confronti si celava il tremebondo rifiuto di
riconoscere il proprio potenziale di crescita. Ogni sua tenerezza,
ogni suo apprezzamento puntava a rammollirmi. Ma io
ho ceduto? No, cara lettrice. E quando si  sporto sopra il sacco
delle immondizie pieno di vestiti vecchi per scoccarmi un bacio
sulla testa ho visto bene il suo terrore, bianco come un cencio,
e le dita dei piedi aggrappate all'orlo dell'abisso presagito! !
...
.
...
Capitolo decimo.
...
.
...
passiamo adesso all'autobiografia segreta, alla camera
dentro la camera, alla libreria girevole che d accesso
allo studio di velluto rosso, allo scomparto spazioso nel
doppio fondo del cassettino.
La mia vita fino ai venticinque anni pu essere vista come
una serie di terapeuti a cui sono felicemente riuscita a sottrarmi.
Una serie di terapeuti! esclamer la lettrice.
Quando ho cominciato a scrivere questa storia contavo di
sorvolare sulle mie esperienze di psicoterapia, ma pi vado
avanti pi vedo la mia lettrice come un'amica con cui posso
intrattenermi anche nelle stanze maleodoranti della magione
familiare. E quindi eccoli qui, tutti quei fallimenti!
1) Dee Bissell-Ivy: portava la crocchia, teneva delle bambole
sulla libreria
2) Peter Johnson: voce sommessa, ancora tirocinante, si era
fatto prestare delle sedie pieghevoli
3) Deborah Grady: rubizza, aggressiva, favorevole agli hobby
4) Jennifer Shaftal: gambe lunghe, abbronzatissima; iniziava
ogni seduta chiedendomi se trattavo il mio corpo come un
tempio, poi mi confondeva con un'altra paziente che i genitori
avevano ripetutamente chiuso a chiave in un camper
5) Brenda Pickens: capelli vaporosi, maglioni vaporosi, diceva
che le sue ragazze erano tutte ostacolate da una pessima autostima
Quando tento di ricordare gli altri nomi, scende la nebbia.
Avevo passato in rassegna tutti i terapeuti disponibili nel lungo
salone dell'Harris Center riservato alla TERAPIA INDIVIDUALE.
L'utente poteva fare sei sedute gratuite con uno qualunque di
loro e, se insoddisfatto, poteva sceglierne uno nuovo ricominciando
da capo con le sei sedute gratis. Personalmente, non
sono mai arrivata a pagare per la settima seduta.
A venticinque anni ero pi forte e felice che mai e avevo
chiuso con i terapeuti - fine! - anche se ogni tanto sentivo il
bisogno di una pasticca per calmare i nervi. A che punto ero di
questa nostra storia? Ah, s, convivevo con Lars. E potrei anche
dire: convivevo con Lars. Lars mentiendi. S, perch ai miei
occhi vivere con Lars significava vivere con la menzogna. Per
ragioni ormai evidenti ero felice di essermi liberata della Pet
Library; ma il nuovo corso mi aveva destabilizzata. Ora che Lars
aveva stretto i cordoni della borsa andavamo meno spesso a
cena fuori e nei giorni feriali, anzich girare per negozi, passavo
a casa interminabili e lugubri ore di cui riuscivo a disperdere i
fumi solo attaccando briga. A volte litigavo con Lars in maniera
lucida, intensa, orchestrando le mie lamentele cos splendidamente
che rimpiangevo di non potermi guadagnare da vivere
come attaccabrighe. Altre volte, invece, anzich nobilitarmi, i
litigi mi confondevano; penso in particolare a quando in accappatoio
e con la crema antiacne in faccia gli ho gridato: Guarda
che non ti ho sposato per lasciarti lavorare tutta la vita al servizio
assistenza computer!.
Ma che dici? ha esclamato lui. Mica siamo sposati!.
Lo so, ma secondo te cosa facciamo qui tutte le sere, accoccolati
sul divano con una vaschetta di pollo alla Generale Tso?.
La verit era che il nostro mi sembrava un matrimonio. Mi
ero scordata di essere entrata in casa sua di prepotenza perch
avevo bisogno di un appoggio mentre approfondivo le intuizioni
dell'Isola del tesoro.
Lars voleva che me ne andassi?
Forse s. Forse voglio il divorzio ha risposto lui ironicamente.
Non molto tempo dopo questo scambio di vedute sono passata
dall'internista di mia madre per farmi prescrivere un calmante.
Il medico di mia madre, un certo dottor Rattner gi
mezzo in pensione, non ha voluto ricevermi, ma la segretaria mi
ha detto che poteva infilarmi tra gli appuntamenti dello studio
Klug associato. Non so perch, ma quando ho sentito bussare
alla porta della sala visite mi aspettavo di veder entrare il
gemello avvizzito del dottor Rattner. Invece si  avvicinata ai
piedi del lettino una bionda florida con gli zigomi cesellati, di
una decina d'anni pi grande di me, che mi ha ordinato di tirare
su i piedi. Cosa che ho fatto (con gioia).
Petto, polmoni, naso, orecchie, gola. Odorava di alcol e verbena.
Chiss perch mi visitava, mi sono chiesta.
Perch vuole un calmante?.
Per l'ansia. Non riesco a dormire.
Per sembra riposata. Ha qualche fastidio?.
S e no.
Si stenda, per favore. Non mi va di prescrivere un calmante
sbrigativamente senza prima provare qualche alternativa. Si
stenda, per favore. Ha parlato con qualcuno dei motivi che la
mettono in ansia?.
Era proprio l'apertura di cui avevo bisogno e bench fosse
uno spiraglio abbastanza strettino ci sono volata dentro come
una termite alata. Tirando fuori L'isola del tesoro dalla borsa, ho
messo a parte la dottoressa Klug della mia teoria secondo cui a
questo mondo esistono fondamentalmente due tipi di persone:
Quelli che stanno a bordo della nave - cio marinai, pirati e
mozzi - e quelli che si aggrappano allo scafo impauriti. Cio i
denti di cane.
Biologia marina? Be',  da un po' che....
Lasci stare,  una metafora. Sorprendentemente, dirottando
la conversazione verso altri lidi, ho finito per raccontare
alla dottoressa di una sera in cui, nella sede dell'unione studentesca
all'universit, feci finta di sapere cosa significava veni,
vidi, vici-, poi le ho spiegato perch mi sentivo ostacolata dalla
mia famiglia e non riuscivo a considerarmi capace di gettare
un'ombra in questo mondo se non per mezzo delle loro lanterne.
Il fatto  che, se dovessi fare l'insegnante di latino, mi
toccherebbe rimettermi a studiare e sorbettarmi un sacco di
latino a quasi trent'anni d'et. Le ho raccontato uno dei miei
brani preferiti dell'Isola del tesoro, il pezzo in cui Jim Hawkins
si accomiata dalla madre con un bacio, e le ho detto che trovando
per caso quello zecchino mi ero resa conto che se una
persona parla con la madre un giorno s e uno no probabilmente
non vivr mai un'avventura. Bisogna lasciare la propria
caletta e aprirsi agli sconosciuti. Poi, senza analizzare tutte le
ragioni per cui avevo scelto di frequentare un ateneo a soli venticinque
chilometri da casa e perch dopo la laurea mi fossi
sistemata nella stessa citt dei miei, sono riuscita a esporle una
certa parte della mia storia personale e a riportare la conversazione
al dente di cane dicendole che in quel preciso momento
il mio obiettivo primario era staccarmi dal sedere della nave.
Solo che qui mi sono bloccata. La madre di Lars quando faceva
il bagno ai figli chiamava sedere il didietro della figlioletta e
sedere davanti la sua vulva, eufemismo che mi orripilava
quanto il fatto che la recente intimit nata fra me e Lars - che
chiama Johnson il proprio pene - avesse spinto il suo lessico
famigliare a insinuarsi nella mia coscienza anche se noi, in famiglia,
ci siamo sempre rigorosamente attenuti a una terminologia
scientifica. Non riesco a spiegare meglio di cos perch sia
diventata viola quando mi  venuto spontaneo dire il sedere
della nave, n so per quale oscuro motivo mi sia sentita come
se avessi chiesto alla dottoressa in che modo Lars, secondo lei,
avrebbe potuto chiamare le mie labbra di sotto (Lars si crede
scafato perch, accantonando l'uso di sedere davanti, il suo
vocabolario si  evoluto; ma il frutto non casca mai lontano dall'albero).
La Klug ha fatto segno d'aver capito. Effettivamente lei
sembra ansiosa. Ha ridotto il camice a brandelli.
Be', ci vuole un'energia mostruosa per partorire se stessi.
Non  che se uno fa qualcosa di audace diventa audace automaticamente.
La particolarit dell'avventura  che bisogna perseguirla
giorno dopo giorno. Ma arriva mai il momento in cui si
realizza? Chiss. Io non faccio mai una pausa, non ci riesco!.
La dottoressa Klug sembrava darmi ragione. Avevo un
ottimo presentimento riguardo a quella donna; mi piaceva a tal
punto che ho pensato eventualmente di andare a parlarci ogni
tanto, come Jim Hawkins quando si fa amico il dottor Livesey
che con i suoi occhi neri e vivaci e i modi amabili si distingue
dai contadinotti intorno, anche se nel mio caso farei meglio a
dire i sempliciotti. La dottoressa, per, mi ha detto che lei era
una specialista in medicina interna, che se volevo parlare con un
medico era pi indicato uno psicoterapeuta e l ce n'erano tanti
qualificati, che era gentile da parte mia preoccuparmi, ma la
questione non era se lei non aveva il coraggio di fare la psicoterapeuta,
lei aveva sempre voluto fare l'internista, e ora dovevo
passare a un'altra domanda perch me l'aveva gi detto che non
era una psicoterapeuta e quando le ho detto che non avevo altre
domande lei, di punto in bianco, se n' andata.
Nella sala d'attesa, con una franchezza che ho trovato
sconfortante, la segretaria mi ha chiesto come volevo pagare.
Avete l'indirizzo di mia madre. La dottoressa mi ha lasciato
una ricetta?.
No, non me l'aveva lasciata. Ma non  che si era sbagliata?
No, non si era sbagliata. Quindi niente calmanti? No, niente, ha
detto la segretaria, per la dottoressa mi avrebbe consigliato
volentieri uno psichiatra. Io non volevo uno psichiatra, ho
detto, io volevo un campione gratuito.
A quanto mi risulta, li date via come il pane. Su, forza,
scommetto che ne avete un armadio pieno. E per piacere non
mi venga a dire che la dottoressa  l'unico medico americano
immune al potere delle case farmaceutiche.
Chiedo scusa? ha detto la segretaria come se la mia disponibilit
a scusarla fosse una roba bagnaticcia e schifosa e l'unico
bene che avessi.
Ha capito perfettamente (dopo essermene andata).
Sono rimasta in ascensore tremebonda senza sapere bene
quale bottone premere. Poi  entrata una signora anziana con le
spalle curve e ha schiacciato lo 0. Perch nella mia vita anche
gli incontri pi semplici diventavano complicati? Avevo confidato
alla dottoressa Klug la mia storia personale, ma lei mi aveva
respinta come avrebbe fatto con un'altra paziente qualsiasi. C'era
di che sentirsi... generica. Mentre il mio stato d'animo saliva verso
un alto livello di disgusto, l'ascensore  sceso al livello strada dell'atrio.
Quando le porte si sono aperte con un risolino, l'atmosfera
cupa dell'ascensore  stata infranta dall'atrio arioso pieno di
sole e la mia anziana compagna di viaggio si  affrettata a uscire
prima ancora che facessi il gesto di cederle il passo.
Mi  arrivata una fattura intestata a tuo nome dallo studio
del dottor Rattner mi ha detto mia madre. Non sapevo che
stessi male.
No, infatti non stavo male ho detto con noncuranza. Ci
sono voluta andare solo per un controllo.
Be', la prossima volta parliamone prima. L'assicurazione di
pap non copre anche te. Appena ti trovi un lavoro....
Ma adesso sto bene. E poi sto sperimentando dei tipi di
medicina alternativa.
Mia madre ha recepito l'espressione medicina alternativa
come se appartenesse al gergo della cultura giovanile. Sul
serio? Be', buon per te. E importantissimo avere un hobby.
Neanche Lars lo capiva. Perch vuoi andare da una guaritrice?
mi ha chiesto. A questo punto non parlavamo pi apertamente
dei nostri programmi. Io, per, avevo lasciato su un
taccuino un ritratto della mia nuova amica disegnato con verve,
sotto il quale avevo scritto soprappensiero, con un bel tratto
corsivo largo: Beverly Flowers guaritrice personale Beverly
Flowers guaritrice personale Beverly Flowers guaritrice personale.
Avevo usato il foglio per assorbire qualche goccia di caff
versato e in quel momento, due o tre giorni dopo, Lars si stava
finalmente accingendo a pulire.
 una gran donna, se lo vuoi sapere.
L'avevo capito fin dalla prima volta che avevo messo piede
nel suo studio. Bev Flowers dimostrava una cinquantina d'anni
e aveva uno studio elegantemente arredato nei toni del grigio e
del verde, come a voler evocare la pancia muscosa di un sasso.
Mi aveva salutato con molti onori come se fossi una soldatessa
appena tornata dalla guerra, poi ci eravamo sedute l'una di
fronte all'altra su due poltrone indonesiane gemelle e mentre
parlavo era stata talmente attenta che mi era quasi venuto da
piangere. Dunque ci si sentiva cos alla presenza di una persona
spirituale. Avevo pescato L'isola del tesoro dalla borsa e me l'ero
appoggiato sulle ginocchia.
Ogni ora passata con questo libro mi aiuta a fortificarmi.
Ho fatto naufragio come Ben Gunn sull'isola, solo che sono a
casa nostra. E anzich cartucce e polvere da sparo....
Forse - Bev ha premuto le mani sul libro e ha inclinato la
testa - forse questo libro manda vibrazioni particolarmente
forti.
S!  proprio cos!. Provavo un tale sollievo che mi era
venuta voglia di saltare in piedi e sfondare con un pugno il paravento
di carta di riso che divideva la stanza. Invece mi ero
segnata per il pacchetto che Beverly Flowers offriva: sei sedute
di un'ora e tre sintonizzazioni a distanza.
Ma stai male?.
Non c' mica bisogno di stare male per sottoporsi a una
guarigione ho detto a Lars. Bisogna solo essere aperti a una
fonte vitale di energia positiva.
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi! ha strillato Richard.
Lars stava raccogliendo piatti sporchi e tovagliolini appallottolati sparsi in giro per casa.
Zitto tu!. Ho tirato a Richard una scatoletta vuota di
tonno, mancando di molto il bersaglio, ma a sentire come si
spolmonava, pareva che gli avessi squarciato il gozzo e Lars, che
non gli tirava mai niente, mi  sembrato che stesse l l per rimproverarmi.
Poi, invece, ha raccolto la scatoletta e l'ha buttata nella spazzatura.
Stupido uccello! ho detto al pappagallo, che si stava beccando le penne sporche.
Lars ha fatto una specie di sospiro.
Scemo di uno spolverino chiacchierone a oltranza!.
Ma non ti sei accorta che si  ammutolito? Gli hai messo paura.
Era un'informazione difficile da digerire ma, fatto strano,
anche emozionante. Avevo continuato a temere Richard per settimane
e settimane; in tutto quel periodo mi era sempre sembrato
impassibile e indifferente, capace di tenermi testa e di non
lasciarsi ferire. Possibile che la situazione si stesse capovolgendo
e che in realt fossi io a intimidirlo? Sempre che si possa
intimidire un uccello, dico.
E chi lo sa ha detto Lars. Perch non chiedi alla guaritrice?.
Avrei potuto; malgrado il sarcasmo di Lars, avrei potuto
chiederglielo davvero. Tranne che, la volta dopo, Bev Flowers non ha voluto parlare.
Stenditi sul lettino mi ha detto. Voglio controllare subito i tuoi campi energetici.
Il lavoro sui campi prometteva grandi cose. Ero venuta a sapere che quando le aveva controllato i campi energetici,
un'altra cliente di Bev aveva sentito spandersi nell'aria un odore di tapioca bruciata; un'altra era rimasta senza fiato vedendo che
le calava lungo il torso un'aura color terra d'ombra; una terza giurava di aver udito delle rane. Io non avevo ancora sentito
niente, ma magari quel giorno le cose sarebbero andate diversamente,
ho pensato chiudendo gli occhi; data l'urgenza di Bev, magari quel giorno...
Mi sono addormentata.
Quando ho riaperto gli occhi, il paravento di carta di riso era stato spostato e Bev stava preparando un vassoio con tazze e
teiera. Mi ha fatto segno di avvicinarmi e ha intrecciato le mani in grembo.
Come sto? le ho chiesto dopo qualche istante.
La tua nave  all'ncora mi ha detto lei. Non va da nessuna parte. Ti ho riallineato i campi energetici, ma mi preoccupa
il fatto che non stai facendo progressi. Ha versato la tisana, che era di un giallo intenso e odorava d'erba. Il libro... ha cominciato a dire.
Bev aveva una forte propensione all'astinenza; nel corso dell'ultima seduta aveva insistito per farmi rinunciare a caff, zucchero e frumento. Ho spinto indietro la poltrona in cui sedevo.
No, non ci rinuncio.
Non te lo chiederei mai. Ora, per, prova a immaginare di
essere ossessionata, ma non da un libro: da un uomo. Non
entreresti mica in tensione per godertelo. Ti ammorbidiresti.
Bev ha inclinato la testa all'indietro offrendo il collo a un
amante immaginario. L'ho trovata una scena inquietante perch
non avevo mai visto Bev in una posa anche solo lontanamente
erotica; di solito parlavamo dello spirito, in termini marinareschi
per altro.
Un uomo? Ah, no. No, no....
Io l'ho letto, L'isola del tesoro, ma la prima volta che sei
venuta qui non mi pareva importante per la tua guarigione. L'ho
letto tanti anni fa, a mio figlio. Be', ci sono tante cose di me
che.... L ha fatto un gesto con la mano come se volesse allontanare
una confidenza che per un attimo aveva pensato di farmi.
Mio figlio all'epoca era un ragazzino ed era molto interessato
ai pirati, come te.
Ho trattenuto un fremito di irritazione.
Gli era piaciuto? le ho chiesto.
S.
E a te era piaciuto?.
S.
Mi sono riavvicinata con la poltrona.
Per quel Johns Hopkins su cui ti concentri quando mediti
non me lo ricordo.
Jim Hawkins.
Non me lo ricordo, un ragazzino audace, risoluto e indipendente.
Che si batte la grancassa. Te l'ho pure scritto. Il quarto 
BATTERSI LA GRANCASSA.
Come si chiama il cambusiere carismatico, il grande traditore,
quello con la gamba di legno?.
Long John Silver? le ho chiesto fiaccamente.
Esatto!  lui la figura centrale del tuo romanzo. Una personalit
carismatica, moralmente ripugnante, ed  incredibile
l'agilit con cui si muove con quella gamba sola. Hai presente?
Jim sa che con Silver deve stare in guardia, ma quell'uomo lo
attira e si capisce perch.
Lars  a posto ho detto dopo un silenzio. Non porta protesi
e non ha nulla che eserciti un fascino assassino. Vorrei solo
che si tagliasse i peli del naso.
Bev ha esalato un respiro e mentre la guardavo mi  venuto
in mente un bicchiere che qualcuno si  appena scolato. Avrei
voluto farle qualche altra domanda, ma sapevo che era ora di
andare. Ci siamo abbracciate; Bev era per me una madre spirituale,
solo pi magra e profumata di quanto mi fossi mai aspettata
da una persona del genere. Mentre tornavo a casa, per, i
suoi commenti sull'Isola del tesoro gravavano sui miei pensieri
come una nube plumbea. Long John Silver non mi  mai piaciuto
neanche un po'; per me  come lo zio scocciatore con cui
parli un attimo a una festa di famiglia finch, se hai un minimo
di criterio, punti l'occhio sulla zia Boothie e ti fai largo tra i
parenti. Possibile che Bev ritenesse sul serio che il vero protagonista
dell'Isola del tesoro fosse lui? Avrei voluto tanto pensarla
come lei, perch quella donna mi piaceva moltissimo. E
perch con quelle sedute mi stava costando una barca di soldi.
Mi sono sdraiata sul divano e mi sono depressa.
E se per guarire stessi pagando la persona sbagliata? Era
sicuramente un errore farsi riallineare i campi energetici da una
tizia innamorata di Long John Silver quando il grosso lo faceva
Jim Hawkins. Mentre la giornata volgeva al termine, mi sono
vista con occhio spassionato sul lettino dei massaggi a lottare
con Beverly Flowers per il dominio della mia anima. Avevo
magnificato per settimane il potere delle sue mani, la dignit del
suo portamento, la femminilit della sua camicia di pelle scamosciata.
A quel punto, per, mi sono detta: veleggiare incoscientemente
in una baia cos pericolosa  da sconsiderati, 
proprio da sconsiderati. Se Beverly Flowers mi scombussola gli
equilibri dello spirito, come faccio anche solo ad accorgermene,
io che so controllare i miei campi energetici quanto la scatola
dei fusibili a casa di Lars?
Non ti preoccupare ha detto Lars quando  andata via la
luce. Anche se questo mese  la terza volta che salta, tu sta'
tranquilla.
Ma la bolletta l'hai pagata?.
Certo che l'ho pagata.  solo saltata la valvola.
Il buio  calato sulla casa come un sudario. Se fra Beverly
Flowers e le mie visioni c'era incompatibilit, cosa dovevo fare?
Era un ragazzino ed era molto interessato ai pirati come te.
Ma io non avevo mai detto che mi interessavano i pirati! I pirati
non c'entravano niente, erano meri accessori!
La luce si  riaccesa.
Va be', io me ne vado a letto ha annunciato Lars.
Ma hai appena fatto tornare la luce.
Domani devo lavorare.
Quella notte ho continuato a girarmi e rigirarmi nel letto
finch Lars non si  tirato su a sedere e mi ha chiesto che avevo.
Ma prima che riuscissi a enunciare il concetto, ha aggiunto che
dovevo parlare con qualcuno che avesse letto quella cosa. L'ha
chiamato cos, il libro: quella cosa. Come se fosse non un
capolavoro, ma un mostro di serie B che usciva strisciando da
una palude. Dopo di che si  preso la coperta di lana pi calda ed  andato a dormire sul divano.
...
.
...
Capitolo undicesimo.
...
.
...
Senti ha esordito Rena al bar. Ti volevo dire una cosa.
Vedendo che cominciava a strappare il tovagliolino in tante
lunghe striscioline sottili, ho temuto che stesse per lamentarsi
di qualcosa. Naturalmente anch'io avevo provato a tratti una
certa insoddisfazione riguardo alla nostra amicizia, un'insoddisfazione
che potevo far risalire ai tempi della casa dello studente,
quando Rena prendeva in prestito il mio phon senza chiedermelo.
Ma in quel momento non avevo proprio nessunissimo desiderio
di analizzare i nostri rapporti. La sola prospettiva mi
terrorizzava. E se avesse tirato in ballo il mio carattere? Mi si 
incastrata in gola una crosta di formaggio alla griglia.
 meglio se te lo dico senza tanti giri di parole ha proseguito
lei. Nancy mi ha chiamato per chiedermi se volevo lavorare
alla Pet Library e io le ho risposto di s. Ormai ci vado da
qualche settimana.
Ho posato il panino e mi sono messa a ridere. Credevo che
mi volessi dire qualcosa di tremendo! Cio, di tremendo per me.
Chiaramente mi limito ancora a collaborare, ma adesso ho
un'entrata regolare.
La paga non  granch. Ma buon per te.
Non ti scoccia?.
Ho spazzato con la mano le sue striscioline di tovagliolo e le
ho raccolte in un mucchio ordinato. Perch dovrebbe?.
Non sapevo se speravi ancora di ricucire lo strappo o se....
Con quel posto ho chiuso. Non ci lavorerei nemmeno se
Nancy mi pagasse. Non so se mi spiego.
Infatti era quello che pensavo. Rena ha cominciato a scorticarsi
il callo sul pollice. Ti ricordi quando la storia dell'isola
del tesoro era appena iniziata e continuavi a darti malata per
andare in giro a cercare una camicia con lo jabot di pizzo? mi
ha chiesto dopo un attimo di silenzio.
Avr marcato visita qualche volta, ma non credo proprio
che....
 l che ho cominciato a sostituirti. Ma non volevo mica
farti le scarpe. E sappi che quando Nancy mi ha chiamato per
chiedermi aiuto le ho detto: Non farei mai una cosa del genere.
E se stesse meditando di tornare?. Ho cambiato idea solo
quando Nancy ha detto: Neanche morta....
Ma come osavano? Mi parevano due ragazzine che stanno l
a spettegolare nascondendosi la bocca dietro la mano.
Rena, tu meni una porta aperta.
Come?.
Sfondi una porta aperta, quindi piantala di menare il can
per l'aia. Ti ho detto che non mi importa.
Va bene. Rena ha fatto una smorfia. Menare il can per
l'aia. Che modo di dire crudele!. E rimasta in silenzio qualche
istante, poi mi ha chiesto: Lars come sta?.
Bene.
Mentre prendevamo il caff ho osservato attentamente la
litografia sopra il tavolo come se non l'avessi mai vista, cosa che
in un certo senso era vera. Raffigurava un'imbarcazione al tramonto.
Ma era l'imbarcazione sbagliata, la canoa di due innamorati
che si lasciano portare dalla corrente.
Rena ha infilato una mano nell'enorme e lurida borsa estensibile
di kilim turco tessuto a mano.
Ecco qui ha detto. Ti ho portato le pasticche che volevi.
Sulla boccetta era rimasta appiccicata una fotografia di
alcuni Schnauzer. Eddie, Neddie e Nod!. Lo sguardo di Rena
si  soffermato un attimo sui cani con affetto profondo; poi sul
suo viso  comparsa un'espressione neutra. Rena ha ributtato i
cani nel pozzo nero e peloso della borsa, ha posato la boccetta
sul tavolo e l'ha spinta verso di me.
Tienile pure. E interessante il potere che hanno gli animali
di rilassare una persona. Da quando lavoro alla Library non ho
pi toccato uno Xanax. Sono l che rimetto a posto la ghiaia nell'acquario
o che spazzolo i cani e mi sento pervadere da una
calma straordinaria. E posso continuare a sentirmi cos tutta la
giornata. Poi, di botto si  aggrappata al tavolo con le braccia
irrigidite; pareva una zombie. Oddio santo! M'ero scordata!
Ho promesso di controllare la tartaruga della signora Minnelli!.
Ho messo lo scontrino sul tavolo e l'ho spinto verso di lei.
...
.
...
Capitolo dodicesimo.
...
.
...
La lettera, dall'aspetto abbastanza innocuo,  arrivata in
una piccola busta floreale. Lars aveva preso la posta
mentre rientravamo e si era messo a leggerla sulla porta.
Nell'ingresso si  impietrito a mo' di fenicottero, tant' che per
andare ad appendere il cappotto sono stata costretta a girargli
intorno.
Mi ....
Lunga pausa. Ha continuato a leggere.
Mi ....
Mi  che? ho detto.
Mi  appena arrivata una lettera stranissima da parte di mia
madre. E assurdo, non riesco proprio a capire... che diamine
pu avere... perch  cos arrabbiata?.
Fammi vedere.
La lettera era scritta con una grafia da pazza, un corsivo che
fuggiva a grandi falcate sulla pagina come un'antilope nella prateria.
E da quale invisibile predatore?
Non so che pensare ha detto Lars. Pretende delle scuse,
ma chiss per quale motivo... Secondo te chi... No, di... non ci
posso credere. Secondo te mia sorella...?.
Senti, Lars ho detto guidando gentilmente la sua persona
angosciata verso il divano. L'altro giorno tua madre ha chiamato
mentre non c'eri e ne ho approfittato per fare due chiacchiere
con lei. Non ho mai provato un grande trasporto nei suoi
confronti, ma era da un pezzo che bisognava entrare un po' in
confidenza. E noi ci siamo entrate.
Mentre Lars era l sprofondato fra i cuscini, gli ho descritto
a grandi linee quello che da parecchio tempo consideravo il suo
rapporto estremamente incasinato con la madre, citando fra le
tante stranezze l'abitudine che aveva di telefonarle puntualmente
ogni sabato all'una e di parlare con lei un'ora esatta,
sempre di cose superficialissime, a meno che per qualche
motivo non riuscisse a trovarla, nel qual caso insisteva a chiamarla
la domenica alla stessa ora e a trascinare avanti la stessa,
monotona conversazione di routine. Questa modalit comunicativa,
che Lars si ostinava a preferire a qualsiasi altro scambio
pi naturale e spontaneo, non solo sconvolgeva lo scorrere
libero e sciolto della mia vita fine-settimanale, ma perpetuava il
falso rapporto che Lars aveva da sempre con la madre, una
donna ottusa ma dispotica alla quale non si era mai arrischiato
a dire niente di quello che pensava, preferendo assecondarla
nelle sue opinioni fatue per continuare a godere della sua benevolenza.
Lars ha tentato di aggirare il discorso alzandosi frettolosamente
e insistendo a dire che non avevo il diritto di parlarle in
quel modo di fatti privati.
Be', Lars, le uniche cose che ho detto a tua madre erano
cose che la riguardavano direttamente, opinioni su di lei che tu,
suo figlio, hai continuato a tenere per te. E anche se adesso sei
arrabbiato - vedo che ti  comparsa sul collo quella chiazza
rossa che ti viene sempre quando tenti di soffocare un'emozione
vera - quando ti sarai calmato mi ringrazierai di aver portato
nella tua vita almeno un briciolo di sincerit emotiva.
Ma Lars, che in materia di sentimenti non  mai stato un
genio, mi ha accusato di aver telefonato alla madre solo per
creare guai. Il che era un terribile travisamento dei fatti visto
che era stata sua madre a chiamare me.
Senti mi fa, secondo te gli piacerebbe un maglione per
Natale a Lars?. Un maglione come?. Un maglione di acrilico
con un disegno natalizio a trecce di quindici colori diversi. Ma
questo non conta. Quindi le dico: Senta, sull'argomento
maglione io sono neutrale come la Svezia, per so che Lars ha
un cassetto pieno di maglioni di acrilico che lei gli ha regalato e
che non mette mai. E non  che non veda che lei fa regali pi
costosi a sua sorella, tipo l'offerta del mese del Club del Formaggio
o qualche apparecchio elettronico. Qualche apparecchio
elettronico? dice lei. L'iPod shuffle le ricordo. E
poi, qualche anno fa, una radiosveglia.
Elencavo i particolari, ma il cervello in tumulto di Lars non
riusciva a recepirli.
Ma che ti  saltato in mente? Mia madre non ce la fa a sentirsi
dire queste cose! La sincerit non fa per lei! Dammi retta,
tu non la conosci.
Lars, tu sottovaluti tua madre. Non  mica una vecchietta
dal cuore di porcellana. La tua famiglia potrebbe benissimo
dirle la verit su qualsiasi genere di cose.
Lars fissava una pila di schede che avevo lasciato sul tavolo,
ma era evidente che non le stava leggendo. Se non altro, con
qualche piccola bugia siamo sempre riusciti ad andare d'accordo.
Lars, io so che quella lettera di tua madre  una cosa positiva.
Il primo scambio sincero che ci sia mai stato nella tua famiglia
e l'inizio di un rapporto autentico. Ho visto che ti definisce
un ragazzino viziato ed  una cosa pesante da dire. Ma non
senti anche tu che si comincia a respirare un'aria pi tersa?.
Guarda che c' scritto ragazzina viziata e si riferisce a te
ha detto lui puntando un dito sulla lettera.
Ah s?. Ho insistito per controllare.
...
.
...
Capitolo tredicesimo.
...
.
...
Ho messo la tua roba in cantina mi ha detto Lars. Non
sapevo se la volevi portare subito dai tuoi.
Ebbene s, cara lettrice, Lars aveva messo tutte le mie
cose dentro vari scatoloni e le aveva spostate in quella parte
infernale del suo palazzo nota come la gabbia, un armadio di
metallo a tutta parete illuminato da una lampadina solitaria
striata di insetti morti, che si trovava nello scantinato vicino alla
lavanderia. Lars non ci teneva niente di suo; le tubature in alto
sgocciolavano incessantemente. Con i piedi in un parallelogramma
che la luce disegnava sul parquet, ho guardato Lars
negli occhi, animata in apparenza da una sufficiente dose di
determinazione; ma dentro ero sconfortata.
E dimmi un po', hai messo via anche il cuore? gli ho chiesto.
Lui non mi ha risposto direttamente..
La chiave ce l'ho, ma sarebbe meglio se chiamassi tu il padrone di casa.
 finita cos, Lars? Non mi dici che cos' andato storto?
Niente scenate? Niente resa dei conti?.
Non voglio. Non mi interessa litigare.
Ma a quale sfigato non interessa litigare?, gli ho risposto io.
Per un attimo ero sotto coperta con il cavalier Trelawney e il
dottore davanti a una bottiglia di vino spagnolo e delle uvette,
mentre il capitano Smollett dava ordini. Sarebbe pi attraente
passare alle vie di fatto. Ora, signore,  inevitabile che si passi alle
vie di fatto. Allora propongo di afferrare al volo l'occasione e agire
un bel giorno quando meno se lo aspettano. Lars non voleva litigare
perch temeva che un litigio lo avrebbe messo di fronte alla
verit. E cos, per amore, mi sono rifiutata di traslocare.
E allora lui che ha detto? mi ha chiesto Rena quando ci siamo viste al bar.
Oggi sarebbe comodo ha detto. Ma io ho vari appuntamenti
a cui non posso mancare e non ho il minimo desiderio di
sconvolgere i miei programmi perch me l'ha chiesto sua Larsezza
reale. Se proprio la mia presenza gli d fastidio, pu dormire sul divano.
Accidenti ha mormorato Rena.
Mi compiaccio con me stessa per non aver ceduto alla sua
richiesta. Quando andiamo via da qui dovresti fare un salto.
Ah, no ha detto Rena. Non potrei mai....
E perch?.
A casa sua no. Di, che lo capisci. Sarebbe imbarazzante,
no?.
Rena, non dire assurdit.  casa nostra!.
Morivo dalla voglia di far vedere a Rena tutti i modi in cui
avevo cominciato a godermi la casa di Lars. Visto che le mie
cose erano imballate negli scatoloni delle banane, usavo tutte le
cose sue che mi capitavano a tiro: mi mettevo il suo accappatoio
preferito strascinando la cintura sul pavimento polveroso senza
allacciarla; mi spalmavo generosamente addosso la sua crema
idratante per pelli sensibili; riscaldavo al microonde la sua pasta
al sugo biologica schizzando il sugo dappertutto; usavo il suo
rasoio elettrico e non pulivo ossessivamente il lavandino sporco dei miei peli.
Allora, vieni o no?.
Non posso ha detto Rena. Tra la Pet Library e gli altri
animali a cui devo badare ho un orario pazzesco.
Mi dispiace vederti cos in ansia. Ho messo lo scontrino
sul tavolo e l'ho spinto verso di lei.
Quando sono rientrata, stava squillando il telefono. Naturalmente
mi ci sono fiondata sopra pensando che potesse essere Lars.
C' Lars? ha trillato una tizia.
Conoscevo quella voce: era Chelsea. Lars mi aveva raccontato
tante volte con dovizia di particolari - e fin troppa partecipazione
- le sue sfortunate esperienze con le ex.
Hai sbagliato numero ho detto.
Ah s? Ma non  il sette cinque tre....
Avevi detto Lars o avevi detto Lurido? O Lingua biforcuta?.
Poi ho staccato il telefono. E l'ho tenuto staccato tranne quando serviva a me.
Non riferir tutti i particolari dell'assedio.  stato faticoso,
e lo  stato nonostante i vantaggi delle sedute di guarigione che,
incrementando le mie capacit di resistenza, mi avevano indotta
a credere di poter tener duro per sempre, finch un giorno Bev
Flowers mi ha bloccata nell'ingresso davanti alla fontana della
serenit e mi ha chiesto di saldare il conto. Be', la cosa imbarazzante
 che i soldi per le sedute me li prestava Lars le ho
detto, solo che adesso ha cambiato il PIN del bancomat. Mi
dispiace sentirtelo dire ha commentato lei e quello  stato il
mio ultimo riallineamento. Alla fine Lars ha scelto la via della
vigliaccheria e ha chiamato mia madre, sulla quale all'occorrenza
si poteva fare quasi sempre affidamento. Ritenendo che
la storia fra me e Lars fosse finita, mia madre si  raccomandata
con me affinch ponessi fine al mio soggiorno in quella casa. E
con il tatto e l'esperienza che la contraddistinguono si  occupata
dei dettagli pi noiosi, finanche quello di noleggiare un
furgone e di aiutarmi a fare le valigie.
Lars, non rendere la cosa imbarazzante, mamma mi sta
aspettando fuori gli ho detto quando mi accingevo ad andarmene.
Richard  un bravo pappagallo e voglio che lo tenga tu
a memento di quello che c' stato fra di noi.
Eravamo in soggiorno; una di noi due aveva una borsa di
vitello appesa alla spalla con disinvoltura, l'altro un paio di pantaloni
di tela taglia comoda e un'aria sbattuta e depressa. Volevo
che Lars si prendesse il pappagallo, ma non volevo che pensasse
che mi stava facendo un favore.
Be', se non vuoi prenderlo come regalo, prendilo per
pareggiare i conti. Sicuramente ti dovr qualcosa per questi
mesi e Richard  l'unico bene di qualche valore che possiedo.
Ho cambiato spalla alla borsa.
Lars ha fatto segno di no senza alzare lo sguardo.
Che buffo, Lars. Avevo appena finito di dire a Rena che sei
proprio una persona fuori dal comune. Richard  come se fosse
nostro figlio, le ho detto. Lars gli d da mangiare, lo tiene in
braccio e ci gioca, non se ne andrebbe mai via mollandolo cos,
come un estraneo. Mah mi ha detto lei, aspettati delle sorprese.
Ma di, Rena, figurati! ho detto io. Se non avesse
Lars, da chi andrebbe Richard a beccare gli occhiali? Da
quando ho fatto il laser, io non li porto pi!. E Rena ha detto....
Dalla strada  arrivato il rutto rauco di un camion della nettezza urbana.
Ho cambiato tattica. Senti, Lars, se te lo tieni ti do cinquanta
sacchi adesso, cinquanta quando mi sono sistemata e poi
cinque alla settimana per il mantenimento. Sei scemo se non ti
rendi conto che ci puoi guadagnare.
Ma santo dio, che stai dicendo? Io non ci voglio guadagnare
niente!. Lars si  lasciato cadere su una poltrona, si 
levato bruscamente gli occhiali e si  coperto il viso con le mani.
Mi era gi capitato di vederlo fare cos una volta, quando un
suo prozio di quarto grado aveva avuto un ictus, e un'altra volta,
quando si era irritato con me perch non capivo per quale
motivo fosse rimasto tanto male alla notizia che il prozio di
quarto grado aveva avuto un ictus (lo avevo accusato di farne
un dramma). Allora si era coperto il viso con le mani per un
minuto intero; stavolta si  rannicchiato nella stessa posizione
ed  rimasto in silenzio stampa per quasi cinque minuti.
A un certo punto si  schiusa la porta.
C' nessuno? ha detto mia madre. Oh! Arrivo in un
momento sbagliato?.
Lars non ha spostato la faccia dalle mani.
Ero venuta a prendere le chiavi della cantina. Ma santo
cielo, che gli  successo a questo ragazzo? Non possiamo mica
andarcene e lasciarlo cos. Forse dovrei chiamare sua madre....
Mia madre! ha esclamato Lars come se la mia gli avesse
tirato una secchiata d'acqua gelida per spezzare l'incantesimo.
Le sue mani hanno trovato gli occhiali e gli occhiali hanno trovato
il naso. Lars  saltato in piedi e ha mollato una manata veemente
sul muro. Perch chiamare mia madre se mia madre
nemmeno mi parla?. E a quel punto, come se si fosse ricordato
all'improvviso della buona educazione, si  scusato,  andato in
camera sua e ha chiuso la porta, ma facendo molto piano.
Cavolo! Ma lo sai che mi mancava pochissimo per sistemare
la faccenda? T'avevo chiesto di aspettarmi nel furgone.
Ero venuta a vedere se c'era qualcosa da farmi portare via
ha risposto mia madre. Qualcosa da mettere in quel furgone.
Le ho dato in fretta e furia la mia pentola da fonduta, il phon,
il set di prodotti per i piedi che Lars non usava mai, le chiavi
della cantina e la borsa di vitello con dentro L'isola del tesoro.
Non me la sballottare, mi raccomando le ho detto.
Non te la sballotto.
Lars  uscito da camera sua.
Scusate lo scatto di prima. Adesso posso di nuovo parlare del pappagallo.
Non c' problema ha detto mia madre come se il battibecco
fosse scoppiato fra loro due. Vi dispiace se do un'occhiatina
a Richard? Non l'ho mai visto.
Credevo che te ne stessi andando le ho ricordato io.
Lars ha tolto il panno dalla gabbia.
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi! ha strillato Richard.
Ossignore ha detto mia madre. Ma che meraviglia che sei!.
Ha posato gli oggetti che le avevo accuratamente sistemato fra le braccia.
 un uccello bellissimo ha detto Lars meditabondo.
 l'uccello pi bello che abbia mai visto! ha detto mia
madre. Vero che sei bellissimo? S, s, sono un uccello bellissimo,
proprio cos, sono un uccello bellissimo con le ali grandi grandi.
Credevo che te ne stessi andando.
Fra un attimo ha detto lei davanti alla gabbia, inspirando
l'odore muschiato di Richard come se la gabbia fosse un roseto.
Perch non lo tiri fuori? mi ha detto Lars. Richiesta velatamente
beffarda dato che era sempre lui ad aprire la gabbia.
Devi capire che ce la puoi fare. Non rester mica l dentro
tutto il giorno....
Mia madre  intervenuta: Di, ciccia, coraggio!.
Richard giganteggiava sul trespolo con la sua massa di penne
brillanti e agitate. Ci ho messo mezza vita per sollevare il fermo
e aprire lo sportellino. E gi prima che si lanciasse avanti ho
capito che stava per affondare il suo becco da pazzo nel mio
dito. Quando mi ha beccato, ho cacciato un urlo e l'ho scaraventato
per terra. Medaglione col formaggio! ha detto lui
spiegando le ali. Poi mi si  arrampicato su una gamba e si 
avvinghiato all'anca.
Oh santo dio!.
Shhh ha detto Lars e mi ha tolto l'animale di dosso come
se mi stesse sommessamente staccando una lappola dal cappotto.
Una lappola diabolica.
Ti  uscito il sangue? mi ha chiesto mia madre.
 solo una beccatina ha detto Lars.
Te la faccio vedere io la beccatina, coglione!.
Io aspetto fuori. Mia madre ha raccolto tutta la roba, si 
gettata in spalla la borsa di vitello e aiutandosi col piede ha
aperto la porta che era rimasta socchiusa. Poi  andata via con un tintinnio di chiavi.
Coglione... ha ripetuto Lars. Dio mio, ma una volta non
eravamo tipo innamorati? E io che cerco ancora di capire com'
che  andato tutto storto! Ma tu mi hai mai voluto bene? Forse
mi hai solo usato.
Lo sproloquio  andato avanti su questa falsariga. Ecco
l'handicap di scegliersi un fidanzato sensibile. Carino, solvibile,
Lars aveva pure cercato di essere attento alle mie esigenze, ma
quando ci siamo lasciati, apriti cielo! Esisteva solo lui. Sentimenti,
sentimenti come se piovesse, un fiume di emotivit zampillato
fuori dal nulla, manco fosse iniziata la maratona del
melodramma in tiv. Dopo di che, con cautela, si avvicina e fa per abbracciarmi.
Ho fatto un passo indietro. Allora, il pappagallo te lo tieni o no?.
Non se lo teneva.
Qualche tempo dopo sono venuta a sapere che di nascosto
mi aveva soprannominata la nutellafacente per l'abitudine
che avevo di non aiutarlo granch in casa. All'epoca, per, non
mi diceva nulla. Ci siamo salutati, lui solenne e irremovibile, io
furibonda, e poi sono faticosamente uscita con l'ingombrante
gabbia di Richard in mano. Per strada, scioccato dall'aria
fredda invernale, Richard ha schiamazzato un po'. Zitto gli
ho detto e mi sono consolata pensando che stavo portando via
i due terzi della vitalit che c'era in casa di Lars.
Buon per te! ha detto mia madre.
Ma che caspita dici? Piuttosto, tieni, prendi questo psicopatico, per favore.
Mia madre ha trovato un posticino per la gabbia nel furgone,
mi ha assicurato che c'erano parecchie sacche d'aria e poi, visto
che le cose pesanti le aveva gi caricate,  salita al volante.
Allora si parte! ha esclamato come se fossimo a bordo di
una goletta con un nostromo stridulo e una ciurma di marinai
cantanti, adorni di codino. Invece stavamo andando a casa sua
con un pappagallo balzano e moralista, rosso d'occhi, unto di
penne e armato d'artigli nel retro di un furgone preso a nolo.
...
.
...
Capitolo quattordicesimo.
...
.
...
Il trasloco a casa dei miei  stato per me un evento cruciale.
Oddio, pi che un evento cruciale, un'emergenza di quelle
in cui bisogna rompere il vetro. Non mi ero mai preoccupata
dell'eventualit di non avere un alloggio, neanche dopo
aver collezionato la mia manciata scarsa di lavori post-universitari
mal pagati; ero sempre stata convinta che i miei genitori mi
avrebbero sovvenzionato la casa. Un anno prima, mia sorella si
era cacciata in un tale pasticcio con la carta di credito che per
rimettere a posto le proprie finanze aveva deciso di tornare
all'ovile. Incredibile che Adrianna fosse ruzzolata indietro, mi
ero detta tante volte; incredibile che avesse sacrificato la conquistata
indipendenza accettando non solo di mangiare con i
miei, ma di condividere con loro il bagno!
La situazione in cui era piombata mi sembrava (quando
avevo un attimo di tempo per pensarci) preoccupante. Adrianna
non aveva molte amicizie e trovavo malsana la sua dedizione
al lavoro. Poi c'era la questione del peso. Piacevolmente paffuta
la definiva mia madre quando veniva messa alle strette; ma
mia madre era anche lei piacevole e mio padre, che invece sembrava
un fagiolino, sosteneva giudiziosamente che tutte e tre
eravamo avvenenti. Alle superiori, ogni volta che alludevo al
peso di Adrianna i miei facevano quadrato. No, secondo noi
la presa in giro non rafforza il carattere dicevano sempre.
Adrianna leggeva le favole ai bambini malati, suonava la Fa5 e
la'Sol5 nell'ensemble dei suonatori di campanelle a mano,
faceva la volontaria al Consiglio di contea per il ritardo mentale
e aveva vinto per tre anni di seguito il concorso per il miglior
tema del Circolo dei latinisti. Non c'era dubbio che fosse lei la
figlia prediletta. Io, invece, la figlia maggiore, lasciavo sconcertati
i miei perch non scrutavo l'orizzonte alla ricerca di occasioni
per fare volontariato, perch scappavo via da chiunque
puzzasse di persona bisognosa e perch bazzicavo il centro
commerciale e correvo dietro ai ragazzi. Che interessi avevo?
Perch insistevo a guardare la tiv? Perch non mi applicavo?
E i segreti di bellezza dei personaggi famosi mi interessavano
davvero o fingevo solo per far irritare loro due?
Potrai immaginare, lettrice, quant'era stato bello fuggire da
quella casa a ventun anni. E ora, quattro anni dopo, ci stavo tornando.
Mentre trascinavo dentro le mie scatole di banane passando
davanti alla cassetta delle lettere, alla mezuzah, a quello
che secondo mia madre doveva essere un batacchio estroso (un
allegro porcello di bronzo antico) e davanti allo studio di mio
padre (Per aspera ad astra ha commentato lui alzando gli
occhi dalla spillatrice), stentavo a crederci. La mia attenzione 
caduta sulle scalette segnate a matita sopra lo stipite della porta
di cucina, una tacca per ogni crescita in altezza di ciascuna delle
due figlie. Centosessantadue centimetri e mezzo e una riga
grigia scura. Pensavano di avermi catalogata.
La casa non era cambiata da quando ci abitavo anch'io. In
soggiorno c'era qualche cuscino nuovo sul divano, mio padre
aveva aggiunto al proprio guardaroba una polo identica a quella
che aveva portato negli ultimi vent'anni e quando mi sono
messa a strapazzare i cassetti della cucina, immancabilmente 
saltato fuori qualche aggeggio nuovo (Questo cos'?. Un
pela-asparagi. E questo?. Un coltello per ananas. E
questa?. Una grattugia Microplane ha risposto mia madre
arrossendo). In camera mia, per, il tempo si era fermato. Nella
scrivania da bambina c'era un ricambio di carta macchiata
d'acqua per un raccoglitore ad anelli, tre caramelle al burro, un
burro di cacao perfettamente conservato e due mollettine per
capelli rotte. Ho messo i piedi sul tappeto a pelo lungo in cui a
quindici anni avevo fatto una bruciatura, ho acceso la lampada
a forma di ballerina sul comodino e mi sono stesa sul copriletto
di ciniglia gialla con la frangia rosa. Sui cuscini, mia madre
aveva messo la vecchia, morbida e straziante banda di peluche:
Skipper, Frisky, Buttons, My-Mys, Silky Boy, Toodles-Free,
Plush... Andatevene tutti affanculo, mi  venuta voglia di dirgli,
con l'impulso di scaraventarli tutti contro il muro.
L'unico elemento nuovo nella mia camera era Richard.
Avevo tentato di installare la gabbia in cucina, poi in soggiorno,
poi in camera da pranzo, ma mio padre ha cominciato a starnutire
come un matto, con il naso che gli colava a fiumi. Perci
a decidere  stata la polvere di penne: Richard avrebbe alloggiato
con me. Ma siamo sicuri che poi di notte dorme? mi sono
chiesta la prima sera che passavamo insieme, con le coperte
tirate su fino al mento. In fondo al corridoio, la lavastoviglie
aveva smesso da un pezzo di rintronare; per strada non sfrecciavano
macchine e non c'era neanche un padrone in giro col
suo cane che adornasse il silenzio di un allegro tintinnio. Mi
sono messa in ascolto, ma niente: n schiamazzi, n russate
inquietanti, n fruscii nella gabbia. Con sconfinata gratitudine
ho buttato gi due Xanax e mi sono addormentata.
Quando l'alba si  insinuata nella stanza, Richard ha attaccato
a strillare: Scraaaa! Scraaaaa! Scraaaaaa! La cosa  diventata
un'abitudine. Anche nelle rare mattine in cui taceva ero l
sveglia a letto che sudavo freddo in attesa dei suoi urli.
Tesoro mio, togli il panno dalla gabbia mi ha esortato mia
madre. Secondo me  il suo modo per dire: ehil, diamo inizio
anche alla mia giornata, di!.
Non che il resto della casa offrisse un'oasi di pace. Spesso e
volentieri, con la scusa che doveva cucinare, mia madre monopolizzava
la cucina per ore sbattendo pentole e padelle e cantando
sugli swing degli anni Quaranta mentre si occupava
dell'eliminazione dei rifiuti. Chiss cos'era che stava triturando
in quella cucina, mi chiedevo; se non la conoscessi, penserei che
 alle prese con una carcassa umana. Mio padre, che neanche
con tutta la buona volont si poteva considerare un tipo
loquace, comunque fischiettava, tossiva, dava grandi pestoni e
faceva a mia madre delle richieste domestiche che, andando
contro la propria natura, amplificava per essere udito nonostante
gli swing degli anni Quaranta. Ma la peggio era
Adrianna. Continuava a tendermi imboscate in qualsiasi stanza
per chiacchierare del pi e del meno, faceva giochi al computer
conditi da una caterva di bip e ronzii e nella doccia si soffiava il
naso con vigore (in un asciugamano piccolo? sotto il getto dell'acqua?
volevo proprio saperlo?). Allora mi diceva, l'hai
sentito Lars?. Guarda che ci siamo appena lasciati. Lo so
ribatteva con fervore, ma pensavo che magari ti chiamava. E
qualche giorno dopo: Allora? Notizie di Lars?. Te l'ho detto,
ci siamo lasciati. S, ma certe volte le cose si trascinano.
Alla terza settimana ero giunta alla conclusione che la cosa
pi bella del fatto di abitare a casa era la metratura. Come tipologia
architettonica, la casa a un piano non mi soddisfa; ma
quella dei miei aveva tante di quelle stanze che di giorno potevo
attraversarla a grandi falcate immaginando di essere a bordo dell'Hispaniola.
La cucina ho finito per considerarla la cambusa, il
soggiorno  diventato la stiva principale e la lunga bara scura
della camera da pranzo in cui sopportavo innumerevoli e soffocanti
cene familiari l'ho ribattezzata la tolda, senza sapere cosa
significasse ma apprezzando l'idea di rotondit che mi evocava.
E cos la dimora stantia si  trasformata in un vascello fresco di
avventure, anche se una volta ho commesso l'errore di rispondere
al telefono e di ascoltare la zia Boothie che si pronunciava
con gran faccia tosta sul fatto che tanto io quanto Adrianna abitavamo
a casa dei nostri genitori senza pagare l'affitto.
Detto francamente, io non la vedo come una casa le ho
risposto.
Glielo devo riconoscere: la prima settimana che ho passato
a casa, mia madre mi ha cucinato i miei piatti preferiti, o meglio,
quelli che lei ricordava come i miei piatti preferiti; la sua
memoria era andata in panne come un motore bagnato fermandosi
al mio ultimo anno delle superiori. Ha acceso le candele
e ha tirato fuori i tovaglioli di stoffa facendo finta che
stessimo festeggiando un lieto evento. Ma di quale lieto evento
poteva trattarsi? La Giornata della figlia ripresa a casa dopo
che il fidanzato l'ha buttata fuori? Comunque mia madre ci ha
provato. A cena serviva il vino in bicchieri messicani di vetro a
spirale soffiato a mano color ametista e, levando in alto il suo,
sorrideva con gli occhi lucidi: Che meraviglia essere di nuovo
tutti insieme!. La famiglia, per, non l'appoggiava. Adrianna
sospirava forte, mio padre stava l con aria inespressiva e io
avevo la faccia torva. Perci, tempo una settimanella e ci ha
rinunciato. Dopo di che, fatto stranissimo, Adrianna ha cominciato
a non presentarsi la sera.
Ma dove va? ho chiesto una volta mentre con i miei razzolavo
gli avanzi nel frigo.
Chi? ha detto mio padre.
Adrianna.  la terza volta che salta la cena in una settimana.
Dove va?.
Non ne ho idea.
Non glielo chiediamo ha detto mia madre in tono mite.
Glielo avrei chiesto io. Avevo troppo tempo a disposizione
per non chiederglielo. Non che pensassi che stesse combinando
qualcosa di interessante; probabilmente si era iscritta a un corso
serale per imparare a fare tamburi con le zucche. Ma che lo
facesse senza avvertirci era singolare. Aveva sempre vissuto la
sua vita allo scoperto, ogni ritaglio di quell'esistenza si agitava
libero come un fazzolettino di carta al vento. Quando le ho
chiesto cos'andava facendo nelle sue ore d'ozio mi ha risposto
con aria inespressiva che non andava facendo niente.
Quelle assenze imbarazzanti a cena, dico ho chiarito.
Imbarazzanti?.
Mi lasci un po' esposta. Se non ci sei tu a ciarlare di quello
che hai fatto durante la giornata,  probabile che facciano delle
domande a me. Gi non muoio dalla voglia di essere sottoposta
a un interrogatorio, figuriamoci adesso che devo gestire
mamma e pap senza di te.
Lei mi ha guardata, attonita. Non devi mica gestirli. Parlaci
e basta. Sono esseri umani.
Mamma e pap? Col cavolo che sono umani! E comunque
non cambiare discorso. Dove sei stata?.
Ho lavorato fino a tardi ha detto. Ma io non le ho creduto.
Quanti compiti ha da correggere una maestra di terza elementare?
Lei, invece, una, due o anche tre volte a settimana usciva
mentre io stavo facendo brutti sogni sotto la coperta di ciniglia
gialla. E rientrava solo a notte fonda.
Mia madre pareva che conoscesse i suoi orari mentre io,
scema che ero, ogni sera contavo sul fatto che rincasasse finch
non arrivava il fatale momento in cui mia madre apparecchiava
la tavola. Tre piatti? Avevo un tuffo al cuore. Dov'era mia
sorella? Disertora! Una sera, dopo aver aggirato una serie di
commenti appena appena velati di mia madre (Sai, gioia, oggi
sono passata davanti al reparto carte da regalo di Flounkers e
indovina un po' chi ho visto? Edie, la tua vecchia caporeparto.
Mi ha detto che la ressa natalizia sta gi iniziando. Chiss se
hanno bisogno di qualcuno che li aiuti), dopo aver preso due
bis di lasagne nel tentativo di tenere la bocca troppo piena per
rispondere alle domande di mio padre (Gli altri tuoi compagni
di studi che stanno facendo? Dico gli altri laureati in inglese?),
dopo essere volontariamente scattata in piedi per sparecchiare
e lavare i piatti al puro scopo di erigere una barriera fisica fra
me e loro, mi sono messa in posizione strategica in cucina. Alle
dieci mia madre mi ha scoccato un bacio sulla guancia come se
stesse spargendo sale sul vialetto. Sogni d'oro ha detto noncurante.
Mio padre era gi sgattaiolato via senza tante cerimonie.
Ho tentato di leggere sentendo in sottofondo il ronzio irregolare
del frigorifero, ma quasi subito ci ho rinunciato, ho
spento le luci e sono rimasta ad aspettare il rumore della macchina
di Adrianna che imboccava il vialetto. Mi sono trasformata
in 53,5 chilogrammi di orecchio umano, vibrando a ogni
spinta d'aria, a ogni schiocco e scricchiolio della casa finch, nel
momento in cui l'orologio digitale sui fornelli segnava le undici
e ventotto, la sua sagoma  apparsa sulla soglia. Adrianna ha
acceso la luce, ha detto: Oh! e si  sfilata il parka, sotto il
quale  comparso un abito lungo di velluto marrone, morbido,
con un complicato ricamo floreale sullo sprone. Orrendo.
Dove sei stata? ho detto.
A lavorare.
Lei ha gettato la giacca su una sedia della cucina senza far
caso al mio silenzio allusivo.
Nessuno resta alzato fino a mezzanotte a preparare una
lezione per dei bambini di terza elementare.
Io s. Ma che ti  preso?.
Che ti  preso a te! ho detto io eludendo la domanda. Lo
sai di che cosa odori?.
Jean Nat?.
No, sorella, odori di sesso.
Che volgare ha detto lei scansandosi mentre mi sporgevo
ad annusarla. C' stata una breve colluttazione nella quale ho
tentato di fiutarle mani e capelli, ma lei mi ha schivato, ridendo
nervosa e lanciando dei piccoli, sgradevoli grugniti. Volevo solo
stuzzicarla, ma la sua reazione mi ha fatto pensare che senza
volere ero sulla pista giusta. Siccome Adrianna ha il decoro di
una puritana e farebbe qualunque cosa pur di mantenerlo, ho
smesso di rincorrerla e mi sono messa a dirle cose che non
voleva sentirsi dire. Mi ha interrotta, mi ha risposto in maniera
evasiva, ha tentato di farmi tacere ma alla fine, quando l'ho
minacciata di metterla in imbarazzo dalla punta dei capelli alla
punta dei piedi - svelandole i particolari della mia vita erotica
- ha ceduto.
Va bene, va bene. E vero, non ho lavorato. Mi sono vista
con una persona.
E chi sarebbe? ho chiesto in tono disinvolto.
Lei ha aperto il frigorifero e ha fatto finta di guardarne il
contenuto. Non lo conosci ha detto alla caraffa col filtro
marca Brita.
E tu che ne sai? Invece potrei. Conosco un bel po' di gente.
Pi di quanta ne conosci tu. Magari con lui ci sono anche gi
uscita.
Sei competitiva da fare schifo.
Sono sbottata in una risata ironica. Guarda che non ci
penso proprio a competere con te.
Puoi pure smetterla di provare a estorcermi notizie, tanto
non dico niente. Ha richiuso il frigo ed  rimasta l a fissare
apatica le calamite con le foto che ingombravano lo sportello.
Bene ho detto con la massima magnanimit di cui sono
capace. Anche se ti comporti come un cane che seppellisce freneticamente
l'osso in giardino, mi sembra una notizia favolosa.
Sicuramente questo lui sar degno di tanto mistero. Oltretutto
segna anche la fine di un lungo periodo di astinenza, o sbaglio?
Non  Eddie Wisbey, no?.
Eddie Wisbey era un tizio basso e tarchiato con la barba
rossa che alle superiori aveva tentato pi volte di mettere su un
club di contraddanza.
Quanto sei spiritosa ha detto Adrianna.
 solo che non mi capacito di chi possa essere. Dico sul
serio.
Io me ne vado a letto.
Okay. Senti, per.... Le ho sfiorato leggermente un gomito.
Due innamorati non possono nascondersi in eterno. Io
capisco che magari non volete che mamma si immischi nei fatti
vostri ho aggiunto con aria grave. Certe volte diventa cos...
oddio, diciamo imbarazzante... e manca completamente di
tatto. Ma io sono tua sorella. Sono pari a te, per cos dire.
Io mi sento decisamente senza pari ha detto Adrianna.
...Quindi, se ti servisse qualcuno per esaminare questa persona
- tipo un'ambasciatrice di famiglia, dico - io sono a disposizione.
Guarda che farei tutto per bene. Non si accorgerebbe
nemmeno che sono l per giudicarlo. Io gli uomini so metterli a
loro agio.
Adrianna mi guardava inorridita. Perch dovrei volere che
qualcuno esamini la mia relazione? Non sono una persona
adulta? E una relazione sentimentale non si basa sulla fiducia e
sulla confidenza?.
Sulla fiducia e sulla confidenza? Dio buono! Naturalmente
mi era gi capitato di cogliere i fumi delle sue psicociance; ma
in quel momento una persona che credesse davvero a quelle
baggianate avrebbe lasciato cadere il discorso o semplicemente
mi avrebbe piantata in asso. Invece Adrianna ha riaperto il frigorifero
con un sospiro e si  messa a mangiare meccanicamente
il pur di patate, intingendo le dita dentro la vaschetta. Ho
sfruttato il vantaggio come potevo.
La mia proposta non voleva essere offensiva, Adrianna.
Non  mica colpa mia se hai scarsa autostima. Magari fossi riuscita
io a vedere meglio in prospettiva la personalit di Lars fin
dall'inizio. Se una persona di cui mi fidavo lo avesse conosciuto,
mettiamo, a dicembre e mi avesse dato un'opinione sincera su
di lui, forse non ci sarei mai andata a convivere.
Lars lo abbiamo conosciuto tutti. Ci  sembrato simpatico.
Pi simpatico di te, a volte. Non vorrai mica farmi credere che
se ti avessi detto di mollarlo tu l'avresti mollato... Roba da pazzi!
Come se uno potesse gestire il proprio cuore in condominio....
Non voglio parlare di quel coglione idiota di Lars. Voglio
parlare del tuo ragazzo. E di, sono tua sorella. Quand' che me
lo fai conoscere?.
Mai.
Dimmi almeno come si chiama.
No.
Ma perch? Dammi solo un buon motivo.
Perch tu non hai il senso del limite. Perch sei meschina e
arida verso gli affetti altrui. Perch se un amore appena nato
fosse un fiore del tuo giardino, tu andresti l a calpestarlo.
Oddio santo. Stai dicendo che ti sei innamorata?.
Il discorso  chiuso. Adrianna si  leccata un grumo di
pur sul polso e con passo pesante se n' andata a dormire.
Probabilmente avrei dovuto aspettare; col tempo, magari, si
sarebbe ammorbidita e di certo io avrei preferito lasciarle portare
avanti la sua storia in privato. Ma le sue parole mi avevano
messa in allarme. Adrianna si vedeva con questo tizio, secondo
i miei calcoli, da due settimane e gi pensava di essersi innamorata?
E peggio ancora, pensava che l'amore fosse un fiore? Data
la sua scarsa esperienza nella sfera dei rapporti personali, ho
ritenuto che fosse mia responsabilit tenerla d'occhio.
L'occasione l'ho trovata un gioved pomeriggio che  rincasata
verso le cinque, ma solo per cambiarsi, ha detto mia madre.
Doveva uscire di nuovo.
Per andare dove?.
Io non glielo chiedo ha risposto mia madre.
Era in lavanderia (a piegare panni, perennemente a piegare
panni).
Esco anch'io ho annunciato. Non ti preoccupare se per
cena non torno.
Con questo freddo? ha replicato lei. E non hai nemmeno
la macchina. Dov' che te ne vai, tu?.
Camuffando il risentimento che mi aveva suscitato quel
tono, lo confesso, ho borbottato qualcosa di improbabile
accennando a una boccata d'aria fresca e un po' di moto.
Adrianna era ancora in camera sua che rovistava nell'armadio,
perci ho avuto tempo in abbondanza per infilarmi
affannosamente il cappotto e nascondermi sul sedile posteriore
della sua automobile sorprendentemente lercia. Sono rimasta
stesa l immobile, senza cedere alla tentazione di leggere la sua
posta accartocciata o di rimettere i cappucci alle penne a sfera.
Quando si  aperto lo sportello, Adrianna  salita con un
mmmmff e ha avviato il motore, per fortuna senza accorgersi
di me.
Non so se ho gi avuto occasione di parlarne, ma io non
guido molto. Ho la patente, ma non mi piacciono n le strade
che non conosco, n le viuzze, n mi piace guidare col buio, o
in autostrada, o col brutto tempo. Nel migliore dei casi mi viene
il batticuore, le mani mi sudano e non riesco a smuovere
neanche il perineo. Siccome preferisco lasciar guidare gli altri al
mio posto, bado pochissimo alla navigazione e, quando si tratta
di dare indicazioni stradali, tendo a mantenermi un po' sul
vago. Pur sapendo che mia sorella aveva imboccato Curtis Boulevard,
dopo una serie veloce di svolte ho perso l'orientamento.
Vedevo solo le cime degli alberi senza riuscire a seguire le curve
delle vie. Non avevo la minima idea di dove ci trovassimo,
quando una scarica di elettricit statica mi ha fatto sussultare.
Un drive-in! Che il suo ragazzo lavorasse l? Adrianna ha
ordinato un hamburger e la voce all'altoparlante le ha risposto
senza amore e senza indebito entusiasmo. Poi siamo andate in
un secondo drive-in; che il suo ragazzo lavorasse l? No,
Adrianna ha ordinato un frappuccino al caramello e poi ha proseguito.
Cominciavo a dubitare di quell'avventura, quando
l'auto si  fermata e mia sorella ha spento il motore. Mi sono
resa conto che avevamo parcheggiato in un vialetto d'accesso.
Adrianna ha ingollato l'ultimo boccone di panino e ha buttato
didietro il sacchetto di carta, che mi  atterrato sul collo. Un
lungo silenzio - durante il quale si  controllata i denti nello
specchietto - poi ha aperto la portiera e si  rovesciata fuori. Ho
contato fino a venticinque e poi l'ho seguita.
Mia sorella mi aveva portata davanti a una casa unifamiliare,
un'abitazione modesta su due livelli con il rivestimento esterno
di alluminio giallognolo e le finestre imbarcate. Si arrivava alla
porta d'ingresso percorrendo un vialetto di cemento giudiziosamente
sgombrato dalla neve, ma io sono passata sul prato per
paura che lei si accorgesse della mia presenza. Quando ho sentito
crocchiare la neve sotto i piedi mi sono resa conto con rammarico
che stavo lasciando delle impronte. Ma nonostante
quell'errore, l'aria fredda della sera, la luna argentea in cielo e
l'improvvisa consapevolezza che in quella casetta tozza
Adrianna potesse correre un pericolo mi hanno esaltata. Sono
corsa verso un varco nella siepe e mi sono accovacciata sotto
una finestra con una tenda chiusa, sperando di udire qualcosa.
Ho udito il vento. Uno scoiattolo indaffarato su un albero. Lo
stereo di un vicino (Bonnie Raitt, credo). E poi, all'interno di
quella casa ignota, ho distintamente udito uno strillo.
Non c' stato il tempo per pensare. Sono saltata su e mi sono
catapultata sulla porta, che si  aperta di botto e mi ha piombata
nell'oscurit. Ho fatto qualche passo incerto e l ho sentito
dei rumori, strani versi brevi e ansanti, come se Adrianna fosse
in terra a farsi tagliare la gola.
Chi  l? ho gridato inciampando avanti, tastando il muro
con la mano finch non ho trovato un interruttore. Si sono
accese delle luci sfolgoranti e ho visto mia sorella seduta sulla
faccia di un tizio.
Lo conoscevo. Ovviamente non l'ho capito subito, ma
quando la scena si  smontata, mi  apparso chiaro a chi apparteneva
quella faccia: era il preside della scuola media in cui insegnava
mio padre, un amico dei miei genitori. E ora che ci
pensavo, io in quella casa c'ero stata da piccola un paio di volte,
a fare l'albero.
 gi scioccante e sgradevole vedere tua sorella che si d in
pasto a un tizio, figuriamoci a un vecchio. Ho cacciato un urlo.
Ha cacciato un urlo anche lei. Mi  venuto un mezzo conato e
poi lui, il professor Tatum, si  alzato in piedi pulendosi la bocca
su una manica e ha provato a far finta che si trattasse di una
situazione in cui la gente pu guardarsi negli occhi.
Ma mi hai seguito fin qui? ha detto Adrianna. Dopo di che
- ora non ricordo le parole precise - mi ha definita una maniaca
persecutrice pi altre cose nella stessa vena melodrammatica. Il
professor Tatum ha provato a calmarla.
 successo qualcosa? ha chiesto a me. I tuoi, tutto a
posto?.
I miei godevano di ottima salute e non potevamo augurarci
di meglio, ho ammesso.
E allora perch sei qui? ha detto Adrianna.
Perch credevo che avessi parlato di un ragazzo. E volevo
essere sicura che non ti fossi cacciata in un guaio o che non ti
stessi svilendo inutilmente.
Ma sta' zitta ha detto lei. Non mi sto mica svilendo!.
Ma Adrianna!. Chiaro che il mio  stato un mero tentativo
per non dire cose tremendamente scortesi riguardo al professor
Tatum mentre era l che armeggiava con la fibbia della cinta;
per mi ci sono messa d'impegno. Ho alluso alla sua persona
senza chiamarlo per nome. E ho fatto riferimento alla loro relazione
chiamandola questo come in: Questo  un errore tremendo.
Questo  uno di quei casi in cui si confonde l'et con
l'esperienza. Forse dovresti parlare di questo con un terapeuta
abilitato. Adrianna qui si  proprio offesa, ma nel tentativo di
mantenere le cose entro i limiti di uno scambio civile ha detto:
Senti tu da che pulpito viene la predica. Ma non ti pare che
le stagioni non siano pi quelle di una volta?. E cos via
citando, con i rispettivi argomenti che finivano strangolati in un
orrido macram di luoghi comuni. Guarda che l'abito non fa il
monaco. Ma io non sto dicendo questo, dico solo che non 
tutt'oro quel che riluce. O mangi questa minestra, o salti dalla
finestra. Avevo semplicemente esclamato: Ambasciator non
porta pena quando Adrianna ha agguantato un fermacarte di
resina dal tavolino. L'ambasciatore dev'essere mandato da
qualcuno ha ululato.
Signore!  intervenuto il professor Tatum.
Non c'erano signore presenti - si trattava di un appello
immaginario - ma ha comunque indotto Adrianna a posare il
fermacarte. Anche fra loro due c' stata una breve lotta, fatta di
un numero imbarazzante di allacciamenti e gesti affettuosi che
ho cercato di non vedere, e alla fine Adrianna  uscita come una
furia e se n' andata via prima che potessi chiarire le cose, in
particolare che il passaggio me l'aveva dato lei.
Il professor Tatum mi ha guardata con tacito sgomento.
Vuoi sederti? mi ha chiesto.
Non dov'era seduta mia sorella.
Miravo a sdrammatizzare la situazione, ma lui non ha capito.
Era cos vecchio...
Sei rimasta traumatizzata. Perch non ti siedi sul Chesterfield?.
Mi ha indicato un divano di pelle trapuntato con lo
schienale alto, tutto screpolato. Vado a prenderti un bicchiere
d'acqua.
Dopo avermi portato il bicchiere di vetro ondulato verde
della Grande Depressione, ha cominciato a dire: Non  mica
come pensi tu....
Lei, professore, non sa cosa penso.
Lui ha alzato una mano venata di violaceo, macchiata dall'et.
Ti conosco da sempre, chiamami Don, per favore.
E io conosco lei da quando aveva cinquant'anni l'ho
schernito. Sedevo a braccia conserte, con le caviglie incrociate.
Dov' adesso la signora Tatum? Al corso serale per profughi?
In giro per negozi a comprare i regali di Natale? A cena fuori
con i nipotini?.
Mia moglie  morta otto anni fa ha detto lui sommessamente.
Se non erro, sei anche venuta al funerale.
Ah, s?. Oddio.  comparso il fosco ricordo di una volta
che mi avevano trascinata nella sede di un'impresa di pompe
funebri per la prematura dipartita di una signora, la memoria
vaga di una donna che in qualche modo sembrava fosse morta
di femminilit. Non rammentavo i particolari, ma non mi sarei
lasciata disarmare dalla piet; perci ho rapidamente porto le
condoglianze al professor Tatum e poi gli ho fatto presente che
la sua relazione con mia sorella non era certo ci che la mia
famiglia poteva sperare per lei. E il fatto che lui e Adrianna la
stessero portando avanti in segreto indicava che ne era gi consapevole.
Il professore ha risposto alle mie obiezioni con un prevedibile
atteggiamento di pseudoraffinata spavalderia. Era questione
di privacy, non di segretezza. Due adulti consenzienti. Un
raggio di sole chiassoso e inatteso nella sua vita tranquilla, per
non dire cupa. Se mi fossi data un attimo di tempo per riprendermi
e comprendere, forse avrei addirittura scoperto di volermi
scusare per l'intrusione. Immagino che quello fosse il
modo in cui il preside si rivolgeva agli adolescenti delinquenziali
che convocava nel suo ufficio: ragionevole, leggermente
contrariato, imparziale, con una punta di autocommiserazione,
per convincerti che la parte lesa era lui.
Professore, le tremano le mani perch  nervoso o perch
 vecchio?.
Lui, sorpreso, ha tirato indietro le mani e le ha intrecciate in
grembo. Mia cara, penso davvero che la tua sia una reazione
eccessiva. Tua sorella non  minorenne.
No, ma  sminuente l'uso che  stato fatto di lei. Adrianna
non ha mai avuto un fidanzato. Gliel'aveva mai detto?.
Lui ha sorriso con indulgenza e mi ha ripreso. Sei stata
sempre la provocatrice, tu.
Se proprio vuole saperlo, io ero la bella e non mi va gi
l'idea che lei creda di potersi divertire con Adrianna solo perch
 il brutto anatroccolo di casa.
Il professore mi  sembrato interdetto. Tu sottovaluti certamente
tua sorella. Adrianna  tutt'altro che brutta. Poi si 
alzato per farmi capire che il colloquio era finito. Ritengo che
tu debba chiarire questo discorso con lei.
Bene. Ma non so come tornare a casa.
Come sei arrivata fin qui?.
E a questo punto ha avuto inizio il solito discorso imbarazzante.
Non sei venuta in macchina? No, niente macchina. Non
guidi? S, certo, sono capace, per non ho la macchina. Ah no?
Be', ho la fobia della guida. D'accordo ha detto lui gelido.
Ti riaccompagno io.
E quella s che  stata una sgroppata divertente.
...
.
...
Capitolo quindicesimo.
...
.
...
Adrianna non mi ha pi parlato per due settimane. In
assenza di spiegazioni da parte sua, ho cominciato a
considerare la sua relazione amorosa sotto una luce
nuova. Forse, ragionavo, gli si  seduta in faccia per motivi economici.
Forse si  lasciata fare da lui certe cose in cambio di
denaro, mossa da un progetto a lungo termine per poter ripagare
il debito della carta di credito e riandarsene via di casa. Ma
nonostante tutto, per quanto provassi a immaginare Adrianna
nelle vesti della sfruttatrice, di quella che concede favori sessuali
in cambio di soldi, sbattevo sempre contro la sua fondamentale
bont d'animo. Adrianna aveva parlato d'amore
paragonandolo a un fiore che poteva finire calpestato; molto
pi probabile che fosse convinta di amare il professor Tatum
senza rendersi conto di quanta parte avesse la stabilit economica
di lui in quell'attrazione. Una volta ho commentato certo
che i soldi di Zio Paperone fanno gola e lei, senza capire minimamente
cosa volevo dire, ha riesumato dalla memoria con
entusiasmo infantile le monete di cioccolato della Disney.
In ogni caso, dovevo capire i contorni di quella storia. Da
quanto tempo Adrianna frequentava il professor Tatum? Frequentava
solo lui o c'erano magari anche altri uomini anziani e
poco attraenti? Per dare una risposta a questi interrogativi mi
sono avventurata in camera sua mentre era a scuola. Cercavo un
diario; invece ho trovato un pacco di lettere. Che roba patetica!
Adrianna le aveva legate con un nastro d'oro preso da una scatola
di cioccolatini e le aveva nascoste sotto il materasso. Potrai
ben immaginare, lettrice, cosa scriva a una giovane donna un
vecchio convinto che nessun altro legger le sue boiate. Quella
di ieri  stata una serata indimenticabile (con noiose rievocazioni
un po' poetiche e un po' porno di ci che non poteva dimenticare).
Nomignoli affettuosi in lingua straniera: mi muneca, mon
petit canard en plastique. Posti in cui voleva portarla, che voleva
farle vedere, in cui voleva toccarla, eccetera. La grafia non era
male ma probabilmente aveva scritto quelle lettere con le bifocali
nuove. Era una mia fantasia o le pagine odoravano davvero
di magnesia, di sapone di glicerina? Adrianna non le aveva sistemate
in ordine cronologico, ma a poco a poco ho individuato
una suddivisione sentimentale. Sulla sinistra della scrivania ho
messo le lettere post-sesso: grazie per ieri sera, sei cos bella che
proprio non ti merito, eccetera. Sulla destra, preghiere e promesse:
dammi tempo, dimmi cosa ho fatto che non andava, so
che posso farmi perdonare, eccetera. E nel caos in mezzo, tutto
il resto: la fotocopia di un sonetto di Shakespeare (quello sui
cori spogli in rovina, per ovvi motivi), il testo di Ain't
Misbehavin' e una nota del provveditorato agli studi sull'importanza
di inserire i cereali nei pasti che si consumano a scuola.
Inizialmente credevo che mi piacesse giocare a fare la detective;
ma al terzo elogio di un piccante paio di mutande di
Adrianna non ce l'ho pi fatta a leggere, men che meno a mettere
in ordine le lettere e identificare le date.
Ormai ne sapevo abbastanza: la storia si era spinta anche pi
in l di quanto temessi.
Mamma, tu lo sai con chi si vede Adrianna la sera?.
Perch, tua sorella si vede con qualcuno?. Mia madre ha
alzato lo sguardo dalle mele che stava scavando con un attrezzo
dall'aria medievale agganciato al piano di lavoro.
Con qualcuno che tu conosci. Non ti va di chiederglielo?.
Se vuole, ce lo dir lei.
Quando se la sente ho detto facendole il verso.
Appunto.
Ecco come sono i genitori di larghe vedute. Fieri del proprio
cosiddetto rispetto per i confini, quando noi pestavamo una
cacca di cane i miei si giravano dall'altra parte. Erano curiosi?
Se avessero saputo che la figlia minore scopava con un vecchio
amico di famiglia, gliene sarebbe importato qualcosa? Forse no.
Forse avrebbero detto: be', se non sono fatti l'uno per l'altra,
sicuramente Adrianna lo capir da s. Mi sembra di sentire
mia madre: Noi siamo sempre stati dell'idea di lasciare che le
nostre figlie decidessero in autonomia.
Purtroppo devo dire che, nonostante la scioccante scoperta
della tresca di Adrianna, le cose sono andate avanti come al
solito. Adrianna mi evitava e io mantenevo il suo segreto, scocciata
a morte ma fiduciosa che prima o poi sarebbe aumentato
di valore. Mi sono abituata a seguire un certo ritmo in compagnia
di mia madre, che si divideva tra la cucina, il bucato, le
faccende domestiche, l'acquagym, le lezioni di ballo, la spesa
alla Costco e alla Wild Birds Unlimited e le ripetizioni a studenti
che arrancavano in latino. Nei weekend pap e Adrianna
ci piombavano addosso, rompendoci le scatole con i loro programmi
scolastici, le sbafate in cucina, la televisione. Certe sere
mangiavamo tutti e quattro insieme e poi ci mettevamo nella
stiva a guardare Moulin Rouge o qualsiasi altra cosa ci fosse in
tiv; altre sere mangiavo da sola con i miei e immaginavo
Tatum che mangiava la patata di Adrianna. Dopo di che mia
madre tirava fuori gli annunci e, discreta come sempre, tentava
di stimolare in me l'entusiasmo per un eventuale futuro
impiego.
Ecco, qui ce n' uno buono.
Uno buono di che?.
THE CROWDED CLOSET. Commessa esperta. Chiedere di
Doug.
I negozi non mi interessano. Specie quelli di roba usata.
Vestiti di morti e scarti di altra gente? No, grazie, preferisco
occuparmi del guardaroba mio.
A proposito ha detto mia madre, ti ho un po' riorganizzato
i panni. Ho dato solo una controllata veloce, ma ho tolto
roba parecchio consumata: la felpa col cappuccio che portavi al
liceo, le magliette del laboratorio di teatro, vecchi calzettoni
bucati. Le ho fatto segno che andava bene. Lei ha continuato
a leggere.
Cerchi un lavoro di poco fumo e molto arrosto? [qui mi
ha fatto l'occhiolino]. Macelleria locale seleziona
TAGLIATORE/TAGLIATRICE.
PERSONA DI SERVIZIO. Famiglia di 6 persone
sempre pronte a divertirsi cerca aiuto per gestire vita
domestica senza intoppi. Richieste ottime capacit di
lavanderia (stiratura e rammendatura comprese).
THE PRETZEL PLACE cerca personale dinamico e
solare per servizio al banco. Rivolgersi filiale presso
centro commerciale.
A te piacciono i pretzel morbidi ha aggiunto mia madre
con aria speranzosa.
Lasciami in pace ho detto io. Se vuoi lavorare sui problemi
di qualcuno, concentrati sull'altra tua figlia. Ma lei non
ha mai colto le mie allusioni.
...
.
...
Capitolo sedicesimo.
...
.
...
Richard stava facendo la muta e per quanto fosse spelacchiato
c'era qualcosa di invidiabile nella sua capacit di
ricominciare. Ho aperto il libro, ma non riuscivo a leggere
una riga; in camera faceva caldo e mi sembrava che ci fosse
un'aria viziata.  grande,  forte ed  di nuovo fra noi ! ha detto
Richard tirando fuori una penna verde brillante tutta masticata.
Ci ho pensato un po', poi ho preso la penna e l'ho portata da
Adrianna.
Vuoi un segnalibro? le ho chiesto facendogliela vedere.
Lei ha chiuso la porta.
Ho provato a leggere in soggiorno, ma mio padre teneva la
tiv a un volume cos alto che lo sentivano fino alle Dry Tortugas.
In cucina mia madre pelava carote ascoltando The Fabulous
Danny Boy Album, una canzone sola, dodici artistiche
interpretazioni.
Per quanto tempo sar costretta a restare alla fonda in
questo vecchio porto? ho detto accasciandomi sulla penisola.
Ti senti male? ha chiesto mia madre.
No.
E allora  la quarantena. Ha smesso di pelare carote e un
attimo dopo aveva gi preso la borsa, mi aveva messo in mano
un po' di soldi e mi aveva esortato a uscire di casa. Il tempo
faceva schifo ma sono uscita lo stesso. Mi sono trascinata per
qualche isolato facendo finta di godermi l'aria fresca, poi sono
andata dritta in un centro commerciale e ho scoperto una paninoteca
aperta da poco.
Piccola e perlopi di plastica, la paninoteca offriva servizio al
banco, tre spar abbastanza appiccicosi da scoraggiare una permanenza
prolungata e un tabellone di vinile per il menu con le lettere
bianche mobili, disposte quasi sempre con qualche fatale errore
d'ortografia (ad es. pane bianco, di segale, alla cipolla o intregale).
Un posto in cui non tornare. Ma destino ha voluto che conoscessi
la ragazza che serviva al banco: una tipa cicciottella con un occhio
verde e uno azzurro. E bastato uno sguardo ed  stato come cadere
a terra a quattro zampe per imboccare il tunnel del passato.
Patty Pacholewski! E tu che ci fai qui? Ma guarda che
incredibile colpo di fortuna.
Ci conosciamo? mi ha detto la ragazza spalluta pulendosi
le mani sul grembiule.
Maestra Buskirk, quinta elementare e seguenti. Non ti
ricordi?.
Superato lo stupore iniziale, ci siamo messe subito a chiacchierare
amabilmente, rimembrando i pomeriggi che avevo trascorso
a casa sua (abitava sulle rive di un lago, in una dpendance
con una favolosa scala a chiocciola, e una madre che la scendeva
con aria torva). Le ho chiesto come stava il fratello piccolo
(bene) e il cane (morto) e come stavano il padre e la madre
(rispettivamente morto e bene), mentre lei mi ha chiesto perch
in settima ero stata cattivissima con lei, domanda alla quale non
ho saputo rispondere. Ho ordinato un panino con tacchino,
bacon e pomodori, ma la cosa che volevo sapere veramente era
se si ricordava di quando avevamo letto L'isola del tesoro e del
fatto che noi femmine stavamo sedute con le mani sotto il banco
a passarci i suoi braccialetti e i suoi anelli.
No, per mi ricordo abbastanza gli anelli.
I tuoi gioielli non sembravano mai usciti da un distributore
di gomme le ho detto con ammirazione.
Tu li disegnavi, te lo ricordi? Avevi un quaderno in cui
facevi l'inventario di tutte le femmine della classe e dei vestiti
che si mettevano.
No... ho detto io meravigliata. Per una cosa del genere
 proprio da me.
Mi  tornato in mente quando Long John Silver dice a Jim
Hawkins: Tu sei un osservatore. Tante volte mi capita di
andare a fare una passeggiata e qualcuno mi indica una cosa a
cui non avevo fatto caso: il cielo che sembra velato, i crochi in
fiore, la tana di qualche animaletto che abbiamo appena oltrepassato,
e chi pi ne ha pi ne metta. Da quando ci eravamo
lasciati con Lars temevo di non essere un'osservatrice, ma ovviamente
lo sono;  solo che io noto cose diverse.
Chi? mi ha detto mia madre qualche ora dopo, ficcando
la testa nell'asciugatrice. Questo filtro si sta mangiando tutti
gli asciugamani. No, non me la ricordo. Cio, il nome non mi 
nuovo. Una delle tue compagne delle elementari?.
Ma dai, mamma, come fai a non ricordartela? Patty Pacholewski
in quinta era una divinit.
Ho scansato una cesta vuota e mi sono seduta sul mobile
pensando a Patty. Ai suoi braccialetti a forma di cuore e ai suoi
anelli a forma di delfino che indossavamo a turno. Alle sue
camicette color pastello con le maniche a sbuffo e il colletto
arrotondato. Al concerto di un giorno di festa in cui si era messa
una camicetta di raso bianco scivoloso. Al bracciale con i ciondoli
e la chiusura a cuore, alla mia giacca a vento verde pappagallo
con i lacci bianchi del cappuccio che a forza di masticarli
si erano ridotti a una poltiglia, al suo sette ottavi di lana spazzolata
leggera color rosa chiaro, appeso nel vestibolo tre ganci
sotto il mio. E al suo ombrello! Rosa anche quello, con il manico
bianco a forma di cigno.
In classe mi spostavo sempre con tutto il banco per vedere
meglio a volte l'occhio azzurro, a volte l'occhio verde.
Era diabetica?.
No, quella era Johanna Miller ho detto stizzita.
Povera. Mia madre ha lasciato cadere una palla di laniccia
scura nel secchio delle immondizie, poi si  girata a guardarmi
con una faccia francamente preoccupata. Gli hai dato da mangiare
oggi a Richard? Quando sono andata in camera tua a
prendere i vestiti, mi sembrava spento. Gli ho portato il taboul
avanzato.
Okay, bene.
Tesoro mio, un uccello  una responsabilit. Devi dargli da
mangiare tutti i giorni, non solo quando ti va. Inserire qui predica
sulla nutrizione. Secondo tuo padre, deve fare un po' di
moto.
Quando mia madre aveva nominato Richard, il suo sguardo
severo mi aveva procurato una fitta; mi ero sentita come Jim
Hawkins quando un coltello lo inchioda a un albero della nave.
Ma l mi sono messa a ridere. Pap ha detto cos?.
Lo sai com' fatto. Ma perch ridi?.
Cos, senza un motivo.
Dopo, per, sono entrata decisa in camera di Adrianna e le
ho detto: Quante volte  successo che mamma ti ha preso da
parte e con un tono volutamente casuale ti ha detto: Tuo padre
la pensa cos, Per tuo padre la cosa importante  questa?.
Mi pareva che noi due non ci parlassimo.
Di, diamoci un taglio le ho detto. Scusa se sono entrata
come un panzer mentre stavi a cavallo di nonno, ma quando ti
ho seguito fino a casa sua mica sapevo che cosa avrei visto.
Comunque, a mamma e a pap non ho detto niente. Per cui il
tuo segreto con me  al sicuro.
Adrianna mi ha guardata con aria circospetta. Ultimamente
i suoi appuntamenti erano diventati un po' irregolari e avevo
intrasentito delle telefonate fatte sottovoce a tarda sera. Avevo
dedotto che la tresca non procedeva granch bene, ma mi ero
strategicamente imposta di non indagare. Mi sono stesa sul tappeto
di camera sua e piano piano ho tirato su le gambe e le ho
spinte all'indietro oltre la testa. Se non hai i mezzi per le
sedute mi aveva detto Bev, fa' qualcosa che puoi permetterti
e mi aveva dimostrato piuttosto energicamente una posizione
yoga che si chiamava l'aratro. Facevo spesso l'aratro leggendo
L'isola del tesoro-, ma in quella posizione mi doleva il
collo.
Comunque ho detto boccheggiando, hai capito che cosa
voglio dire riguardo a mamma. E come se facesse appello ai sentimenti
di pap quando le pare che i suoi abbiano bisogno di
rinforzi. Ho riportato gi le gambe sul tappeto e ho espirato.
Tu devi trovarti un lavoro ha detto Adrianna. Devi allargare
la tua visione della vita, devi allargare i tuoi interessi.
Ma questo significa guardare le cose in un'ottica materialista.
Ora come ora sto compiendo un viaggio spirituale e non
sono cos ingenua da credere che un lavoro risolva i miei problemi.
Quando il fortino si riempie di fumo e Jim Hawkins e gli
altri dell'equipaggio pensano di essere in trappola, il capitano
grida: Fuori, ragazzi, fuori, combatteteli all'aperto!. Allora
Jim agguanta una sciabola.
Mi sa tanto che le possibilit di agguantare una sciabola
siano passate da un pezzo ha detto Adrianna. Ho litigato con
Don ha aggiunto di getto.
A quanto pare, mentre io mi prendevo la briga di raccontarle
un episodio cruciale del romanzo che mi aveva cambiato la vita,
lei si era concessa di vagare con la mente ed era finita dritta nel
vicolo cieco della sua tresca pietosa. Non potendo fingermi sorpresa,
ho finto brevemente di non sapere a chi si riferisse.
Adrianna aveva un tale bisogno di confidarsi con qualcuno che
ha lasciato correre la presa in giro.
Non proprio litigato ha detto. Ma ultimamente c' stata
un po' di maretta. La cosa mi sconcerta proprio....
Vi pensavo innamoratissimi.
Ma infatti ha detto lei, sorda a ogni sarcasmo. Il sentimento
che ci lega  pi forte che mai. Dico sul serio, non c'
uomo migliore di lui. Qui ho dovuto stare attenta a trattenere
un conato. Per abbiamo cominciato a discutere su piccole
cose ha proseguito. E io mi sto stufando di doverlo sempre
rassicurare sull'et.
Ah, quindi si sente... anziano?.
Io gli dico che non m'importa, mi piace il fatto che sia un
uomo maturo che sa quello che vuole, ma lui dice che non so
cosa mi perdo. Ha paura che mi stia privando di una vita amorosa
pi eccitante.
Effettivamente  vero che non ti sei data da fare granch....
Ma io non voglio darmi da fare!. Adrianna la pensava
diversamente. In realt credo che il problema sia che suo padre
sta male e sua madre, che ha qualche anno di meno del marito,
non ce la fa pi a occuparsi di lui, per cui Don, vedendoli in difficolt,
immagina come potrebbe andare a finire tra di noi.
I suoi sono ancora vivi? Saranno decrepiti!.
Non so se lo sai, ma la vita media si  allungata parecchio.
Nell'Isola del tesoro non si parla tanto d'amore. Se lo leggessi,
ti renderesti conto che  pi uno studio dell'amicizia fra
uomini. Probabilmente  per questo che lo trovo cos liberatorio.
Non ne posso pi delle storie d'amore in cui la donna si
esaurisce a forza di darsi completamente all'uomo, di lasciarsi
ossessionare dai suoi andirivieni.
In quel momento il portatile sulla scrivania ha fatto bip: le
era arrivata una e-mail. Probabilmente  lui ha detto
Adrianna. Ti dispiacerebbe uscire? Vorrei leggerla da sola.
Figurati ho detto alzandomi. Credevo che voi due comunicaste
solo per posta ordinaria.
E come t' venuta quest'idea?.
A questo punto, e lo dico con un certo imbarazzo, il mio
sguardo si  spostato sul materasso sotto il quale Adrianna
custodiva la sua orrida collezione di epistole amorose. Lei ha
seguito il mio sguardo ed  diventata rossa come un peperone.
Esci da questa stanza ha detto con voce tremante. Esci!.
La volta successiva che ho controllato, il pacchetto legato col
nastro era sparito. Sarei riuscita a trovarlo, sono sicura, ma
avevo di meglio da fare che non metterle la camera sottosopra.
Ormai mi ero studiata L'isola del tesoro ben bene e i miei studi
stavano fruttando: mentre facevo la fila davanti al banco della
panineria, sono riuscita a snocciolare a Patty un paio di Valori
Fondamentali ancora prima che mi battesse lo scontrino.
Dov'ero arrivata? ho detto mentre stava rompendo sul
bordo della cassa un rotolo di monete da 25 centesimi. Ah, s.
Insomma, adesso che mi sono sbarazzata di un lavoro tremendo
e di un fidanzato tremendo, sono libera di indirizzare la mia vita
verso strade che mai avrei immaginato. Ti ho mai raccontato
come ci siamo conosciuti io e Lars? Non  che abbia visto in lui
un fidanzato e l'abbia preso al volo, mica l'ho scelto in un
campo di maschi. In quella storia mi sono lasciata trascinare
come un legno dalla corrente, non so se mi spiego. Ma quando
mai Jim Hawkins si lascia trascinare? Tutte le cose che fa -
grazie, ma mi sa che mi devi ancora cinque centesimi - tutte le
cose che fa nascono da una sua idea precisa. Patty, dovresti proprio
leggerlo, L'isola del tesoro. Sbaglio, o con questo lavoro
della panineria sei tipo l che traccheggi nel porto? Scommetto
che se leggessi una trentina di pagine tireresti su l'ncora e partiresti
per il mare aperto verso la tua meta!.
Io una meta gi ce l'ho ha detto Patty. Finire il turno
riducendo al minimo ogni contatto umano.
Che spasso, quella Patty!
Sar sincera, io sono il tipo che butta via le cose - lettere,
foto, gente e vestiti scialbi - e incontrare Patty  stato come
ritrovare nell'armadio una cosa vecchia di cui volevo disfarmi.
L per l ti d fastidio (Questa mi pareva di averla gi buttata
via), poi a poco a poco ti rendi conto della fortuna che hai
avuto. Una volta ho buttato un arricciacapelli e ho portato i
capelli lisci per tre mesi; poi, proprio quando mi sentivo pronta
per rifarmi riccia, ho ritrovato il ferro sotto un top di seta che
non avevo pi lavato. Era un po' destino. La spia si era rotta,
ma il ferro nel complesso funzionava.
Patty  stata un gran ritrovamento. Per certi versi ricordavo
con pi nostalgia la sua infanzia che la mia. Patty era l'unica che
cambiava pettinatura tutti i giorni: trecce di varie fogge, cipolle,
codini a banana. Era l'unica che si metteva i pantaloni con le
pinces e camicette a colori chiari. In quel momento, con tutto che
portava la camicia della panineria - che sapevo non essere stata
scelta da lei - e la visiera - che le opacizzava un po' la lucentezza
dei capelli - mi ha riportato indietro a un'epoca di dettagli caleidoscopici,
un'epoca in cui per una ragazzina un paio di lacci da
scarpe nuovi color arcobaleno o un nastro a pois su un fermacapelli
erano come la rivoluzione di un pianeta. E Patty, volente o
nolente, continuava a farmi ricordare tante cose. Una volta che
mi sono lamentata perch era stata di manica stretta con salse e
guarnizioni, mi ha schiaffato nel panino qualche sottaceto in pi.
Mica sto l a contare quanti ce ne metto. I sottaceti non sono
mica miei ha detto e all'improvviso mi sono messa a cantare:
Mamma tua e mamma mia
stanno nella stessa via.
Se le cantano ogni sera
e si dicono cos:
sotto sotto sottaceti
sottaceti gi
sotto sotto sottaceti
fuori ci vai tu!
La filastrocca che dicevamo saltando a corda, te la ricordi?
ho detto. Io e Enid Crawley la dicevamo sempre.
Enid Crawley  rimasta incinta in secondo liceo.
Ma di! Era la pi brava a saltare con due corde. Ora che ci
penso, l'anno scorso l'ho incrociata al centro commerciale e sembrava
una vecchia di cent'anni. Meno male che noi non siamo
rimaste inguaiate. Cio, presumo che a te non sia successo.
No ha detto lei pulendo con un panno una macchia inesistente
sul bancone. Per all'ultimo anno di liceo ho abortito.
Ma di! Non sapevo nemmeno che fossi sessualmente
attiva all'epoca. Scusa se te lo dico senza tanti giri di parole,
Patty, ma da quando ho riscoperto questo libro impronto la mia
vita all'insegna della franchezza. Sapendo cosa stava per
uscirmi di bocca, la mia gamba sinistra ha cominciato ad avere
degli spasmi. Mi sono appoggiata meglio sul bancone. Ti ho
parlato dei Valori Fondamentali, vero?.
S, li hai scritti l'altra settimana su una delle cartoline per i
commenti che diamo ai clienti.
Quindi sai anche che cosa ho in mente se ti dico che adesso
non posso battermi la grancassa, no? Quest'inverno mi  sembrato
una grossa battuta d'arresto. Come tu sai, io sono
AUDACE, e RISOLUTA, ma sul fronte INDIPENDENZA sono decisamente
lontana dall'obiettivo. Cio, non posso mica continuare
ad abitare dai miei se voglio ancora evolvermi. Ci abita anche
mia sorella, ma in questo periodo - te l'ho gi detto? - ha una
storia losca con un tizio molto pi vecchio di lei.
Avevo appena diciassette anni.  stato bruttissimo.
Come? Ma Patty, hai sentito qualcosa di quello che ti ho
detto?.
Lei mi ha guardato negli occhi: Devi trovarti una sistemazione.
S, esatto! Tu abiti da sola?.
No, con la mia ragazza.
Non capivo che volesse dire. Avete DUE camere da letto?.
Veramente ne abbiamo tre.
Quindi avete spazio in pi!.
Non proprio. Nel tentativo di fare un gesto enfatico, Patty
ha buttato gi una pila di bicchieri di polistirolo, che sono rotolati
lungo il bancone.
Non ripongo molta fiducia nelle tue doti matematiche le
ho detto mentre rincorreva un bicchiere che si stava avvicinando
all'orlo. Abiti con UNA ragazza ma avete TRE camere da
letto.
S, ma una stanza la usiamo tipo come salotto multimediale....
Meno tiv e pi libri. Lo consiglio. E io dormirei anche in
soggiorno, o in una veranda se ce l'avete. Jim Hawkins dorme
in un barile di mele. Comunque, ottimo! Coinquilina di Patty
Pacholewski! In quinta non me lo sarei mai immaginato. (In
settima non me lo sarei mai voluto immaginare, ma questo non
gliel'ho detto.) Dimmi la verit, Patty: tu me l'avresti chiesto
se non te l'avessi chiesto prima io?.
Perch, me l'hai chiesto?. Patty Pacholewski si era fatta
pallidissima. Quel lavoro la consumava proprio. Ma se non
conosci nemmeno Sabrina.
Per mi piacerebbe moltissimo conoscerla.
Senti, adesso mi tocca proprio andare a riempire i distributori
dei tovaglioli... senza offesa.
Corpo di mille balene, figuriamoci se m'offendo! Io, te e
Sabrina... mettiamoci d'accordo per vederci!.
Meno male che ho rincontrato Patty Pacholewski, mi sono
detta mentre tornavo a casa prendendo a calci i mucchi di neve,
molti dei quali si sono frantumati violentemente al primo contatto
col mio stivale. E da quando sar diventata lesbica?, mi
sono chiesta oziosamente.
Tornata alla dimora avita, ho scoperto che qualcuno mi
aveva infilato una lettera nel Capitolo 1: Il vecchio lupo di mare
all'Ammiraglio Benbow.
E questa cos'? ho detto.
Ti  arrivata ieri ha risposto mia madre. Volevo essere
sicura che la vedessi.
Era una letterina di Rena scritta su una bella carta di riso
fatta a mano con petali di calendula incorporati. L'ho letta alla
svelta. Si capiva subito che Rena era agitata.
...Mi mancano i nostri pancake gratuiti. Perch tutte le mie
telefonate finiscono dritte in segreteria? Sei arrabbiata con me
perch ho preso i tuoi turni alla Pet Library? Riscrivimi, ti prego.
Tanti baci, con grande affetto, Rena
Ho ignorato la lettera. Adesso avevo Patty.
Ha chiamato Rena mi diceva mia madre.
Ha chiamato Rena mi diceva Adrianna.
C' una persona che ti cerca al telefono mi diceva mio
padre. Una certa Rowena.
Alla fine, col telefono in mano, Adrianna mi ha stanata.
Eccola, te la passo ha detto alla cornetta con una voce sonora
e risentita.
S? ho risposto io (cortese, quasi segretariale).
Ma che  successo? Ti va di andarci a prendere un caff?
Come sta Richard, come va la vita l a casa?.
Nient'altro?. Ma mi sono pentita subito della mia
asprezza. E se la situazione da Patty non si fosse concretizzata?
Sistemarmi da Rena significava tornare indietro al mio io primordiale
senza il vantaggio della rifornitissima dispensa di mia
madre, ma per lasciarmi una porta aperta poteva anche andare.
Scusa, Rena, non volevo essere brusca. E che vado di corsa.
Com'?.
Devo vedermi con una persona.
Lars?.
No ho detto con una risata sarcastica. Ormai non me ne
importa pi niente di Lars. E come un brutto sogno. Un vapore
lontano. Non mi ricordo nemmeno di che colore ha gli occhi.
Verdi ha detto lei.
Lars era come un banco di nebbia che copriva tutto, poi 
spuntata la luna che col suo fuoco l'ha fatto sparire. Ma cosa ci
avr mai visto in lui?.
Non lo so ha detto Rena con un lievissimo tremore nella
voce. Verdi... con screziature dorate color tigre.
Aspetta un po': prima quello schifo di lavoro e adesso
quello schifo di fidanzato che avevo? Non me lo dire, Rena!.
Io non ho fatto niente si  giustificata lei. Lui, per, si
sentiva solo e io sentivo la tua mancanza. Non abbiamo fatto
niente, giuro. Volevo prima sondare il terreno con te.
Ma sondati questo, traditrice infame ho detto io e ho riagganciato.
Per consolarmi un po' mi sono messa a sfogliare L'isola del
tesoro sul letto pieno di briciole, ma le parole mi si confondevano
davanti agli occhi e alla fine ho buttato il libro per terra.
Da qualche sera fingevo di non sentire i tristi mugolii di
Adrianna in camera sua; dopo lunghe telefonate col professor
Tatum, si infilava nella vasca a tarda ora riempiendo il bagno di
vapore e nonostante lo sciacquio ero abbastanza sicura di udire
dei singhiozzi. L'infelicit femminile in quella casa stava montando
come una marea. Mettiamola a tacere, ho pensato. Mi
sono imposta di vedere Lars come un compendio di difetti e
lacune; ho ripensato alla sua mancanza di ambizione e all'abitudine
che aveva di sporcarsi gli occhiali; ho ripensato agli starnuti
laceranti con cui faceva tremare il letto e all'atteggiamento
di infantile servilismo che aveva con i miei (finch mia madre
non l'ha obbligato a smettere, continuava a chiamarli signore
e signora). Ho ripensato ai suoi vestiti - tutti brutti, volendo
essere benevoli si potrebbe dire che alcuni erano di colori neutri
- e alla sua passione per i film di fantascienza conditi di soprannaturale.
Salendo sul brigantino delle spoetizzanti particolarit
di Lars sono riuscita a calmarmi. Allora ho raccolto il libro, me
lo sono ficcato sotto il cuscino e mi sono messa a dormire.
Quando all'alba mi sono svegliata, sulla guancia destra
avevo una piega tutta rossa, impressa dalla costola del libro.
Niente fettine di cetriolo e niente crema, ho giurato a me stessa.
Il libro mi aveva tagliata come una sciabola.
AUDACIA. RISOLUTEZZA. INDIPENDENZA.
Pazienza se il quarto non me lo ricordavo. E che il brutto segno restasse dov'era. Andando a fare colazione, ho imitato splendidamente il fischio di una nave puntata verso il mare aperto.
...
.
...
Capitolo diciassettesimo.
...
.
...
Sabrina, la ragazza di Patty, stava seduta per terra a gambe
incrociate, vestita con una casacca e un cargo pant grigio
scuro, e fumava. Mi  piaciuta all'istante, anche se mi sono
un po' allarmata vedendo il suo tatuaggio: una sirena che si infilzava
con un tridente. Patty era andata a comprare le sigarette.
Stephen King ha detto quando le ho chiesto che cosa le
piaceva leggere. E Road and Track, la rivista di automobilismo.
E seguita una lunga pausa in cui lei ha bevuto birra, io acqua,
ed entrambe abbiamo guardato Richard, che avevo posato a
terra con la gabbia.
Bel pappagallo ha detto alla fine.
Grazie. Dovrebbe farmi compagnia, ma  pi che altro un
talismano per il viaggio che sto compiendo verso una personalit
pi risoluta. L'ho preso dopo aver letto L'isola del tesoro.
Ah-ha ha detto Sabrina.
Richard si dondolava a destra e sinistra, con le pupille leggermente
dilatate. Poi si  messo a saltellare sul posatoio con
qualche passo di ballo stile Shirley Temple.
Dir qualcosa? ha chiesto Sabrina.
No, quel balletto lo stanca sempre. Tra un po' si far un
pisolino.
Se lo sarebbe fatto, eccome. Gli avevo dato una pasticca di
Xanax. Bench la buona creanza mi imponesse di rivelare a
Patty e a Sabrina che avevo un animale, non volevo mettere in
mostra le sue irritanti particolarit.
Ho spiegato a Sabrina che conoscevo Patty fin dalla quinta
elementare e lei ha spiegato a me che era cresciuta nel Michigan
ma a quattordici anni era scappata di casa. Aveva vissuto per
strada, poi nel camion di un tizio; quando si era trasferita l
aveva cominciato a riparare moto, poi pareva che avesse mollato
il lavoro da un giorno all'altro, o forse dipendeva solo dal
suo modo di raccontare; si era iscritta a un'altra scuola; l'aveva
mollata; era andata un po' in giro per il paese; aveva lavorato in
un conservificio di pesce in Alaska e prima di conoscere Patty
non so dove abitasse, anche se ha nominato pi volte uno spacciatore
ribattezzato Mida sia perch nel suo ambiente era considerato
una specie di re, sia perch gli piaceva portare delle
catene d'oro.
Non ho potuto celare un senso di ammirata soggezione.
Quando Patty mi ha detto che divideva la casa con un'altra
persona, credevo che si riferisse a qualche pallosa delle superiori
che conoscevamo tutte e due.
Io alle superiori ci sono andata molto poco ha detto lei
allegramente.
Fanno vita dura e rischiano la forca, ma mangiano e bevono
come galli da combattimento... In mare ho visto un po' di cose, ho
visto.
E adesso che fai? le ho chiesto. Lavori occasionali?.
Lavori occasionali, lavori brutti, lavori di merda. Lavapiatti,
imbianchina, mozzo.
Mozzo ho detto sottovoce e dentro di me ho regalato a
Sabrina un codino incatramato.
Su un casin galleggiante. La gente fa schifo, ma sono
lavori facili da trovare, se una cerca.
Non salgo su una nave da quando avevo sette anni e mi portarono
a Disneyworld. It's a Small World After All.
Ma quella  la barca di un'attrazione, mica una nave.
Be', tecnicamente s, ma comunque non mi  piaciuta. Le luci
colorate, il tunnel buio, i pupazzi che cantano... Anche se chiudi
gli occhi, quelle vocettine ti schiantano i timpani. Ho sbrattato sul
ponte e hanno dovuto portarmi sulla pedana di un'uscita di emergenza.
Non sono pi salita su una barca da allora.
Sabrina ha bevuto un sorso di birra.
Per si cambia.
Mica tanto ha detto Sabrina.
No, invece. E questo che ti d grande ispirazione guardando
la gente: il fatto che cambia.
Lei ha fatto una faccia scettica, ma non abbiamo approfondito
il discorso perch in quel momento  entrata Patty con un
cappotto lungo di lana tutto puntinato di neve. Si  tolta gli stivali
bagnati e ci ha fissate con aria quasi incredula.
Ma sei venuta....
 venuta e ha portato un po' di roba le ha detto Sabrina.
In onore dei nuovi inizi ho detto io consegnando alle due
ragazze una sporta con il manico doppio, nella quale hanno
rovistato con entusiasmo tra pinoli, pomodori essiccati, sacchetti
da due chili di caramelle Jolly Rancher. E quando finiscono
questi, ce ne sono altri. Ho ignorato la visione di mia
madre che si faceva coraggio nella dispensa vuota al pensiero di
dover tornare alla Costco.
Quando due donne vivono insieme creano tutto un mondo
di gesti - scansamenti di capelli, storcimenti di labbra - che sembrano
lasciare in forse la loro approvazione nei tuoi confronti.
Mentre Sabrina e Patty passavano in rassegna la scelta di tisane
nella scatola porta-t di mogano, le ho osservate con attenzione.
Poi ho assunto una posizione rilassata sul pavimento dove mi ero
seduta (visto che le padrone di casa avevano occupato il futon)
e ho tentato di non guardare Richard, che aveva cominciato a
beccheggiare con le pupille ancora pi dilatate di prima.
Quando Sabrina ha messo un CD di rauca musica popolare,
Richard ha strillato:  grande,  forte ed  di nuovo fra noi!.
Sentilo! ha detto Patty.
Ma allora parla! ha detto Sabrina esultante.
E voi due come vi siete conosciute? ho detto io di getto.
A softball ha detto Patty. Su Internet ha detto Sabrina.
Visto che avevano risposto contemporaneamente, ho fatto
finta di non sentire Sabrina e ho simulato un interesse per il
softball. La conversazione  andata avanti vacillando, inframmezzata
da qualche occasionale urlo di Richard.
Il pappagallo si vivacizza ha detto Sabrina.
Chiudi quella bocca del cazzo! ha detto Richard.
Scusate, scusate! Non so dove abbia....
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi! ha urlato Richard.
E insomma, la stanza? mi sono affrettata a chiedere.
Ora come ora la usiamo... cio, ci fa comodo per appoggiarci
della roba e guardare la tele....
Ma non potete guardare la tele in soggiorno? No, perch a
me non mi si vede n mi si sente. Sto molto attenta, sono indipendente....
Quanto puoi pagare? mi ha interrotto Sabrina.
E gli omaggi della Costco, e i salatini al burro di arachidi che
stavano gi sgranocchiando... ma santo dio, quante cose volevano
da me?
Posso dare un contributo,  ovvio. Siete aperte a un'economia
di baratto?.
Non tanto ha detto Sabrina con la bocca piena di salatini.
Con che cosa arriva una lesbica al secondo appuntamento?.
E ha lanciato a Patty uno sguardo intimo, quasi commosso.
Con un furgone da traslochi ha risposto Patty.
Vecchia battuta ha spiegato Sabrina guardandomi.
Bada che Sabrina lo sa che non sei lesbica ha chiarito
Patty.
Ma  vero che non sei lesbica? ha chiesto Sabrina.
Sono molto omosociale ho detto ripescando un'espressione
che si usava all'universit.
Governa la nave, ragazza! ha strillato Richard.
Vai, vai, pappagallo! ha detto Sabrina.
E sono nubile ho aggiunto io.
Che strano ha detto Patty bruscamente. Parli sempre
tanto del tuo ex, per sembri tipo....
Concentrata sulla carta stampata?.
No. Mi ha guardata con aria meditabonda. Intensa.
Silenzio! ha detto Richard.
Quest'uccello  uno spasso ha detto Sabrina. Possiamo
dargli da mangiare?.
Richard si  avvicinato alle sbarre e le ha preso un salatino
dalla mano, ma senza tanta convinzione, ho pensato io, e
intanto ha buttato un occhio sulle ciliegie ricoperte di cioccolato
che Patty aveva aperto.  seguito tutto un can can in cui
Sabrina e Patty a turno hanno dato da mangiare a Richard gallette
di riso, sale rosa dell'Himalaya, cubetti di ghiaccio e una
matita. Ogni volta che il pappagallo gli prendeva di mano qualcosa,
ridevano come due sceme. Il che mi ha dato un'idea...
Peccato che i suoi soldi non si possano toccare ho detto
quasi tra me e me. Purtroppo, tutto quello che guadagna va in
un fondo fiduciario bloccato.
I soldi di chi? ha detto Sabrina.
Di Richard. Non ve l'ho detto? Fa l'attore.
Il pappagallo ha un fondo fiduciario? ha detto Patty. E
che fa?.
Pi che altro televisione.
Sabrina ha fissato Richard come se mentalmente gli stesse
cambiando la disposizione delle penne. E mi pareva che l'avevo
gi visto.
Forse hai visto le pubblicit.
 quello che sa aprire le bottiglie di birra?.
E di! ha detto Patty. Quello che va in motorino in quel
talk show che danno la sera tardi?.
Ho lasciato capire che Richard aveva una lunga sfilza di doti
ancora tutte da scoprire.
Ha fatto pizza, carta igienica, burro d'arachidi, la Casa dei
Tappeti, il Tempio dell'Abbronzatura.... Inventarsi quella
roba era di una facilit sbalorditiva. Mi sentivo come quando
Jim Hawkins capisce che pu prendere la barca e andare a
tagliare le funi della goletta. Un colpo di coltello e l'Hispaniola
se ne sarebbe andata via mormorando con la corrente! Ho
tagliato le funi e Richard  partito per la fama. L'avete visto il
film che l'anno scorso ha vinto al Sundance?.
No.
Richard era l'anima di quel film! ho esclamato.
Considerato che non davano l'impressione di seguire il
cinema indipendente,  straordinario come Sabrina e Patty
abbiano accolto bene la notizia. Poco dopo stavamo gi chiacchierando
tutte e tre di film con animali e degli spot pi belli
con cani e gatti che avevamo visto alla tiv.
Va be', allora faccio cos ho detto dopo una pausa calcolata
perch desse l'idea di una lotta interiore. Se mi autorizzate
a restare, terr la gabbia di Richard qui in soggiorno. E vi garantisco
un contatto diretto con lui.
Sul serio? ha detto Sabrina.
Patty sembrava un po' dubbiosa. Ma Richard non sta
spesso fuori a lavorare?.
Assolutamente no. Ho spiegato che era reduce da una
lunga serie di riprese e che adesso sarebbe andato in vacanza;
faceva sempre una pausa in concomitanza con la muta, ho
aggiunto.
Ma possiamo anche tirarlo fuori dalla gabbia?.
Certo.
E possiamo usarlo alle feste?.
Rinuncio anche al compenso.
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi! ha detto Richard
e si  ripetuto un po' di volte, con qualche contenuta variazione
di tono.
Sabrina ha battuto le mani. Ero contenta di aver segnato un
punto, ma sapevo anche di essere stretta all'angolo; l'associazione
libera di idee, lo spennamento e il sommovimento intestinale
potevano cominciare da un momento all'altro. Mi sono
alzata per segnalare che stavo per andarmene.
Parlatene ho detto con noncuranza e poi fatemi sapere.
Loro hanno accarezzato Richard sulla testa. Avrebbero fatto
finta di parlarne e io sarei tornata a casa e avrei fatto le valigie
quella sera stessa. Little Richard mi sta salvando, ho pensato.
Ma proprio in quel momento, mentre gli stavano facendo il solletico
sotto le zampe un'ultima volta, gli  uscito un altro verso dal becco.
L per l sembrava una risata. Poi la risata  come ruzzolata
gi per le scale e si  trasformata in un lamento. Quell'uccello
intrattabile, quell'uccello in cui ero riuscita a inculcare a malapena
una frase utile, mentre io lo credevo addormentato aveva
studiato la mia infelicit. Ho buttato il panno sopra la gabbia
con le mani quasi tremanti. Richard stava facendo un verso terribile:
sconfitto, disperato, quasi folle. Zitto, zitto! Ma lui, irrefrenabile come un'onda, continuava a singhiozzare.
Da paura ha detto Sabrina. Quest'uccello piange come una femmina.
Si sta preparando per un ruolo drammatico straziante ho detto io.
...
.
...
Capitolo diciottesimo.
...
.
...
Ti odio ho detto a Richard. Non battere le ali. Non arrotare
il becco. Non parlare. Il panno significa buio. E
scesa la notte. E magari scendesse per sempre su quella
tua anima spregevole, volgare e traditrice.
Ti sei divertita? mi ha chiesto mia madre nella lavanderia,
dov'ero andata a prendere un asciugamano umido da buttargli
sopra la gabbia (per sottolineare il concetto).
In cucina, seduti alla penisola, c'erano mio padre e Adrianna
che mangiavano pur di mele da un piattone di ceramica. Mia
madre mi ha seguita e mi ha chiesto se ne volevo un po' anch'io.
No, ho detto, dandole un avvertimento con la fermezza della
voce; ma lei ha insistito: sicura che non ne volevo un po'?
Sapevo che l'aveva fatto con la cannella e la vaniglia? Era ad
Adrianna o a me che era sempre piaciuto? A chi di noi due era
sempre piaciuto il pur di mele? Oddio, il pur di mele era
sempre piaciuto a tutti, no...?
Per l'amor del cielo, niente pur di mele! sono sbottata
con una bruschezza tale che gli occhi di mia madre si sono riempiti
di lacrime.
Ma che cappero c'hai? ha detto Adrianna.
Niente ho mugugnato.
Accidenti, dico, se non ti va di parlare, meglio che vai a farti
un giro.
Accidenti, che cappero ho detto io sarcastica.
Se non ti va di parlare, meglio che giri al largo l'ha corretta
mio padre.
Non volevo usare un modo di dire ha detto Adrianna.
Non fa niente ha detto mia madre, non mi sono mica
offesa. Sul serio.
Ma  una questione di cortesia ha insistito Adrianna.
Che si d il caso non compaia tra i Valori Fondamentali, le
ho ricordato io, anche se di recente mi ero dimostrata cortese
fingendo di non notare tutte le cose incredibilmente scoccianti
che mi succedevano intorno. Per esempio non avevo detto
niente del fatto che pap impuzzolentiva il bagno, o che i panini
di mia madre continuavano a essere gelati anche dopo che li
aveva scongelati, o del fatto che lei, Adrianna, mi aveva tenuta
sveglia fino a notte fonda con i suoi pianti.
Diversivo compiuto.
Mia madre si  voltata verso la figlia preferita. E vero quello
che dice?.
No.
Hai pianto?.
Adrianna  avvampata. Oddio, no. Cio, magari avr passato
una nottataccia, ma certo non....
Ciccia, che cos' che ti affligge?. Mia madre ha preso il
viso di Adrianna tra le mani.
Niente! Ma non capisci? ha squittito mia sorella. Quella
sta tentando di sviare l'attenzione!.
Amore mio, se sei depressa io e tuo padre vogliamo saperne
di pi.
Io e tuo padre. Mi sono messa a ridere; ecco che chiamava i
rinforzi. Mi sono girata a guardare pap che (come volevasi
dimostrare) continuava a mangiare placidamente pur di mele
senza dare segno di aver recepito nulla di Adrianna e della sua
crisi.
A noi puoi dire tutto ha aggiunto mia madre.
Devo chiarirla io la situazione? ho chiesto ad Adrianna.
No.
Che situazione? ha chiesto mia madre.
L'ho gi detto che io vivo per la franchezza con cui si parla
nell'Isola del tesoro? Se penso a tutte le interferenze, i sottintesi
e i sotterfugi della mia giovinezza, mi viene voglia di urlare e di
tirare via i teli protettivi del salotto, e chisseneimporta delle
macchie d'unto sullo schienale della poltrona. Era ora che qualcuno
raccontasse la verit ai nostri genitori, ho detto ad
Adrianna pensando a quando Jim Hawkins parla schiettamente
con Silver anche a costo di offenderlo. Potevo farlo io o poteva
farlo lei, ho aggiunto; in ogni caso era un dato di fatto che lei
continuava a vagare da giorni su una nave che imbarcava acqua
e non c'erano approdi in vista.
Zitta, zitta, zitta! ha gridato Adrianna.
Tesoro mio, che  successo? ha detto mia madre.
Ma perch questa deve parlare cos? Perch la lasciamo
fare? Gi lo so, adesso prover a spostare il discorso su di me
quando invece bisognerebbe capire per quale motivo lei si sta
rovinando la vita!.
Voi ragazze siete sempre cos melodrammatiche ha detto
mia madre.
Ha rifiutato lavoro, responsabilit e comportamento civile
solo per crogiolarsi in un libro d'evasione per ragazzini maschi,
un libro senz'anima e senza un minimo di psicologia.
Sapevo gi che ad Adrianna non piacevano n il mio libro n
l'intensit con cui ne parlavo, ma non si era mai pronunciata sui
miei comportamenti in maniera cos insensibile.
Un libro d'evasione? ho detto io. La sai una cosa,
Adrianna? VA-FFA-NCU-LO.
Buone, buone  intervenuta mia madre con voce tremula.
Non cominciate a... sillabare.
...Le ho viste quelle schede sparse in tutta casa. Non
capisco a che servono. Scrivi un diario? Un resoconto delle tue
avventure? Un diario di bordo? Perch certe sono scritte in
argento e altre in viola? Sembrano i vaneggiamenti di una
matta. L'altro giorno ne ho pure trovata una in bagno.
Adrianna  balzata in piedi ed  uscita di corsa dalla cucina.
Dove va? ha chiesto mio padre.
Io lo sapevo. E sapevo anche come approfittare della sua
assenza.
Adrianna ha una tresca morbosa, perversa e orribile con un
uomo maturo che voi conoscete e di cui vi fidate! ho detto di
getto.
Adrianna  rientrata di corsa con aria truce, stringendo nella
mano goffa una delle mie schede, e si  messa a leggerne il contenuto
con un tono di voce straordinariamente opinabile.
Be', lasciali venire, ragazzo, lasciali venire. Ho ancora un
colpo in canna, e in questo modo rovescia il verdetto della Macchia
Nera. C' sempre tempo per rovesciare il destino....
Una tresca con chi? si  intromessa mia madre.
Come?. Adrianna  sbiancata. E si  resa conto che non
sarebbe mai dovuta uscire dalla cucina, neanche per un attimo
brevissimo! Vai, vai a prendere prove contro di me, stronza!
Non la vuoi vedere questa scheda? ha balbettato.
No, voglio sapere che cos' questa storia.  un uomo sposato?
 una persona che conosciamo?.
Adrianna sembrava sconvolta. Non so perch avesse pensato
di potersi fidare di me. La mia mente compiaciuta si  figurata
subito la lunga e odiosa scena che pareva imminente, l'iter
lento e tortuoso con cui i miei genitori avrebbero estratto i particolari
minerari dall'animo granitico di mia sorella. Invece non
c' quasi stato il tempo per godersi l'avvenimento perch
Adrianna stava morendo dalla voglia di liberarsi del peso. Alla
domanda  subito crollata e ha cominciato a raccontare tutto a
mia madre senza badare minimamente a quanto il racconto la
turbasse. Oh, mamma,  un uomo meraviglioso le ha detto
appoggiandole la testa in grembo e mettendosi a piangere. Ma
questa storia mi sta distruggendo. Tutte le bugie e le cose in
segreto... E meglio che lo sappiate. Non vi arrabbierete con lui,
vero? Pap, promettimi che non ti arrabbi, pap. Pap?.
Adrianna si  girata verso mio padre che - evento raro -
aveva ascoltato tutto. E stava mordendo il cucchiaio.
Chi ? ha detto mio padre.
Don ha risposto Adrianna con un sorriso speranzoso e
trepido. Il tuo collega Don Tatum.
Mio padre l'ha guardata allibito. Un istante dopo ha preso
la ciotola e l'ha tirata contro la cucina elettrica. La ciotola 
finita per terra in mille pezzi.
Ma che fai? ha detto Adrianna.
Mia madre le ha scansato la testa ed  scoppiata a piangere.
...
.
...
Capitolo diciannovesimo.
...
.
...
Non che qualcuno della mia famiglia meriti di saperlo,
ma uno dei motivi per cui tenevo delle schede riguardanti
L'isola del tesoro  che stavo escogitando un
sistema per farmi largo come a colpi di machete nel fitto sottobosco
del libro. In cima a ogni scheda avevo l'abitudine di scrivere
una citazione che riassumeva un'importante lezione.
Sotto la citazione, a parole mie e in una frase il pi succinta possibile,
scrivevo il succo della lezione e sotto quello, con un
carattere pi piccolo, un paio di commenti sulla sua applicazione
pratica. La scheda n. 12, per esempio, riportava queste
utili parole di Jim Hawkins: Cominciavo ad avere una paura
orribile, ma nonostante tutto non persi la testa. Sotto c'era la
lezione: Non perdere la testa neanche quando sei spaventata
o pensi che la situazione stia degenerando. E poi di seguito
aggiungevo l'applicazione pratica: [questa parte, per, la scrivevo
sempre in codice, casomai la scheda finisse nelle mani sbagliate].
Comunque, quante ne hai di quelle schede maledette? mi
ha chiesto Adrianna. Era l'una di notte, qualche ora prima c'era
stata la Rivelazione della tresca e ci accingevamo a raccogliere
i pezzi della ciotola rotta. Mia madre, con trascuratezza atipica,
aveva abbandonato la cucina e mio padre l'aveva seguita prima
in camera loro, poi in garage, dove avevano continuato a strillare
e/o a piangere per tre ore di fila.
Mi sono accovacciata con la paletta in mano; Adrianna spazzava.
Un centinaio ho detto. Scheda pi, scheda meno.
E sono tutte sull'Isola del tesoro?.
S, ovvio.
Ne ho letta qualcuna. Che cos' un capodibanda?.
Me l'ero scordato.
E che cos' una bandoliera?.
Non lo so!.
Be', non ti arrabbiare con me! Il libro  tuo.
Secondo te cos' che si stanno strillando?.
Non lo so. Ho lasciato tre messaggi a Don.
Guarda che  l'una.
Lo so ha detto lei stravolta. O li ha sentiti e non ha voluto
rispondere, o  andato a letto presto e non ne sa niente. Certe
volte va a letto alle otto e mezzo.
Ci credo ho detto io. Poi, ripensandoci, ho aggiunto: Be',
allora sicuramente ti chiama domattina. La mia gentilezza mi
ha lasciata di sasso.
Abbiamo buttato i cocci della ciotola nella spazzatura e
Adrianna, che sembrava una zombie, se n' andata a letto;
tempo dopo mi ha raccontato che aveva dormito col portatile
sulla pancia, casomai Don avesse ricevuto i messaggi e avesse
deciso di mandarle un'e-mail. Ma placido era il Don. Verso le
due di notte mia madre  venuta via dal garage e mi  passata
davanti barcollando. Mentre aspettavo seduta alla penisola, si 
lavata le mani con foga; sembrava Lady Macbeth nella scena
della sonnambula, solo che lei aveva il vantaggio del sapone
antibatterico.
Mamma?.
Ha fatto un salto. Oddio. Sei tu. Che c'?.
Ehm... pap dov'?.
Stanotte vuole dormire in macchina.
Ah. Va be'.
 seguito un silenzio piuttosto lungo in cui ho cercato di
decidere se fosse meglio fingere che era una cosa normale o
ingraziarmi mia madre approfondendo la questione e chiedendole
perch.
Ho deciso di evitare.
E tu perch sei ancora in piedi?. Mia madre ha allungato
una mano e con sguardo assente mi ha ravviato i capelli dietro
un orecchio.
Mamma, se una persona ha certe tranquille e innocue
ossessioni che per lei per sono utili, non bisogna scherzarci su
solo perch una scheda finisce in bagno. Dico sul serio. Mi ha
fatto specie che tu non abbia detto niente quando Adrianna mi
ha trattata con tanta mancanza di rispetto.
Non ho capito, ci sei rimasta male per le schede?.
Mentre ero qui che ti aspettavo ha cominciato a venirmi
l'ansia. Non penserai mica che tengo un diario di bordo come
ha detto Adrianna, spero. Tutta l'idea del diario mi offende. Io
non mi abbasserei mai a misurare la mia vita col polso del tempo
domestico! Dove starebbe la bravura?.
Lascia stare quello che pensano gli altri. Avere un hobby 
bello, cara.
Ma non  un hobby! E perch pap dorme in macchina?.
La domanda  schizzata fuori cos; giuro sulla tomba acquea di
Israel Hands che non volevo veramente sapere la risposta.
Mia madre mi si  seduta accanto. A questo punto non
credo che abbia pi senso mantenere dei segreti. Il fatto  che
io e Don Tatum abbiamo dei trascorsi. Ma ovviamente tu e Ade
non potevate saperne niente. E successo quando eravate piccole.
Tuo padre aveva appena cominciato alla Lonard Milkins
e Don era stato appena nominato vicepreside. Ci sono una versione
lunga e una corta della storia, ma penso che a quest'ora la
corta sia sufficiente.
E cos mia madre, di punto in bianco, mi ha raccontato che
una ventina d'anni prima lei e Don Tatum, per un periodo di tre
settimane, avevano avuto una storia mentre mio padre insegnava
alla scuola estiva e lei, attribuendo erroneamente pi importanza
del dovuto all'atto sessuale, l per l aveva lasciato mio padre, per
poi tornare sei giorni dopo a chiedergli perdono. Il quale perdono,
ha aggiunto coscienziosa, le era stato concesso nella
misura in cui era possibile perdonare un fatto del genere.
Tu hai lasciato pap? E io dov'ero? Dov'eravamo io e
Ade?.
Eravate con vostro padre.
Ma se hai detto che insegnava alla scuola estiva! Dov'ero io
e Ade... dov' che eravamo noi... di giorno?.
Forse non eravate con vostro padre. Mi sa che forse 
venuta a tenervi la zia Boothie. Dovresti chiedere a lui.  durata
solo una settimana. In un matrimonio giovane  un periodo
lungo, nell'arco di una vita no.
Ma mi sembra assurdo che minimizzi la cosa. Hai fatto
sesso e siccome ti  piaciuto ci hai abbandonati?.
Non era mica la fine del mondo,  stata solo un'avventura.
Mia madre ha sorriso. Sembrava un po' troppo contenta di quei
ricordi; dimenticava che la nota essenziale da toccare era quella
del pentimento. Era... Eravamo... Bah, ora come ora  troppo
complicato per il mio cervello ha mormorato. Affronteremo
tutti meglio la faccenda domattina. Si  alzata con aria energica.
Mi fa piacere che tu sia abbastanza matura da prenderla
bene. Grazie di avermi ascoltata. Buonanotte.
Con passo leggero se n' andata a letto e la sua figuretta
armoniosa  sparita nel buio del corridoio.
Avevo capito bene? Aveva definito quella storia un'avventura?
Mia madre era una donna che viveva in un mondo in cui era
impossibile intraprendere qualcosa di emozionante o di pericoloso,
una donna che si dedicava ai noiosi compiti di rammendatrice
della trama familiare. Era abbonata da trent'anni a Bon
Apptit e aveva ancora tutti i numeri, sistemati in ordine cronologico.
Com'era possibile che avesse avuto un cuore irrequieto?
Mi si  schiuso davanti un abisso di possibilit. Poteva essere
un ottimo momento per attaccarmi a un barilotto di cognac, ma
i miei non avevano superalcolici in casa. Ho scovato il cartello
che avevo scritto a mano su un foglio di carta da 189 grammi
color bianco panna con un bellissimo orlo a riccio. AUDACIA. RISOLUTEZZA. INDIPENDENZA. BATTERSI LA GRANCASSA, e ho guardato le lettere appuntite. Se mia madre incarnava i Valori Fondamentali meglio di me, non gliel'avrei mai perdonato.
...
.
...
Capitolo ventesimo.
...
.
...
Mi sa che quella notte non ho chiuso occhio. La mattina
dopo, sentendo gli altri che si aggiravano in cucina in
mezzo a un tintinnio di tazze di caff, sono andata
piano piano anch'io. Faticavo a credere che avremmo fatto
colazione insieme sapendo quello che ormai sapevamo tutti.
Tutti - mi sono resa conto vedendo Adrianna che faceva gocciolare
lo sciroppo sui waffle surgelati - tranne lei che non lo
sapeva ancora.
Ti sei alzata presto mi ha detto mia madre dalla sua postazione
davanti al lavello. La caffettiera elettrica ha avuto un brivido
e si  messa a fischiare.
Non volevo perdermi il pezzo in cui vi spartivate il bottino
e i soldi. Pap dov'?.
Ha deciso di prendere il caff con il pane tostato in macchina.
E gi andato a scuola? ha chiesto Adrianna con espressione
assente.
No ha chiarito mia madre.  solo andato a fare colazione
in macchina.
Ma di.... Ho aperto la porta della cucina, che dava direttamente
in garage, ho visto la Taurus e nella Taurus ho visto
pap che sorseggiava il caff guardando dritto davanti a s, con
tutti i finestrini chiusi. Il panorama era quello dei rastrelli e dei
barattoli di vernice mezzi vuoti. Ho richiuso la porta.
Se deve starsene seduto in macchina ho detto, perch
almeno non la mette sul vialetto e non si gode la luce?.
Forse preferisce il buio ha detto Adrianna.
Quell'uomo non riesce ad affrontare niente ho detto.
 per la tranquillit.
Se vuole tranquillit potrebbe fare colazione in camera da
pranzo.
O nel suo studio.
O in una scatola.
Basta! ha gridato mia madre. VOI DUE PIANTATELA DI CRITICARE
VOSTRO PADRE!. Ha lasciato cadere lo strofinaccio e se
n' andata.
Con un sospiro Adrianna ha spremuto la bottiglia di plastica
dello sciroppo fino a farla sospirare e ansare insieme a lei. Io
non ho detto niente! Mamma mia, ma che gli  preso a tutti
quanti? Lo so che sono arrabbiati per la storia tra me e Don,
per di, siamo adulti, abbiamo il diritto di portare avanti una
relazione erotica consensuale.
Mi sono seduta accanto a lei e ho osservato attentamente il suo
assalto sgraziato ai waffle. La casa sembrava inusitatamente tranquilla
e il piano di lavoro, non essendo stato pulito a dovere la
sera prima, era incrostato di pur di mele. Mia madre si stava
sciogliendo in lacrime in camera sua; mio padre aveva rinunciato
alla casa per stare in macchina. Che genitori buoni a nulla ho
commentato. Hanno lasciato a me l'incombenza di dirtelo.
Di dirmi che cosa?.
Ho tentato di informarla con tatto, ma sull'onda dell'entusiasmo
il racconto m' uscito di getto e meno delicatamente di
quanto avessi programmato.
Non  possibile ha detto Adrianna. Tu sei proprio malata.
Sei sempre stata gelosa!.
Dopo un quarto d'ora in cui ho dovuto tenerle i polsi per
impedirle di picchiarmi, Adrianna  passata dal rifiuto categorico
a una fantasiosa rielaborazione dei fatti. Forse mamma si
era presa una cotta per Don e pap si era ingelosito. Forse c'era
stato al massimo un bacio, un bacio di un romanticismo d'altri
tempi nel lontanissimo passato. Io l'ho pregata di credermi; non
mi sarebbe mai venuto in mente di inventare dei fatti del genere
riguardo a nostra madre, men che meno di ricamarci sopra.
Ci ha scopato, Adrianna. Chiedilo a Don, anzi, meglio,
chiedilo a mamma.
L'ho trascinata davanti alla porta della camera dei miei,
chiusa a doppia mandata. Dentro si sentivano i lamenti acuti e
tremendi di nostra madre che piangeva.
Nei giorni seguenti la nostra famiglia ha dato sommessamente
i numeri. Mio padre andava a scuola e al ritorno entrava
con la macchina in garage e ci restava. Adrianna, che parcheggiava
la sua macchina nel vialetto, andava a scuola dopo che lui
era gi uscito e continuava a dormire a casa, ma evitava ogni contatto
con mia madre. Mia madre, che normalmente era sempre
in movimento,  riuscita a sembrare una versione convincente di
se stessa rallentata. Continuava a preparare la cena, che consumavamo
solo io e lei; per non parlare di quello che stava succedendo,
guardavamo dalla finestra la crosta di neve che si era
formata sul prato oppure - e questo era l'aspetto sorprendentemente
piacevole della faccenda - parlavamo dell'Isola del tesoro.
Lei rimaneva in silenzio per lunghi momenti, giocherellando
distrattamente con una ciocca di capelli, finch all'improvviso
non rifaceva mente locale su di me e mi poneva qualche
domanda attenta e leggera sul mio progetto.
Ma quindi stai scrivendo un saggio? O un diario di bordo,
come ha detto Adrianna?.
No alla prima e no alla seconda. Non so nemmeno cosa sia,
un diario di bordo.
Un diario in cui il capitano di una nave scrive quotidianamente
tutte le informazioni che gli servono per mantenere la
nave in ordine. Cose come le coordinate. E com' il vento. Il
carburante e le vettovaglie. Chi fa parte dell'equipaggio e che
tipo di manutenzione si sta facendo.
Okay, ho afferrato l'idea.
Barometro e visibilit ha detto lei imbaldanzita. Temperatura
e maree. Le condizioni del mare. Avvisi di burrasca.
Va bene. Con un gesto della mano ho tentato di metterla
a tacere.
L'avanzamento costante della nave, distanza, velocit effettiva,
condizione dei mari, onde, forza e direzione del vento,
nubi....
Va bene, ho capito! Basta quello che hai detto delle nubi!
Allora  caduto un silenzio tremendo, un silenzio che mi ha
ricordato una festa di matrimonio in cui la gonna a portafoglio
della zia Boothie era caduta di botto sulla pista da ballo e tutti
quanti erano rimasti impietriti e perfino l'orchestrina aveva
smesso di suonare.
Tuo padre mi odia ha detto lei. Mi odiate tutti quanti per
una cosa che ho fatto vent'anni fa.
Noi non ti odiamo ho borbottato.  solo che... non ci va
di sentirne parlare.
Poco prima l'avevo trovata buttata sul letto con un cofanetto
di raso pieno di ricordi della sua unica avventura. Vieni,
guarda qui mi aveva detto, rifiutandosi di vedere quanto mi
mettevano in imbarazzo i suoi souvenir. Che capelli scuri
avevo all'epoca !. Questa  una foto di tuo padre e Don Tatum
che giocano a ping pong. Dovevi vedere con che forza ribatteva
la pallina Don. Era costretto a cambiare la gomma alla racchetta
tutte le settimane!. Sembrava che non avesse ritegno.
Forse ti odia Adrianna le ho detto, ma sicuramente le
passer. E il suo primo fidanzato, sai?.
Mia madre mi ha liquidato bofonchiando qualcosa. E
allora Eddie Wisbey? Quel ragazzo simpatico rosso di capelli
che era di....
Non si sono mai messi insieme. Gliel'ho vietato io.
Sei cos dura con tua sorella... Non si era affezionata tantissimo,
vero? Cio, so che  un uomo simpatico. E molto sensuale.
Probabilmente anche pi disponibile dal punto di vista
sentimentale adesso che  pi maturo.
Mamma, piantala! Non ce la faccio a sentirti dire cose di
questo genere.
Scusa.
...Sarebbe pi facile affrontarti a suon di sciabola che sentirti
sciorinare queste notizie.
Credevo che apprezzassi il candore.
Apprezzo il mio, di candore. E c' una bella differenza, se
permetti.
C' senz'altro. Vuoi un dolcetto?.
Ho fatto segno di no.
Nei giorni successivi alla rivelazione di mia madre ho cominciato
a sentirmi un tantino pi simile a Jim Hawkins: non quello
che ammiravo ormai da tempo, il ragazzo che si imbarca per
andare alla ricerca di un tesoro e quando scopre che la ciurma
 composta da una banda di pirati assassini agguanta una pistola
e punta a est verso terra senza farsi tanti problemi, lucido e
coraggioso. Mi sentivo pi come il Jim Hawkins di quando sull'isola
cala il buio pi totale e lui vaga con una piroga senza riuscire
a individuare la posizione della nave ancorata.
Ho continuato a cenare insieme a mia madre e mia madre ha
continuato a rivelarmi qualche dettaglio della sua tresca con
Don Tatum. Queste notizie si trasformavano spesso in una
capsula a rilascio prolungato perch quando le comunicava non
ne avvertivo subito l'impatto. Lei magari seguitava a divagare,
colpita dalla mia maturit, e magari io annuivo pure, provando
un certo interesse neutrale oppure, pensavo, avendoci fatto l'abitudine;
ma dopo neanche un'oretta ecco che la notizia indesiderata
mi dava un capogiro e mi prendevo la testa fra le mani,
con la bocca secca e la voglia di vomitare. Come se non bastasse,
pareva che Adrianna avesse intuito che mia madre si stava confidando
con me. Lei e Don erano in crisi - non conoscevo i
particolari, ma immaginavo che mia sorella gli stesse facendo
vedere i sorci verdi per averle tenuta nascosta la frequentazione
materna - e tutte le mattine, prima di andare a scuola, Adrianna
irrompeva in camera mia con l'alito che le puzzava di caff e
Listerine e, in ginocchio sul mio letto, mi intimava fra i denti di
dirle tutto quello che mi aveva raccontato mamma. Non so
niente, non so niente mormoravo io tentando di riaddormentarmi.
Una mattina si  arrabbiata tanto che prima di andarsene
mi ha tirato addosso una raffica di peluche.
Il momento pi basso lo abbiamo raggiunto alle undici e
mezzo della quinta sera. Presa dall'angoscia, mi ero coricata
presto ed ero avviluppata in un sonno fitto e confuso quando
qualcuno ha bussato alla porta. Non essendo io andata ad
aprire, mio padre  entrato. Aveva gli occhi velati ed era in
pigiama. Mi  sembrata una situazione paurosamente intima.
Mio padre non ha mai fatto nulla che fosse anche solo lontanamente
sconveniente a livello sessuale - faccio anche fatica a credere
che mio padre abbia mai fatto qualcosa di lontanamente sessuale -
ma ho visto un sacco di film per la televisione che parlavano di
incesto, per cui mi sono tirata le coperte fin sotto il mento.
Devo parlare ha detto.
Restate dentro, gente" dice il capitano quando Long John
Silver traballa fino alla staccionata sventolando la bandiera
bianca. Dieci a uno che  un trucco.
Parlare di che?.
A questa domanda pap ha fatto una faccia cos addolorata
che ho deciso di strappare il cuore alla mia risposta e di donarglielo,
sanguinolento e pulsante, perch da un certo punto di
vista quello si preannunciava come il tipo di discorso da uomo
a uomo che avevo letto nell'Isola del tesoro e che avevo tanto
desiderato.
Pap, non ho la minima voglia di parlare con te. Quello che
succede in questa casa  una cosa fra te, mamma e Adrianna.
Lui si  appoggiato alla porta. No,  una questione di famiglia
e tu fai parte di questa famiglia. Fammi entrare un attimo.
Sono rimasto seduto in macchina sei ore di fila e la schiena mi
fa un male cane.
E la colpa di chi ? Se tu fossi in grado di comunicare con
gli altri, non ci sarebbe stato bisogno di restare nella Taurus. E
non mi convince neanche tutta questa tua disperazione. Un
disperato vero si attaccherebbe alla canna del gas, o no? Tu
invece hai semplicemente messo il broncio e aspetti che qualcuno
venga a chiederti come stai. E un comportamento passivo-aggressivo,
pap. Va' a fare pace con mamma e basta.
Questo piccolo sfogo stizzito evidentemente l'ha sia sorpreso
che rianimato. Mio padre  entrato in camera e si  chiuso
la porta alle spalle.
Non devo andarci io a fare pace con tua madre. E lei che
deve fare pace con me. Poi si  piegato come se stesse per lasciarsi
cadere a terra. Quelle che aveva negli occhi erano lacrime?
Oddio, no. Sono cos frastornato....
Ne avevo abbastanza. Sono saltata gi dal letto e l'ho guidato
verso la porta. Torna in macchina, pap. O dovunque altro ti
pare. Non m'importa dove te ne vuoi andare, ma certo  che non
puoi cominciare adesso a stabilire un rapporto con me.
Tua sorella come sta? ha piagnucolato lui.
Da schifo, ma  la sua condizione normale, no?.
Appena  uscito - sono rimasta l ad ascoltare per essere
sicura che i suoi passi tornassero verso il garage - mi  sfuggito
un urlo di paura e indignazione. Poi mi sono attaccata al
telefono e ho chiamato Patty Pacholewski. Non trovandola, le
ho lasciato vari messaggi sempre pi agitata. Nel primo dicevo
solo richiamami, nel secondo le ho fatto capire che c'era un
po' una crisi e nel terzo mi scusavo subito dell'insistenza e pregavo
lei e Sabrina di lasciarmi traslocare da loro seduta stante.
Dopo l'ultimo messaggio, che si era protratto abbastanza visto
che era formato da un sacco di subordinate e incidentali e terminava
con una direttiva fintamente disinvolta - richiamami,
okay? - mi  piombata addosso una depressione che mi sembrava
un'ncora da dieci tonnellate.
Ho provato a dormire, ma continuava a tornarmi davanti
agli occhi l'espressione umida e smarrita di mio padre. A
quanto ricordavo, quell'uomo in vent'anni non aveva mai avuto
un'espressione. Come si permetteva adesso di avere dei sentimenti?
Appena  squillato il telefono mi ci sono fiondata sopra.
Patty ho detto.
Col rumore Richard si  svegliato e l'ho sentito muoversi
sotto il panno.
Sono Sabrina. La storia del trasloco salta.
Se si tratta del pappagallo....
No, non si tratta di lui. Il pappagallo  forte e tutto quanto,
ma io e Patty abbiamo deciso. Non ci interessa.
Ma se  per l'affitto....
Non ti abbiamo mai promesso niente. Hai avuto una possibilit,
ma non ha funzionato.
Ma il pappagallo non ....
T'ho detto che il pappagallo non c'entra.  per te, capito?.
E ha messo gi.
Ho guardato il telefono. Non finisce qui ho giurato.
 grande,  forte ed  di nuovo fra noi! ha detto Richard.
Quella notte a letto avevo la mente in tempesta; i pensieri
volteggiavano e stridevano nell'aria come uccelli marini. Ogni
tanto un uccello si posava sul dirupo, faceva una cacatina e
rispiccava il volo. Continuavo a girarmi e rigirarmi e a forza di
scalciare ho aggrovigliato tutte le lenzuola.
Alla fine, ammessa la sconfitta, ho acceso la luce. Nel cassetto
della scrivania avevo dodici pasticche gialle di Xanax
nascoste dentro una boccetta ambrata. Con la base della cucitrice
le ho pestate fino a ridurle in polvere. Poi, in preda a una
specie di follia, sono andata in bagno e ho preso una manciata
di aspirine, tre pillole di mia sorella contro l'allergia, un Ativan
e due pasticche di codeina rimaste da quando pap si era fatto
devitalizzare un dente. Ho aggiunto tutto alla mia polvere e poi
sono andata in cucina a preparare una confezione di macaroni
and cheese. Sette minuti e l'intruglio farmaceutico si era splendidamente
mischiato alla tempra fosforescente del formaggio
arancione. Ho immaginato la scena di me che mi sbafavo il
piatto letale e venivo ritrovata dalla mia famiglia, con alti
lamenti, mentre la luce acquosa di un mattino d'inverno si riversava
sul mio letto. Poi sono andata col tegame in camera e ho
tirato via il panno dalla gabbia di Richard.
Mangia! l'ho esortato come una nonna ebrea.
Lettrice, mentre Richard mangiava ho provato tristezza; ma io
adoro i macaroni and cheese e quella confezione era tutta per lui.
Un'ora dopo sembrava uguale a se stesso, tranne che se ne stava
appeso al posatoio a testa in gi. E grande,  forte ed  di nuovo
fra noi! ha detto con la voce impastata. Poi ha addentato le
sbarre della gabbia e fin troppo gioiosamente ha detto: Craaa!.
E questo  il craaa che fa craboccare il vaso gli ho
risposto, perch quel suo spirito ancora pimpante nonostante
la pesantezza dei farmaci mi stava facendo uscire dai gangheri.
Sarei mai riuscita a liberarmi di lui? Stranamente, mi  ruzzolato
fra i pensieri un commento scritto su una mia vecchia
pagella: incapace di imparare. Quel pappagallo era un uccello
malato. Da sotto il letto ho tirato fuori un'enorme busta di plastica
opaca di T.J.Maxx, l'ho infilata sopra la gabbia e l'ho
legata con una calza a coste. Attraverso la plastica ho visto
Richard che si trascinava pesantemente da una parte all'altra
per beccare la barriera; ma prima di riuscire a fare anche un
solo buco per lasciar entrare aria ha perso le forze. Ha spiegato
la coda, ha lanciato un ultimo richiamo arrabbiato ondeggiando
e poi ha stirato le zampe, rendendo l'anima al Creatore.
Quando ho avuto la certezza che non respirava pi ho scartocciato
la gabbia togliendo calza e busta e ho portato il cadavere
ingabbiato nel bagno. Poi sono tornata in camera mia. Mi
sentivo svenire ed ero terrorizzata. Confesso che a questo punto
non erano le sofferenze del pappagallo ad angosciarmi ma l'idea
che il suo spirito potesse ritornare, amareggiato, pazzo e saltellante
come Shirley Temple. Ho finito i maccheroni avanzati e
sono scivolata in un sonno nervoso e convulso.
L'indomani mattina mia madre  entrata in camera mia senza
bussare ed  andata ad aprire la tenda. Non appena ha stabilito
che ero vigile si  seduta sul mio letto e mi ha preso le mani tra
le sue.
Ti devo dare una brutta notizia.
Sono sdraiata.
L per l ho temuto di dover dare spettacolo - gridando
incredula, strappandomi i capelli, facendo qualcosa per simulare
shock e dolore - ma mia madre non sembrava per nulla diffidente
e ha accolto il mio (impassibile, lo ammetto) sei sicura?
dici sul serio? senza minimamente sospettare qualcosa; forse
era troppo sconvolta dalla morte di Richard per notare la stranezza
della mia reazione. Siamo andate insieme in bagno a esaminare
il corpo e io le ho presentato qualche debole scusa per
giustificare il fatto che quella notte il pappagallo non aveva dormito
in camera mia (mi pareva in preda all'agitazione e pensando
che avesse caldo lo avevo spostato). Mia madre ha
ammirato il suo piumaggio, decantando con un mormorio riverente
i verdi e i gialli e i cerchi bianchi intorno agli occhi, e io
ho riconosciuto che era stato difficile vederlo in tutta la sua bellezza
mentre era ancora cos vivace e mobile. Sempre in bagno
abbiamo discusso delle formalit da espletare per il seppellimento,
che a me pareva meglio rimandare casomai avessi deciso
di tornare al negozio di animali a chiedere un rimborso. Come,
un amazzone corona gialla lo vendono con la garanzia?, ha
domandato mia madre.
Boh ho detto. Ma era difficile non subire il fascino di ottocento
dollari in fruscianti bigliettoni color verde pappagallo. Per
di pi morivo dalla voglia di fare una doccia - e preferirei restare
qui da sola - perci ho chiesto a mia madre di imbustare il corpo
e di metterlo nel freezer. Avrebbe rifiutato? Il cuore mi batteva
forte, ma in men che non si dica mia madre ha estratto dalla
gabbia il cadavere di Richard e lo ha sigillato in una bustona
ermetica maxi da 40 litri con doppia chiusura a pressione.
Lo dobbiamo dire ad Adrianna ha annunciato poi, chiudendo
il freezer.
Dici?.
Prima che vada a scuola. Si  lavata le mani e se le  asciugate
su uno strofinaccio attorcigliato. Non sarebbe giusto
lasciarla uscire senza avvertirla. Prima che vai a farti la doccia ti
preparo la colazione. Che preferisci?.
Veramente non mi va niente.
Il dolore  una ferita che ha bisogno di attenzioni per guarire.
Posso fare dei pancake.
Nessuno si mostra mai all'altezza dell'occasione come mia
madre, che a quel punto ha tirato fuori terrine, spatola e
padella. I pancake sono diventati una celebrazione solenne
durante la quale le misurazioni di prammatica sono state interrotte
solo a tratti dalle occhiate ansiose che mi lanciava. So che
si aspettava un pianto. Dopo aver rotto le uova mi ha stretta in
un breve abbraccio. Sto bene le ho detto spingendola via.
Quando abbiamo sentito i passi di Adrianna in corridoio, ha
mollato il cucchiaio di legno ed  corsa a intercettarla.
Adrianna, gioia, guardami. Lascia stare per un attimo
l'altra faccenda e ascolta. Ti devo dare una notizia.
 successo qualcosa?. Adrianna ha piegato la testa da un
lato per mettersi un orecchino.
S.
A pap?.
No, a Richard. E morto.
No, non  vero ha detto Adrianna con voce inalterata.
L'ho appena sentito.
Impossibile ha detto mia madre sbigottita.
Non  vero ho detto io.
Certo che  vero. Mentre mi vesto lo sento sempre.
Ma oggi no. E che cosa avrebbe detto? le ho chiesto bruscamente.
Ha schiamazzato. Si  arrotato il becco come fa sempre....
Io non credo ai fantasmi. Via, via! Lascia la mia vista! Che
la terra ti nasconda!  evidente che Adrianna ha sentito
qualche altra cosa. Giusto, mamma?  da stamattina presto che
 morto.
Mia madre ha solennemente aperto il freezer.
Oh, no ha detto Adrianna. Dickie!.
Siediti e mangia i pancake ha detto mia madre riprendendo
il posto di combattimento davanti ai fornelli. Ormai era
lampante che aveva il pragmatismo di una vera avventuriera.
...
.
...
Capitolo ventunesimo.
...
.
...
Da piccole non abbiamo mai avuto animali domestici. A
scuola mia, nessun partecipante al ballo di fine anno 
mai morto in un incidente stradale. Io non andavo ai
campi estivi, per cui nessun partecipante a un mio campo estivo
 mai morto affogato in un lago. I genitori di mia madre sono
morti prima che nascessi e quelli di mio padre stanno ancora
marcendo come mele in una casa di riposo del Nebraska; li ho
visti una volta sola e me li ricordo appena. Perci non mi aspettavo
che i sentimenti che si provano quando si perde qualcuno
potessero essere tanto complicati. Com' ovvio, per me  stato
un sollievo; la mia camera era di nuovo mia. Per ho provato
anche dispiacere. Un pizzico di disgusto. Collera. Confusione.
E un piacevole dolore che mi era sconosciuto. S, sotto il duro
croccante della mia rabbia per Richard - che da quando era
morto stava rapidamente sbollendo - si celava un molle budino di tristezza.
 morto. Che importa se non riusciva a dire: Prendi
questa e tienti pronta ad affrontare il pericolo?  morto.
Mia madre stava sparecchiando. La morte ti fa vedere le
cose in una prospettiva diversa, eh? Ti dimostra quanto siano
futili certe.... In quel momento ha preso in mano il piattino del
burro e vedendo che qualcuno l'aveva tagliato con un coltello
pieno di briciole, si  accigliata e si  messa a ripulirlo con una forchetta.
La morte di Richard mi aveva fatto comodo, ma ben presto
ho scoperto che era una comodit per tutti, un secchio da mettere
sotto la chiazza di umidit che gocciolava dal soffitto. Eravamo
tutti scombussolati e adesso che Richard era morto la sua
dipartita ci dava un motivo rispettabile per giustificare quello
scombussolamento. Molto pi facile parlare del pappagallo con
affetto esagerato che parlare di cosa stava succedendo fra
Adrianna e Don Tatum (che pareva evitasse le telefonate di
Ade), o fra Don Tatum e mia madre (che pareva scansasse le
telefonate di Don) o fra mio padre e Don Tatum (le gomme del
quale erano state bucate nel parcheggio della scuola; bench
nessuno potesse dimostrare il coinvolgimento di mio padre,
correva voce che fosse stata vista una Taurus schizzare via a
velocit forsennata dalla scena del delitto). Era decisamente pi
facile parlare del pappagallo che parlare di cosa stava succedendo
fra mia madre e mio padre (che vivevano ancora in sfere
separate e non avevano contatti verbali, anche se in cucina
avevo trovato un post-it con su scritto Prunelax, segno che,
per quanto grande fosse la spaccatura tra i due, non lo era tanto
da impedire a lei di comprare a lui gli integratori dietetici). Nel
frattempo il corpo di Richard giaceva abbandonato nel freezer.
Dovrei andare, mi dicevo, dovrei andare da Cutwater Pets a
chiedere il rimborso; eppure evitavo tutto ci che lo riguardava,
e bevevo le bibite a temperatura ambiente. Cos  passata una settimana.
Mia madre ha cominciato a lamentarsi. Richard era importante,
lo so, ma dico sul serio: mi manca spazio nel freezer. Sul
cuscino mi ha lasciato un dpliant intitolato La perdita di un animale
domestico: quando resta solo l'affetto.
Un giorno ho aperto lo sportello e dietro le vaschette del
ghiaccio accatastate come un muro di cimitero l'ho visto, un po'
incanutito dalla brina ma inconfondibilmente lui, Richard, adagiato
su tre sacchetti di edamame. L'occhio, quell'esecrabile
occhio da pappagallo, era rimasto spalancato. ]'accuse!
Il mio primo impulso  stato quello di scaraventare la
bustona maxi sul mucchio di neve che si era formato sotto la
finestra del lavello; il secondo, quello di mentire a mia madre
sul motivo per cui avevo lasciato aperta la finestra; il terzo,
quello di levarmi di torno mia madre e seppellirlo una volta per
tutte. Ma scavare la fossa del pappagallo nella terra gelata era
impensabile. Non ero stata cresciuta per fare lavori di fatica.
Telefonare a Lars? Avrei potuto far colpo su di lui col mio
distacco - ho pensato che fosse giusto informarti - e chiedergli
rispettosamente se voleva occuparsi dei resti del pupo.
Ma Lars avrebbe potuto dire di no, o mettersi a parlare di s e
Rena. Niente, per quell'incombenza si poteva reclutare solo
una persona, la persona che sbrigava tutti i lavoretti che in famiglia
non voleva fare nessuno, i lavoretti particolarmente sgradevoli
come sturare il water o montare i condizionatori alle finestre.
Purtroppo non ci avevo pi scambiato una parola dalla sera
in cui l'avevo espulso da camera mia. E mia madre non ci pensava
proprio a trotterellare fino in garage per chiederglielo.
Pap? l'ho chiamato bussando sul finestrino del guidatore.
Aveva tirato gi il sedile e si era addormentato leggendo il
giornale, che in quel momento, grazie al cielo, gli copriva gran
parte della faccia.
Si  svegliato di soprassalto e ha subito acceso il motore, ma
solo un momento, per abbassare il finestrino.
Vuoi salire? mi ha chiesto cominciando a sgombrare
l'altro sedile dalle cartacce e gettando una buccia d'arancia su
un piatto sporco.
No, non fa niente. Resto qui.
Gli ho sottoposto la mia richiesta con tutta la rapidit, e l'umilt,
possibile. Evidentemente nessuno lo aveva informato
della morte di Richard, per cui ho dovuto fare una breve retromarcia
scombinata e quasi imbarazzante; ma lui ha continuato
ad ascoltare tutto serio e concentrato e solo alla fine si  messo
a tamburellare sul cruscotto, sospirando. Ma non pu farlo
nessun altro?.
Pap, tu sei il pi forte.
E tua madre? Non  mica deboluccia.
Ora come ora mamma ha un sacco di cose a cui pensare.
Lui mi ha guardata intensamente. Te l'ha detto lei di chiedermelo?.
In che senso?.
 tua madre a volere che lo faccia io? Mi ha autorizzato lei
a collaborare con la famiglia in questa veste?.
Non so bene quando la mia famiglia fosse diventata cos
burocratica, ma evidentemente mio padre aveva bisogno di sentirsi
dire che era stata mia madre a ordinare l'ambasciata, che in pratica ero la sua valletta.
L'orgoglio non le impedisce di chiedere, pap. S, mamma
vuole che scavi la buca e che partecipi al funerale. Lo sai com'
fatta.
Va bene ha detto lui prendendo animo, ci penso io. Loro
sono pronte? Mettiamoci sotto subito, senza perdere altro tempo.
E cos  stato che abbiamo sepolto Richard, o meglio, che
mio padre  venuto a seppellirlo mentre io e mia madre guardavamo
dalla finestra della cucina preparando i bastoncini al formaggio.
Cheddar o parmigiano?.
Perch non tutti e due? ho detto. E lo possiamo aprire il
Merlot?.
Vorrei che venisse anche tua sorella. No, non quello l.
Guarda, qui ho un Merlot pi buono. Ha tirato fuori due bicchieri,
poi ci ha ripensato e ne ha tirati fuori altri due. Chiediglielo
tu. Se no poi ci resta malissimo....
Fino a quel momento l'occasione era stata malinconica ma
confortante: il calore del forno, il canale radio di musica classica
di mia madre, il rumore della pala di mio padre che intaccava
il suolo. Il terreno non era gelato, ma era lo stesso
abbastanza duro, e mio padre si  accontentato di scavare una
fossa poco profonda, decisione di cui si  pentito qualche
giorno dopo quando abbiamo visto Audrey, il pastore tedesco
del vicino, che attraversava trotterellando il confine con un
fagottello verde e piumoso tra le ganasce. In quel momento,
per, l'interramento sembrava proprio ben fatto. Non avevo
tanta voglia di coinvolgere Adrianna, ma esortata da mia madre
sono andata a bussarle alla porta.
Che c'?. Dalla sua voce velata trapelavano dolore e ripiegamento
su di s.
Ho aperto la porta. Adrianna era seduta sul letto; aveva
un'aria disfatta e triste e teneva sulle ginocchia il telefono e una
scatola di fazzolettini.
Vuoi venire al funerale di Richard?.
Ho appena parlato con Don. Mi ha scaricata.
Il vecchio ti scarica? Quell'idiota crede sul serio di saper
trovare di meglio?.
Il mio stupore l'ha gratificata.
 per quella storia con mamma. Non vuole ritirarla fuori.
Non vuole elaborare i miei sentimenti. Io gli voglio bene e sono
sicura che se solo mi desse retta riusciremmo a metterci una pietra
sopra.  successo tanti anni fa! Ovviamente, per, sono anche
arrabbiata e confusa e lui, invece di affrontare la cosa, scappa.
Che stronzo. Gli uomini avevano proprio scarse capacit
emotive. Di, vieni. Ho rimesso il telefono e i fazzolettini sul
comodino e l'ho tirata gi dal letto. Vedi che poi ti senti
meglio. Togliti quell'uomo dalla testa. E comunque, in un
momento cos devi stare insieme alla famiglia.
In cucina, con mio stupore, ho trovato mio padre che si stava
lavando le mani. Mia madre aveva una penna in mano ed era
intenta a scrivere qualcosa sul retro di un tovagliolino, a qualche
passo da lui; stando alle apparenze, forse si erano scambiati
qualche parola garbata.
Oh, bene ha detto mia madre girandosi.
Adrianna non ha voluto incrociare il suo sguardo, ma la strategia
messa in atto da mia madre  stata quella di superare l'imbarazzo
con le formalit della cerimonia funebre. Ha versato il
vino e distribuito i bicchieri e dopo aver invitato tutti ad assaggiare
un bastoncino al formaggio ha preso la parola.
Oggi siamo qui riuniti per ricordare la prematura scomparsa
del nostro animale di famiglia, Richard.
Little Richard ho puntualizzato io.
Va bene ha detto mia madre, seccata dall'interruzione.
In suo onore ho scritto una poesia. Vi prego di perdonare la
rozzezza della metrica. Con la soddisfazione che le trapelava
da ogni lineamento ha cominciato a leggere l'omaggio che aveva
buttato gi poco prima, del quale riporto qui solo una parte:
Asciuga la vaschetta, riponi il mangime,
 morto il nostro Richard, pappagallo sublime.
Gurdati sempre dal poeta d'occasione che non abbia trovato
un'occasione. Mentre ero assente, mia madre aveva buttato
gi un sonetto, una villanella e una sestina. Ci siamo fatti
un secondo giro di vino e poi siamo arrivati al pantun.
Che tanto per rinfrescarci la memoria consiste in una serie
di quartine in rima ABAB in cui il primo e il terzo verso di una
quartina ricompaiono come....
No  intervenuto mio padre, sono il secondo e il quarto
verso che ricompaiono come primo e terzo verso della quartina
successiva. Ogni quartina introduce un secondo verso nuovo.
Hai ragione, tesoro. Lo schema  ABAB, BCBC, CDCD. Giusto?
Penso di averlo azzeccato.
Gli do un'occhiata?.
Dopo un attimo di esitazione mia madre si  fatta da parte
per mostrare la poesia a mio padre. Si sono chinati insieme
sopra il tovagliolo, mio padre leggendo sottovoce, mia madre
inclinando delicatissimamente la testa fino a posare la fronte
sull'orecchio di lui. S. Eh, s. Bella!  giusta. E la quartina
finale rima con uno schema ZAZA.
Si sono guardati non con intensit, ma con affetto, e io ho
provato sia sollievo che profondo imbarazzo, come se senza
volere stessi assistendo alla scena primaria. Poi, mentre mio
padre le stava ancora vicino, mia madre ha letto il pantun.
Qualcuno vuole aggiungere qualcosa? ha chiesto alla fine
guardandosi intorno.
Nessuno ha voluto. Adrianna si  messa a piangere; le lacrime
le sbrodolavano sul viso.
Gli volevi bene? ha chiesto mia madre con partecipazione.
S! ha singhiozzato Adrianna.
 seguito un lungo intervallo in cui Adrianna ha continuato
a piangere piano, poi sgangheratamente, poi di nuovo piano; mi
faceva pensare ai goffi crescendo della caffettiera elettrica.
Mi manca ha detto Adrianna rauca.
E ovvio. Manca anche a me.
Gli voglio bene ha gracchiato Adrianna.
S, s ha tubato mia madre. Anch'io gli volevo bene.
Parlate del pappagallo o del professor Tatum? ho detto io.
Al che l'espressione tenera di mia madre si  disintegrata e la
dolcezza del viso di mio padre si  pietrificata all'improvviso
come un tuorlo su un piatto.
Dopo il funerale mio padre  rientrato a casa. La situazione
fra lui e mia madre sembrava ancora tesa, ma ora dormiva di
nuovo nel lettone e cenava con noi. Dopo un po' anche Adrianna
ha ricominciato a partecipare alla cena, ma senza sforzarsi
troppo quanto a socievolezza. Il fatto che Don l'avesse mollata
era stato evidentemente un duro colpo; mia sorella sembrava
nello stesso tempo furibonda, stravolta e svagata. Che ti succede?
le ho chiesto un po' di volte. Secondo te? mi ha
sempre risposto sdegnosa.
Se non voleva confidarsi con me, pazienza; avevo anch'io le
mie ferite da leccare. Dopo averci riflettuto a pi riprese, nonostante
l'ovvio imbarazzo avevo deciso di andare a parlare con
Patty Pacholewski di quello che era accaduto. Pensavo che
vedendola senza Sabrina sarei riuscita a farle capire che non si
pu proprio giudicare una persona in base al suo pappagallo.
Sono uscita di casa parecchio dopo mezzogiorno per non
incappare nella baraonda dell'ora di pranzo, ma quando mi
sono addentrata nella panineria c'era lo stesso un'antipatica
coda da fare e mi  toccato aspettare, senza sapere se Patty mi
avesse vista o no. Quando finalmente mi sono avvicinata al
banco, mi ha salutato con una faccia torva e non ha aggiunto
altro se non quanto richiesto dalle sue mansioni.
Il panino lo mangi qui o lo porti via?.
Lo porto via ho detto un tantino stizzita (gliel'avevo gi
anticipato). Con un gesto impersonale lo ha tolto dalla vaschetta
rossa di polipropilene e lo ha lasciato cadere in un sacchetto
di carta oleata. Poi, sebbene l'avessi venerata per tutta la quinta
elementare, ha spinto il sacchetto verso di me come se non
gliene fregasse un cavolo.
Mi sono morsa l'interno della guancia per frenare le lacrime.
Mi ero ripromessa di annunciarle che Richard era morto; mi ero
ripromessa di dirle: Se l'unica cosa che ci impedisce di diventare
coinquiline  quell'uccello imbarazzante, forse ti interesser
sapere che l'imbarazzo adesso si sta biodegradando in
giardino. Invece sono diventata tutta rossa e me la sono data a gambe.
A casa, mia madre stava svuotando la lavastoviglie con quel
suo modo di fare introspettivo, analizzando solennemente ogni
piatto e bicchiere. Mi sono seduta alla penisola, ho scartato il
panino e ho fatto una scoperta tremenda.
Neanche un peperone! E un panino con pollo grigliato e
peperoni arrosto e guarda, ma': dentro c' solo pollo.
Ci sono dei peperoni in frigo.
Arrosto?.
Lei si  limitata a manifestare una blanda compassione. Oh,
sabati, sabati infernali, che marea di trappole! Prima che
potessi aggiungere altro  arrivato mio padre, che ha cominciato
a fare un macello cercando a destra e sinistra le chiavi della macchina,
e appena ho capito che voleva reclutarmi nella sua ignobile
ricerca ho buttato il panino su un piatto e sono scappata in
soggiorno, dove ho trovato Adrianna accampata sul divano con
un casino di libri presi in biblioteca. Mia sorella ha alzato gli
occhi di malumore. Mentre mi sistemavo in poltrona, ho notato
che stava sfogliando Tutto sui pappagalli.
Com' che leggi quel libro?.
Cos ha risposto lei, per curiosit.
Rimuginare sul passato non fa bene. Non avrai mica intenzione
di prendere un altro pappagallo....
No, pi che altro vorrei capire perch  morto lui. Non era
tanto vecchio.
Mi sono guardata intorno cercando una giustificazione plausibile.
No, per, era... molto negativo. Magari a lungo andare
gli ha fatto male.
Adrianna ha aguzzato lo sguardo. Lo sapevi che agli uccelli
non bisognerebbe mai dare n avocado, n prezzemolo, cioccolato
e caffeina?.
Ho sbadigliato. Neanche un panino con pollo alla griglia e
peperoni arrosto senza peperoni?.
E neanche noccioline. Tu non gli davi le noccioline salate
per viziarlo un po'?.
A quel punto si  messa a leggere a voce alta il capitolo sulla
Dieta ottimale con una voce monocorde da aula scolastica;
l'abitudine di insegnare a classi di bambini in cattivit aveva
eroso la sua capacit innata di valutare l'interesse dell'uditorio.
Cipolle, no ha detto. Burro, no. Cibi salati, no. Latticini....
Adrianna, Richard  morto e sepolto. Orrore! ho esclamato,
aprendo il panino per studiarlo pi approfonditamente.
Questo pollo  stato tolto dalla piastra troppo presto. Cos',
quella sciagurata vuole farmi venire la salmonella?.
Latticini no, mentre io ricordo benissimo dei fiocchi di
latte. Taboul. Pezzi di avocado. E addirittura qualche Snickers
mini. Non potevi dargli da mangiare di peggio nemmeno se l'avessi
fatto apposta.
Era a mamma che piaceva viziarlo. Con un pollice e un
indice riluttanti ho raccolto dal pavimento un libro, La guarigione
naturale del pappagallo, e l'ho ributtato subito per terra.
Perch ti leggi tutta questa roba?  pura accademia. Le ho
passato il piatto. Per favore, assaggi questo panino e mi dici se
secondo te  poco cotto? Secondo te  uno sfregio?.
Buono non , per  cotto.
Ah-ha! Quindi, niente danno intenzionale. Le ho lasciato
il panino fra le mani e me ne sono andata in camera mia, soddisfatta
all'idea che Patty, pur non avendomi ancora perdonata,
non volesse uccidermi. Mia sorella, per, nel suo nido di libri
non aveva raccolto erbette e ramoscelli tanto per distrarsi: aveva
un presentimento. E mentre io mi facevo un sonnellino
tardo-pomeridiano - il sonno dell'innocente, il sonno della
semidepressa - ha continuato ad appallottolarsi quel presentimento fra
le dita finch non  diventato una roba di proporzioni prodigiose.
Io insisto da un pezzo a dire che malgrado il suo utile curriculum
accademico Adrianna non  (avvertenza: informazione
familiare riservata) questo grande genio. Ostinata s, organizzata
S, pedante d'accordo. Ma dotata di una mente sottile, agile,
indagatrice?
Ah, ah, ah!
Perci mi  sembrato incredibile - nel senso pi alto del termine
- che una persona tanto poco ispirata potesse scoprire nel
sottobosco della sua immaginazione il segreto che avevo abbandonato sull'isola deserta del mio cuore.
...
.
...
Capitolo ventiduesimo.
...
.
...
Qualche sera dopo, mentre seduta alla scrivania leggevo
il mio libro, Adrianna ha bussato alla porta: ra-ta-ta-ta-
bang (quattro colpetti leggeri con le nocche, una botta
plumbea col pugno).
Entra ho detto con suprema indifferenza.
E lei  entrata con una foga notevole, catapultandosi dentro
col viso in fiamme e gli occhi accesi di follia. Aveva in mano la
busta di T.J.Maxx. Avrei dovuto buttarla, quella bustona smisurata
e indimenticabile nella sua utilit - un assassino si disfa
sempre della propria arma! - ma sapendo che mia madre era
una grande fautrice del riciclo, l'avevo riposta nella dispensa.
Mi sa che noi due dobbiamo fare una chiacchieratina mi
ha detto.
Non possiamo rimandare a domani?.
No, non possiamo.
Se questa cosa riguarda il professor Tatum, ti dico tutto
quello che so.
La proposta l per l l'ha sviata. Non riguarda Don ha
risposto balbettando. Ma perch... tu che sai?.
So che con mamma si sono parlati.
Era vero, avevo saputo di qualche telefonata; ma questo era
successo vari giorni prima, quando era da poco venuta fuori
tutta la storia, e comunque non avevo la certezza di cosa si fossero
detti. Sapevo solo che lui l'aveva chiamata.
Siediti le ho consigliato. Non volevo che ti preoccupassi,
ma il fatto  che mi sono preoccupata io. Secondo te - oddio, 
troppo umiliante anche il semplice fatto di dirlo - secondo te 
possibile che mamma e il professor Tatum si rimettano insieme?.
Ho visto sbocciare l'idea di quell'unione nel grande deserto
arido della sua mente come in un video al rallentatore con la fioritura
di un cactus. Mentre la contemplava, Adrianna avr cambiato
colore tre volte. Poi  scoppiata a ridere - con quella sua
sgradevole risata da iena - e se ne  liberata.
Tu sei pazza ha detto. Fra loro non c' niente. E stato
solo un flirt di tanti anni fa.
Certo, ma hai visto mai? Se mamma non  soddisfatta con
pap - e come potrebbe essere altrimenti? - magari la tua storia
con il professore le ha risvegliato antichi desideri. E forse i contatti
che il professore ha avuto con te hanno risvegliato i suoi
desideri per la donna che lo aveva piantato. Lo sai, no?, che non
c' mai confronto con il pesce che ti sfugge!.
Sei ignobile.
Sono fantasiosa ho ammesso. Ma potrebbe succedere, a
nostra insaputa. E pensa! La tua tresca con il professor Tatum
potrebbe essere stata la scintilla da cui  nato tutto.
Con aria di scherno Adrianna mi ha agitato davanti agli
occhi la busta di plastica. Tu lo sai perch sono qui, vero? ha
detto a bassa voce.
No, Adrianna, non lo so. Ho solo ipotizzato....
Non mi prendere in giro. Hai odiato quel pappagallo fin
dal primo momento e finch il poveretto  campato hai continuato
a trascurarlo. Gli hai dato da mangiare roba tossica, l'hai
tenuto rinchiuso in quella gabbia e non gli hai mai neanche
comprato un sonaglietto. Poi, quando hai visto che resisteva -
e che combattente era! - ti sei fatta furba e hai deciso di liquidarlo
tu. Direttamente.
Ma Adrianna, che dici? Piantala di fare la Signora in
giallo.
Le brillava il viso. Quel pappagallo non  morto per cause
naturali e tu lo sai. In questa busta ci sono delle penne. E della
polvere di penne. Odora!.
Ho allontanato la busta che mi stava sotto il naso, meravigliandomi
della lunga durata di quel fetore. Povera ho detto
cambiando tattica. Smettila di agitare quella busta e calmati un
attimo. Di animali ne muoiono ogni giorno, hai presente? Pensa
ai ragni che spiaccichiamo nella vasca. O alle formiche che bruciavamo
con la lente d'ingrandimento. So che cosa stai passando
col professor Tatum... oddio, in realt non riesco a
immaginare come mi sentirei se venissi a sapere che mamma
trombava con Lars, ma so cosa significa avere il cuore infranto.
Comunque, evitiamo discorsi animalisti. Se mi fossi sdilinquita
ogni volta che una rana della Pet Library esalava l'ultimo respiro
non avrei avuto le energie per continuare a vivere. Devi solo
farti scivolare tutto alle spalle. La sensibilit  un pericolo. E sai
che direbbe Jim Hawkins? Jim Hawkins direbbe: a che serve la
vita se non puoi sfruttarla con baldanza, se non puoi metterla
allegramente a rischio?.
Ancora quel libro.... Adrianna mi ha guardata sgomenta.
Senti, un pappagallo non pu scegliere come fai tu, non pu
giocare ai pirati. Quando viene strappato alla natura, un pappagallo
dipende da te per poter vivere.
Che patetica montagna di scrupoli! Come stava l a cavillare!
Sono stata audace, Adrianna. Sar una sconsiderata, se
vuoi, e sicuramente ho fatto una cosa sconsiderata, di un'audacia
esagerata, ma ero decisa a farla.
Allora lo ammetti? Ammetti che hai usato questa busta per
soffocare il tuo pappagallo?.
Io non ammetto niente.
Rabbrividendo, Adrianna se n' andata con la busta che le
crocchiava in mano.
...
.
...
Capitolo ventitreesimo.
...
.
...
Nell'Isola del tesoro, quando vogliono sbatterti fuori
dalla banda, i pirati ti mandano un biglietto che si
chiama la Macchia Nera. Alle elementari anche noi ci
passavamo dei biglietti del genere, solo che di solito non ci disegnavamo
sopra niente di altrettanto esplicito e diretto; era pi
una cosa di parole. Una volta, per esempio, scrivemmo a una
bambina che si chiamava Etta Statchnik un biglietto intitolato:
Tutte le cose brutte delle tue orecchie, dei tuoi vestiti e dei tuoi
capelli. Seguiva una lunga lista con categorie e sottocategorie.
Come ho detto, non era una Macchia Nera; per le dava una
dritta sul fatto che a pranzo non era pi gradita al nostro tavolo.
Una sera, non molto tempo dopo la scena alla Angela Lansbury,
mia madre mi ha detto che l'indomani era meglio se stavo fuori
casa: doveva fare delle grandi pulizie. Ma perch non posso stare
in camera mia? le ho chiesto. Perch voglio pulire tutto ha
risposto lei seccata. Si  messa d'accordo con Adrianna, che mi
avrebbe lasciata a un centro commerciale vicino alla scuola femminile
St. Catherine, e il pomeriggio, quando Adrianna finiva di
fare lezione, avrei potuto raggiungerla a scuola in autobus e lei mi
avrebbe riportata a casa. Era un'idea strana, ma mia madre mi ha
dato quasi cento dollari di paghetta e una stretta affettuosa al
braccio. Compratici qualcosa di bello ha detto. E cos sono
andata.
Al centro commerciale ci si pu divertire facilissimamente.
Mi sono provata sedici vestiti da sera e ho chiesto alla commessa
di tenermene da parte cinque. A pranzo ho mangiato un'insalata
di quinoa con una forchetta di plastica, seduta su una panchina
vicino alla fontana di Trevi. Poi ho ispezionato le vetrine
delle gioiellerie e gli scaffali delle scarpe. Dopo aver sperperato
ottanta dollari per un vasetto di burro per il corpo, sono corsa
a prendere l'autobus.
Quando mezz'ora dopo sono sbarcata davanti alla St. Catherine
mi sono resa conto di avere una mano troppo leggera:
avevo lasciato sul sedile la busta sciccosa con il burro. Ma l'autobus
era gi faticosamente ripartito, lasciando con le gomme
due strisciate nere sulla strada bianca di neve. Peccato. Sul marciapiede
mi  venuto incontro un rivolo di bambine pallide e
scialbe con la gonna grigioazzurra che spuntava da sotto l'orlo
del piumino. Ho evitato il turbine di corpi e ho tirato verso di
me il pesante portone della scuola.
Il corridoio era surriscaldato. Troppa porporina, troppa
colla, ho pensato passando davanti alle bacheche ingombre di
lavoretti artistici fatti per le feste. Nell'aula, mia sorella stava
cancellando delle equazioni alla lavagna.
E insomma, tutti i giorni tu vieni qui le ho detto meravigliata,
non avendo mai pensato granch alla sua vita lavorativa
se non per fare dell'ironia generica.
S, ma adesso andiamocene. Adrianna, accaldata e sudaticcia,
ha ficcato libri e verifiche in un borsone lurido di tela.
A dire il vero, sono curiosa di vedere come ti sei sistemata
ho detto passando fra i banchi, esaminandone l'interno. Colori
a cera, evidenziatori, scatole di matite, stick di colla. Ho sfogliato
un quaderno a spirale. Veramente vuoi abbassare il voto
a questa bambina perch ha disegnato le maiuscole ciccione?
Le dai un meno? Ma se ha pure messo i cuoricini sulle i al
posto dei puntini!.
Rimetti a posto quel quaderno e andiamo. Mamma ci
aspetta alle quattro e mezzo in punto.
Mamma non deve andare da nessuna parte. Probabilmente
star ancora passando l'aspirapolvere.
S, ma gli altri....
Quali altri?.
Quando Adrianna ha provato a fare marcia indietro, ho finto
di crederle anche per sentire che scemenza avrebbe detto.
No, nessuno. Cio, solo mamma e pap. Ci aspettano per
mangiare insieme la torta. Mamma mi ha chiamato, ha fatto il
cheesecake. Non  la tua torta preferita?.
S. Le ho rivolto un sorriso fasullo.
Bene. Allora andiamo.
In corridoio si  fermata a cercare le chiavi. Poi ha deciso di
non chiudere l'aula a chiave; il bidello doveva pulirla. Per no,
alla fine ha deciso di nuovo di chiuderla; il bidello aveva la
chiave. Ho guardato le sue mani sudate che armeggiavano con
la serratura.
Adrianna ho detto dopo una pausa misurata, non  che
stai ancora male per la morte di Richard...?.
No. Ripensando a tutta la faccenda, mi rendo conto che
qualsiasi cosa sia successa fra te e lui, quando  successa eri
parecchio scombussolata. Mi ha lanciato un'occhiata guardinga
per vedere come reagivo alla sua interpretazione: la salsa
era troppo ricca? andava bene il condimento? Non mi fraintendere,
ma secondo me pu essere che tu abbia sviluppato una
specie di dipendenza.
Io non mi drogo, Adrianna. Ho scacciato il ricordo dell'ultimo
pasto di Richard che poi ci eravamo divisi.
No ha replicato lei adagio, come assecondando una delle
sue alunne di terza elementare, per fai fatica a distinguere la
tua realt da ci che succede sull'isola dello Scheletro,  vero o
no?.
Non proprio ho detto, ma lei mi ha preso il braccio e mi
ha guidata lungo il corridoio dicendomi sottovoce di non
preoccuparmi, ha salutato varie colleghe bruttine con un cenno
del capo e poi, stringendomi il braccio, mi ha gentilmente fatto
salire in macchina. Una volta allacciata la cintura, ho cominciato
a sentirmi stranamente sedata. Adrianna mi ha avvolto la
sciarpa intorno al collo, pregustando con qualche gnam gnam
il cheesecake di mia madre. Mi sono chiesta ad alta voce se
dovevamo fermarci a prendere mezzo chilo di gelato alla vaniglia.
Poi sono tornata in me.
Senti un po', Adrianna ho detto guardando fuori senza
vedere niente mentre la macchina procedeva a sobbalzi. Non
sono cos scema da non capire che intenzioni hai.
Guarda che ti sto portando a casa a mangiare una bella fetta
di cheesecake.
S, ma perch?.
In che senso perch? Perch... il cheesecake anzich
un'altra torta? Devo pure spiegarti che mamma ha fatto quella
di mele fin troppe volte?.
Questo fatto che prima vengo allontanata da casa tutto il
giorno e adesso mi ci riporti di corsa a mangiare un dolce mi
puzza un po'. Lo sai che mamma mi ha regalato dei soldi da spendere? E pure un sacco!.
Stai facendo un affare di stato di una cosa da niente. Mamma
ha pulito casa, e poi voleva fare un dolce. Ti sembra tanto
assurdo? Ha fatto una torta e mi ha chiesto di sbrigarci a tornare a casa per mangiarla.
Noi e chi altri?.
Okay. Un po' di amici ha ammesso dopo essere rimasta un
attimo col broncio. Persone che conosci e che ti vogliono bene.
Ma  pazzesco!.
Li ho sbeffeggiati durante tutto il tragitto, che per era di
una cinquantina di metri perch a quel punto eravamo gi arrivate
davanti al vialetto di casa. Adrianna ha parcheggiato come
al solito sotto un boschetto di pini grumosi di neve. Quando ho aperto la portiera c'era un'aria pesante.
...
.
...
Capitolo ventiquattresimo.
...
.
...
Erano in soggiorno, seduti a semicerchio davanti a due
poltrone vuote; avevano una tazza di t in mano e un
foglio piegato sulle ginocchia. Il lampadario era spento
e le lampade da tavolo mandavano un chiarore rosato e fioco;
perci, alla luce del tardo pomeriggio, l'espressione che avevano
sul viso non si vedeva bene. Ma erano tutti riconoscibili:
mia madre, mio padre, Rena, Lars e Nancy Wang, la mia ex
datrice di lavoro della Pet Library.
Ci hanno salutate rimanendo seduti. Rena mi ha sorriso
facendomi ciao con le dita. Adrianna ha preso posto su una
delle due poltrone vuote e, tutta seria, ha ringraziato gli altri di essere venuti.
 una farsa ho detto io, camminando avanti e indietro alle
sue spalle. Ho capito che cosa volete fare, ma guardate che non
lo state neanche facendo come si deve. Un intervento di psicoterapia
familiare prevede che ci sia anche un consulente. Lo
specialista qui dov'?. Erano andati subito al risparmio.
Senti, io so tutto degli interventi di psicoterapia familiare
ha ribattuto Adrianna in tono affettato. L'ho letto sul web.
E poi dovrebbe radunare una serie di persone che per me
sono importanti, persone per cui nutro grandissimo affetto e
rispetto e la cui perdita mi sconvolgerebbe la vita. Quindi, che
cavolo ci fa qui lei?. Ho indicato Nancy.
Io so che tu sei drogata ha detto Nancy con voce stentorea.
Ho alzato gli occhi al cielo. Cos', ci stai ancora male per
l'acconciatura che hanno fatto a Willie? ho detto. Piuttosto,
dov' Beverly Flowers? Dov' la mia guaritrice?.
L'avevo invitata ha detto Adrianna col broncio. Ma ha
detto che doveva andare a pagare una multa per un parcheggio
in divieto di sosta.
Tesoro mio, siediti, per favore mi ha detto mia madre.
Siamo tutti qui riuniti perch ti vogliamo bene. Dai, mettiti
seduta. Vuoi un bicchiere d'acqua o un t? Ci sono delle cose
che vogliamo farti sapere.
Mi sono lasciata cadere sulla poltrona vuota e li ho osservati.
Mentre ero ancora in piedi non avevo osato guardare Lars,
come se non guardandolo avessi potuto impedirgli di guardare
me. Non che provassi ancora qualcosa per lui. Ma un ex fidanzato
ti induce sempre a chiederti: sar abbastanza in forma da
ispirargli grande rimpianto? Poi, una volta seduta, mi sono
accorta che sembrava un po' nervoso, e dolce con quei capelli
scompigliati, e che mi fissava senza battere gli occhi. Pareva
affascinato, quasi emozionato. In effetti sembravano tutti
alquanto agitati, tutti tranne Rena, che se ne stava seduta con le
mani in grembo e si guardava le scarpe vegane con aria demoralizzata.
Adrianna, zelante, ha esordito: Secondo noi, hai sviluppato
una dipendenza da un libro che ti ha indotto a fare delle scelte
piuttosto mediocri. Scelte che hanno fatto soffrire sia te che
tante altre persone. Qui ho detto che dovevo andare al bagno,
ma Adrianna ha risposto: Senti, ci siamo tutti impegnati parecchio
in questa cosa, quindi per favore non interrompere.
Tesoro mio, ma non le  concesso andare al bagno? ha
chiesto mia madre. Se non erro avevi detto che non sarebbe
stata un'aggressione.
Infatti, dico solo di farci finire, okay?.
A quel punto mi sono accorta che Adrianna stava sudando
copiosamente; ad altra gente che suda vengono due mezzelune
sotto le ascelle, mia sorella aveva due pianeti nani. Tutte le
persone qui riunite ha detto rivolta a me, possono testimoniare
sui vari modi in cui la tua ossessione per quel libro ha arrecato
danno a te e ad altri....
Cinque pesci morti! ha gridato Nancy come se fosse
appena successo e fossimo ancora alla Pet Library con i piedi
nell'acqua. Gallo ha mangiato cibo per cani! Ha stato molto
male!.
Stia tranquilla, signora Wang, possiamo parlare tutti a
turno ha detto Adrianna. Ognuno di noi ha preparato un
elenco di cose che non intende pi tollerare n finanziare n
aiutare con la propria partecipazione, a meno che tu non
rinunci a quest'assurdit dell'Isola del tesoro....
Non  un'assurdit. Nessuno di voi l'ha neanche mai letto,
per cui nessuno di voi sa di che sta parlando.
Lars ha accennato un sorriso. O-ho-ho e una bottiglia di
rum!.
Corpo di mille balene! ha ridacchiato mia madre.
C'era in lui un'aria di mare! ha cantilenato Adrianna.
Sicuramente ho fatto una cosa sconsiderata, di un'audacia
esagerata, ma ero deciso a farla! ha detto Rena.
Tuoni e fulmini! ha detto mio padre. Per tutti i diavoli!.
Cinque pesci morti! ha gridato Nancy coprendo le mie
risate di scherno.
D'accordo, non vi piace lo stile del libro. Fatti vostri. Ma io
conosco i miei diritti e non faccio niente di male a nessuno se
mi lascio ispirare da un'opera della letteratura ottocentesca.
Gli altri si sono scambiati qualche occhiata. I miei, evidentemente
a disagio, hanno cambiato posizione. Rena si  mordicchiata
il callo del pollice e Lars si  tolto gli occhiali e si 
strofinato gli occhi. Ora Adrianna si stava divertendo, e si
vedeva.
Chi vuole cominciare? ha detto compita. Rena?.
No, no. Magari un parente?.
Comincio io ha detto Nancy.
Te ti abbiamo gi sentita ho detto.
Non ti azzardare a essere sgarbata con la signora Wang ha
detto Adrianna.
Qualcuno vuole un altro po' di t? si  affrettata a chiedere
mia madre.
Non sono stata sgarbata. Sono stata audace.
E adesso si sta battendo la grancassa ha detto Lars allegramente,
guardandosi intorno per avere un riconoscimento
dagli altri.
Non c' che dire, Lars, sei proprio su di giri! ho esclamato.
Ma tu, piuttosto, a che titolo sei qui? Tra noi  finita.
Non puoi mica minacciarmi con una lista di cose che non
vuoi pi finanziare o tollerare, se non fai pi parte della mia
vita!.
Sono rimasti tutti senza fiato; perfino io mi sono stupita di
quanto fossi stata crudele. Eppure, cos'era la mia vena perfida
se non l'aromatizzante nel suo caff? La serenit con cui Lars
accoglieva il mio furore mi ha convinta una volta di pi che la
mia scontrosit era necessaria al suo benessere. Ravvivava il suo
scialbore.
Lo so che non faccio parte della tua vita. Ma siamo stati
insieme abbastanza da farmi pensare che avresti perdonato la
mia intrusione di oggi. Sono venuto qui per dovere e per affetto;
tua sorella mi ha detto che stavi svalvolando e che se non facevamo
fronte comune per aiutarti, chiss come sarebbe andata a
finire.
Che melodramma! Ma guardami, Lars: lo vedi che non sto
svalvolando, no?. Mi sono lisciata i capelli un po' in disordine
e mi sono asciugata la saliva a un angolo della bocca. Quando
strillo, espettoro sempre.
S, vedo. E Lars mi ha guardata con un'ammirazione tacita
e talmente incondizionata che mi sono cadute le mani lungo i
fianchi.
Non pretendo di sapere tutto in materia di rapporti lunghi
e duraturi, per lo capisco quando un ragazzo sta per cadere ai
miei piedi.
No, non stai svalvolando ha detto lui. Magari sei l che
vacilli, ma d'altronde tu fai sempre cos, no? Comunque, se
posso essere utile in qualche modo....
Lars, tu mi sei sempre piaciuto ha detto mia madre allungandosi
in mezzo al semicerchio per dargli una pacca affettuosa
sulla coscia. Adrianna ha avuto un sussulto. Le ho letto sul viso
tutta una serie di orrende associazioni, ma la minaccia non sussisteva:
mia madre non era proprio il tipo di Lars.
Mi sembra che la discussione stia diventando un po'
troppo caotica ha detto Adrianna. Non vogliamo passare
alle liste?.
Posso dire una cosa sola? Prima di andare avanti?. Rena
si  girata a guardarmi con ansia. Ho notato che prima mi hai
guardato male e quindi ho pensato che magari avrei fatto bene
a chiarire che quella vaga possibilit di cui abbiamo parlato al
telefono l'ultima volta....
Sputa il rospo, Rena ho bofonchiato.
Veramente sarebbe una questione privata.
Rena, in questa casa le questioni private non esistono ha
detto Adrianna.
Ah. Be', allora forse  meglio se chiarisco - qui ha abbassato
la voce - che io e Lars non ci siamo messi insieme come
potresti aver pensato. Rena ha spiegato che erano usciti
insieme una volta, avevano litigato di brutto per decidere se
mangiando meno carne si poteva influenzare il cambiamento
climatico e avevano concluso che si erano visti unicamente
perch - urr! - sentivano tutti e due la mia mancanza.
Mentre lasciavo sedimentare questa rivelazione ho avuto la
sensazione che il mio castello ricoperto d'edera fosse stato
appena visitato da un genio pesticida che con il diserbante
giusto aveva fatto rinsecchire la pesante cortina verde davanti
alle finestre. In poche parole era entrato il sole.
Vi siete baciati?.
No ha detto Rena. Non ci siamo mai nemmeno sfiorati
una mano.
Grazie al cielo!, ho pensato guardando Lars e ricordandomi
di come le nostre bocche, nonostante tutte le complicazioni
sorte fra di noi, avessero la propensione a incontrarsi in perfetta
armonia, comunicando una tenerezza che i nostri io parlanti
non avevano mai saputo tirare fuori. Avremmo dovuto baciarci
di pi e parlare di meno?
Possiamo passare a questioni pi pressanti, per favore? ha
sbuffato Adrianna. A questo punto dovevamo essere arrivati
gi da un pezzo alla testimonianza della famiglia sui modi in cui
la tua ossessione per L'isola del tesoro ci sta rovinando la vita.
Pap?. Adrianna ha lanciato uno sguardo a mio padre, che
aveva la vista ottenebrata dal sonno.
Lasciamo perdere. Mamma, sentiamo prima che cosa hai
da dire tu.
Mia madre ha tirato su il foglio che teneva sulle ginocchia e
l'ha spiegato come se fosse un fazzoletto da naso sporco. Mi
rifiuto di continuare a favorirti e non intendo stare qui in pena a
guardare mentre tu ti... Adrianna, che c' scritto qui? Ah,
rovini... mentre tu ti rovini la salute e il benessere. Be',  chiaro?
Qualcuno vuole un po' di t?.
Grazie dell'apporto molto sentito ho detto quando mia
madre  andata in cucina.
Mio padre, finalmente sveglio,  intervenuto. Ho l'impressione
che non la stai prendendo sul serio.
E perch dovrei? ho ribattuto ironica. Apprezzo le attenzioni,
ma all'Isola del tesoro non ci rinuncio. Quel libro mi ha
insegnato a vivere pi di quanto non abbia fatto uno qualsiasi
degli esseri umani presenti in questa stanza!.
Ahia ha detto Lars con la sua simpatia.
Una cosa brutta brutta da dire! ha mugolato Nancy.
Dov' rispetto per madre e padre? Per famiglia?.
Mia madre  tornata con un vassoio carico di tazze, teiera,
piattini, forchettine e una grande torta di zucca e noci pecan.
Bel cheesecake ho mugugnato guardando Adrianna.
Balle, balle, tutte balle!.
Prendi un coltello affilato ha mugugnato mio padre guardando
mia madre che si chinava sul tavolino per servire gli
ospiti; tra la sua distrazione, lo spessore della pasta brise e l'inutilit
della spatola, davanti allo strato di noci pecan mia
madre non sapeva che fare. Con quell'arnese non ci riuscirai
mai.
Ma quella non va bene ha detto Adrianna vedendo che
mio padre tornava con una coltellina. Quella serve a disossare
il pollo.
Mia madre gli ha passato la torta e lui ha tagliato fette per
tutti, distruggendo Adrianna con la sua efficienza.
Con la torta c' pure il gelato? ho chiesto.
No ha risposto mia sorella indispettita.
Se si mangiasse meno pollo ha commentato Rena, la
riduzione dei gas serra equivarrebbe a qualcosa come 1,5 tonnellate
in meno all'anno di anidride carbonica.
Okay, allora andiamo avanti ho detto. Mentre gli altri blateravano
commenti sulla torta, mi sono soffermata un attimo a
formulare la mia posizione. Voi siete tutti convinti che la sottoscritta
sia messa male: niente lavoro, niente casa, niente fidanzato,
niente progetti, futuro compromesso. Ma la sapete una
cosa? Non me ne importa niente, perch ho fatto tutto io ! Dopo
una vita passata a lasciarmi trascinare senza decidere niente, io
ho scoperto il libro, io ho pianificato le cose e, s, io mi sono giocata
il posto di lavoro, ma solo perch non lo apprezzavo pi.
Quanto al pappagallo, sono stata io a trovarlo e io che l'ho portato
da Lars. E quando tra me e Lars le cose non hanno pi funzionato,
sapete una cosa? Io ho rotto quel rapporto!.
Non per contraddirti, ma tecnicamente sono stato io a rompere
con te ha detto Lars.
Non ora, Lars. Avevo modellato il mio discorso sulla falsariga
di quello che pronuncia Jim Hawkins nel campo nemico
e mi ha dato gran soddisfazione vedere che ne sapevo un pezzo
cos lungo a memoria. Fin dall'inizio ho avuto io in mano le
redini della situazione ho proseguito. E ora potete fare il
vostro inspiegabile intervento oppure lasciarmi in pace, poich
non vi temo pi di quanto non tema una mosca.
Ma tu hai paura delle mosche ha detto Adrianna senza
mordente. Chiedi sempre a me di scacciarle....
Dio santo!. Ho messo bruscamente gi la forchetta. Ho
paura solo dei mosconi. E la piantate adesso di interrompermi?.
Ma voglio approfittare anch'io del mio turno per parlare
ha detto Lars. Adrianna ci ha detto di scrivere quello che....
Ha armeggiato col foglio, poi si  alzato sbattendo uno stinco
contro il tavolo e facendo tintinnare le tazze. Ho avuto parecchio
tempo per riflettere, no?. Si  lasciato prendere da un
convulso di tosse nervosa, poi ci ha dato dentro con il foglio
(carta millimetrata, penna verde). Quando ci siamo lasciati...
ecco, mi  sembrato che tu avessi cacato... scusate la volgarit...
sul nostro rapporto, poi per ci ho riflettuto e mi sono reso
conto che era una faccenda pi complicata.
E vorrei ben vedere l'ho interrotto. Dio mio, perch avr
sprecato tutto quel tempo con....
E ho ripensato molto agli inizi, a quando ci siamo innamorati.
Ai burrito. Alle ore passate a oziare. Nessuno dei due aveva
mai tentato di cambiare l'altro; ci piacevamo cos. Poi sei incappata
in quel libro e hai cambiato atteggiamento. E bench io
ammiri il tuo impegno anche quando dai l'impressione di non
sapere bene a che pr ti impegni, secondo me non c'era bisogno
di armare tutto questo pandemonio. Per essere una brava persona,
dico. Secondo me eri gi in gamba di partenza e pi ci
penso, pi me ne convinco. Per cui, quando Adrianna mi ha
chiesto se volevo aiutarti anch'io a mollare il libro, ho risposto
di s. Ma avevo anche un motivo recondito. Il fatto  che quando
te ne sei andata sono entrato in terapia - qui gli  spuntato sul
collo un florilegio di chiazze rosse - e ho capito che avevi
ragione tu: in effetti mentivo a mia madre e ora che invece posso
parlarci pi apertamente - di alcune cose - va meglio. Ecco, te
lo volevo dire e volevo ringraziarti. Quindi, non mi va di spronarti
ad abbandonare il libro perch sarebbe una cosa... be',
sarebbe un po' ipocrita e, detto sinceramente, anche paternalistico.
Ma Lars  intervenuta Adrianna, questo  un abuso di
fiducia bell'e buono.
Se poi alla fine, autonomamente, deciderai di lasciar perdere
il libro e vorrai riprendere le fila di un rapporto capace di
darti un sostegno emotivo, sai dove trovarmi. Ho cambiato la
serratura, ma potrei farti fare le chiavi.
Questo  bravo ragazzo ha detto Nancy sorridendo anche
se aveva la bocca piena di torta.
Adrianna ha alzato gli occhi al cielo. Ossignore, e adesso?
Le vuoi chiedere la mano?.
Lars ha tossito imbarazzato. No, pensavo... cio, volevo
dire che... niente, mi manchi, tutto qui.
Anche lui mi mancava; ma chi sa disegnare l'arco di un'emozione
nella sua interezza? Volevo che Lars sentisse la mia
mancanza e riconoscevo che baciava benissimo; ma come aveva
stizzosamente sottolineato Adrianna, se mi amava davvero, che
tirasse fuori l'anello!
Fino a quel momento Rena era rimasta seduta in gran
silenzio, assorta nei suoi pensieri a occhi semichiusi, senza toccare
la torta; non credo che si fosse resa bene conto dei passi
incerti verso la riconciliazione che stavamo facendo io e Lars.
Ascolta mi ha detto. Probabilmente lo sapevamo tutti
che detestavi quel lavoro e che nei confronti di Lars avevi sentimenti
ambivalenti. E non  un segreto che tu abbia letto il
libro con una certa parzialit. Mio nipote mi ha fatto vedere la
versione della Disney. Oddio ho detto, ma  tutta diversa!
Com' possibile che lei non parla mai di tutta la storia dei
pirati?. Quello che mi preoccupa, per, non  l'accuratezza
letteraria:  Richard. Non so che cosa gli sia successo. Ed  per
questo che oggi sono venuta: per sapere la verit sul pappagallo.
 morto ha detto mio padre.
Chi  morto? ha detto Lars.
Lo so che  morto ha detto Rena, ma l'ha ammazzato lei?.
Con un pollice umido ho spiaccicato le briciole sul piatto.
Rena ha un debole per gli uccelli e so che per tutti voi Richard
era come un parente. Cio, faceva parte della famiglia come l'ex
marito della zia Boothie... non quello che lavorava nell'industria
siderurgica: quello che  scappato in Per con la segretaria,
quello che mamma ha sempre sospettato che il giorno del Ringraziamento
si fosse pulito il sedere con l'asciugamano. Non mi
ricordo se era il marito numero due o il tre.
L'hai sentita la domanda? mi ha chiesto Adrianna.
Mia madre ha posato la tazza. So che  una domanda delicata,
ma cerca di capire, per noi fa una certa differenza se
Richard  morto per cause naturali e non, diciamo, per l'influenza
di un libro o di qualsiasi altra cosa che magari, a nostra
insaputa, ti stai scaricando da Internet....
Non perdiamo di vista il punto ha detto Adrianna.
Lasciatela rispondere.
Ma perch diamine state tutti analizzando le mie ossessioni?
Secondo voi in questa famiglia non ci sono altre persone
con entusiasmi nocivi? Vogliamo chiamare Don Tatum e sentire
che cos'ha da dire lui? L'intervento di psicoterapia non bisognerebbe
farlo sul mio libro: bisognerebbe farlo sul suo pene!.
Ora hai passato il segno ha detto Adrianna.
Non riesco ancora a farmene una ragione ha detto Lars
dopo un attimo di silenzio. Aveva la voce fiacca e continuava ad
attorcigliare il tovagliolino. Nessuno mi ha avvertito che
Richard era morto.
Mia madre si  presa la testa fra le mani. Va bene, non
approfondiremo di nuovo la questione, questi discorsi risultano
distruttivi per tutti. Adesso, piuttosto, godiamoci la torta. Mi
dica, signora Wang, secondo lei la noce moscata copre la
zucca?.
Adrianna era livida. Vuoi che vada a prendere quella busta
di plastica? Quella di T.J.Maxx che puzza di polvere di penne?
Perch qui non stiamo parlando di me e di Don, n di mamma
e Don, n di me e te: qui la questione  se hai tolto la vita a quel
pappagallo. Mentre diceva cos, le tremava il mento. Ottima
oratoria, dovevo ammetterlo. Ma per quanti argomenti potesse
tirare fuori Adrianna - ed era evidente che avrebbe voluto
discuterne fino alla morte - io non avevo la minima intenzione
di preoccuparmi della mia cosiddetta carenza di AMORE PER GLI
ANIMALI e di SDOLCINATA BENEVOLENZA.
Se vuoi che ti dia retta, parla piuttosto di AUDACIA, RISOLUTEZZA,
INDIPENDENZA e di BATTERSI LA GRANCASSA!.
Ma tu non ti distingui per nessuna di queste cose! ha detto
Adrianna. Da dove  uscita fuori questa storia del ragazzino
eroico? La tua infanzia  la stessa mia! Abbiamo giocato tutte e
due con il Dolceforno e con i Lite-Brite, te li ricordi? E tu mi
hai insegnato a usare i tamponi! Ci piacevano gli stessi libri. Te
lo ricordi Piccole donne?.
Tu sei convinta?. Ho drizzato la schiena. Che la nostra
infanzia sia la stessa per tutte e due? S, vivevamo nella stessa
casa, ma eravamo due persone distinte, trattate in maniera
diversa a seconda di come loro vedevano le nostre doti e capacit.
Adrianna ha alzato gli occhi al cielo. Se una cosa non ti
piace, la colpa  sempre mia, di mamma o di pap. Tua, mai.
Vuoi continuare a credere che Latino I e Latino II mi abbiano
spianato la strada per fare carriera? Benissimo, prego, continua
pure! Ma prima o poi ti renderai conto che la tua vita  il risultato
delle scelte infelici che hai fatto!.
Con uno strano verso gutturale ho preso esasperata il coltello
della torta e ho spaccato la pasta che mi era rimasta nel
piatto. Pasta brise, schegge di briciole. Il pappagallo  morto
per cause naturali e lo sapete tutti ho detto. E anche se cos
non fosse, non mi potete incolpare di assassinio. Semmai  stato
un atto di misericordia.
Di misericordia? ha detto Rena.
Richard odiava la sua vita. Un pappagallo dovrebbe saper
parlare e lui non era capace... di dire cose di senso compiuto...
il che lo rendeva estremamente infelice. In pi, come sapete...
viveva in gabbia.
 caduto un silenzio orripilato.
Sono stata una scema a pensare che potessimo aiutarti ha
detto Adrianna lentamente. I tuoi valori li incarno sicuramente
pi io di te. E stato un gesto audace il fatto che noi ci
siamo riuniti qui. E stato un gesto risoluto. Non ci definirei
indipendenti, ma che importa? Le persone interdipendenti
sono molto pi simpatiche. Tu, invece, vivi come se fossi l'unica
persona presente in questa stanza!.
Hai studiato le mie schede pi di quanto dai a vedere. Sicuramente
adesso mi dirai che ne sai pi di me su come ci si batte
la grancassa, giusto?.
Ti dispiace mettere gi quel coltello? mi ha chiesto mia
madre con ansia. Stai maciullando tutta la torta.
Lasciala fare, mamma ha detto Adrianna ironica. Evidentemente
l'intervento di psicoterapia l'aveva privata di qualsiasi
stabilit residua perch, accalorandosi, ha ripetuto: Lasciala
fare!. Poi, mentre un'ombra le calava sul viso, mi ha detto:
Ora come ora mi fai proprio tristezza. Ti lasci ispirare da storie
di avventure in mare, ma sei come un pesce rosso morto che galleggia
nell'acquario a pancia ins. Che situazione patetica! Da
quando hai letto quel libro maledetto continui a prepararti per
fare qualcosa, giusto? Be', sorella mia, allora datti da fare!
Rischia! Va' da qualche parte! Trovati un lavoro! Prova a volere
bene a qualcuno... ma a volergli bene sul serio, non solo giocando
a fare la grande! Si pu vivere in tanti modi diversi, ma
tu sei l'unica persona che conosco convinta di rischiare qualcosa
quando la mattina si alza e pensa: meglio il pane tostato o
i cereali? Cereali pagati da qualcun altro, oltretutto! La sai una
cosa?. Adrianna, ormai in preda al delirio, si aggirava per la
stanza come una squilibrata. Se tu fossi una fannullona illusa
ma gentile, potrei pure perdonarti la tua passivit. Ma non
posso proprio perdonare una fannullona illusa che viene a rompermi
i coglioni nel rapporto col mio uomo e in pi ammazza
un pappagallo innocente!.
Sono saltata in piedi solo per risponderle, ma vedendo il mio
slancio Adrianna si  lasciata prendere dal panico. Con un deplorevole
sfoggio di vigliaccheria  corsa via da me, ma  finita
con le spalle al muro. Dagli spasmi del suo viso e dall'ottava
bambinesca dei suoi strilli ho capito che mi credeva sul punto
di accoltellarla. L'idea mi ha sbalordita. E sull'onda della rinnovata
sicurezza l'ho accoltellata davvero, inchiodandole una
mano contro il muro e facendola sanguinare copiosamente sulla
stampa di Thomas Kinkade che avevamo regalato a mia madre
per i suoi cinquant'anni (il cottage illuminato dalla luce sfolgorante
dell'amore sembra inondare tutta la natura di una serenit
che lascia senza fiato).
Finalmente ho fatto qualcosa, Adrianna, o no?
Secondo me, s. Poi c' voluto un po' di tempo prima che
riuscissi a togliere il coltello, sia per lo schifo che mi faceva, sia
per il desiderio sincero di non danneggiarle le terminazioni nervose.
...
.
...
Capitolo venticinquesimo.
...
.
...
Sono passate diverse ore dall'intervento di psicoterapia.
Ma chi  intervenuto, e su chi?, ci si potrebbe chiedere a
ragione. Gi, chiss. Chiss chi. Ormai, per, mi sono un
po' smontata e la penna in mano mi pesa. Purtroppo non ho pi
voglia di accoltellare nessuno.
Penso di poter sorvolare sui particolari - prevedibili - della
pulizia successiva. Adrianna ha continuato a sanguinare sul
Kinkade per cinque minuti buoni mentre Rena soffocava i
conati di vomito in un tovagliolino e Lars chiamava il 911. Alla
fine i miei le hanno avvolto un asciugamano intorno alla mano
e l'hanno portata in fretta e furia al pronto soccorso. Gli altri
hanno tagliato la corda e Nancy si  presa la briga di trasbordare
altrove gli avanzi della torta. Rimasta sola in casa, mi sono
lasciata cadere sulla poltrona in cui poco prima si era seduto
Lars e mi  sembrato di sentire il suo odore, un odore che
avevo sempre catalogato come un incrocio fra il sapone Pears
e la resina d'albero. Nel punto in cui avevo stretto il coltello,
la mano mi pulsava. L'intervento aveva risvegliato in me dei
sentimenti che negli ultimi mesi avevo cercato con tutta me
stessa di non provare. Ero come un pentolone gigante di
minestra lasciato a bollire sul fuoco e adesso qualcuno era
venuto a staccare dal fondo con un mestolo di legno i pezzetti
bruciati di cipolla e aglio, e forse anche di pasta collosa; quelle
croste di cibo che ora galleggiavano nella minestra, secondo
me, erano i sentimenti che nutrivo per Lars. Gli volevo bene?
L'ho chiamato al cellulare e dopo i convenevoli (ciao, come
stai, tua sorella riesce a muovere la mano?) gli ho chiesto se
quelle cose che aveva detto le aveva dette sul serio.
Ehm, quali cose? mi ha chiesto lui.
Quando hai detto che ti mancavo e che vuoi farmi fare le
chiavi di casa tua.
C' stato un attimo di silenzio. Be', dopo averti visto aggredire
Adrianna con quella coltellina penso di aver sottovalutato
la profondit dei problemi che abbiamo. Altra pausa durante
la quale, come da una trincea profonda, si  alzato un muro di
pietra che non si sarebbe lasciato infrangere facilmente. Per un
istante fugace mi sono vista con il coltello in mano; mentalmente
parlando, un notevolissimo esempio di opera muraria.
Ma quando ho detto quelle cose parlavo sul serio ha precisato
Lars. Cio, non mi sarei dato tanto da fare se non avessi
creduto che... Per poi hai... be', hai preso in mano quel coltello.
E va be'. Probabilmente  colpa mia, visto che sono stato
troppo frettoloso nelle mie fantasie di riconciliazione. Perch,
ehm... le cose cambiano.
Ah, s? ho detto ironica, anche se a quel punto non avevo
una perfetta padronanza delle mie facolt e non capivo tanto
dove fosse l'ironia della situazione.
Poco dopo aver messo gi, ho ricevuto una telefonata di mia
madre che chiamava dal pronto soccorso del St. Vincent per
dirmi che lei e Adrianna stavano entrando in quel momento (ho
sentito il ffffffft della doppia porta pneumatica). Mio padre era
andato a parcheggiare la macchina, ha aggiunto, e io mi sono
chiesta a voce alta se poi sarebbe anche sceso. Quando abbiamo
riattaccato, sono corsa in giro per la casa a lavare tazze e piattini
e a risistemare i cuscini, in preda a un inutile attacco maniacale.
Dieci minuti dopo mia madre mi ha informata che mio
padre era ricomparso e adesso stavano aspettando tutti e tre
all'accettazione; un'infermiera gentile aveva dato ad Adrianna
qualcosa per fermare il sangue. Un'ora dopo ha ritelefonato per
dire: Siamo ancora al pronto soccorso. Il tempo di attesa 
esorbitante. E alle dieci ha chiamato di nuovo, dicendo qualcosa
di incomprensibile riguardo alla pressione di Adrianna.
Poich in genere una persona riesce a sopportare senza traumi
una ferita alla mano come quella, mi sono azzardata a ipotizzare
che le complicazioni nel caso di Adrianna potessero dipendere
dal suo peso eccessivo.
Non  proprio il momento di affrontare il discorso. Ti rendi
conto che potresti averle reciso il nervo ulnare?. Mia madre ha
riattaccato.
A mezzanotte, giacch non erano ancora tornati, ho sentito
il bisogno di propiziarci gli di. Cos ho preso la mia borsa di
vitello e nella fredda aria notturna sono andata a piedi fino alla
biblioteca, dove ho restituito il libro infilandolo in una cassetta
d'acciaio trattato, anche se ormai era sottolineato, piegato e
pieno di ditate di maionese all'aglio in quasi tutto il Capitolo
29.  atterrato con un tonfo sordo, sparpagliando sicuramente
un cumulo di altri libri di cui non conoscer mai n titoli
n contenuto. Provavo un desiderio folle di ficcare la mano
nelle fauci della cassetta per riprendermi il mio tesoro, ma mi
sono consolata dicendomi che non poteva pi essermi affidato.
E che all'occorrenza avrei potuto chiederlo di nuovo in prestito
quando la biblioteca avesse riaperto. O comprarmene uno mio,
anche se ovviamente non sarebbe stata la stessa cosa. No, no,
cancella tutto! Con quel libro avevo chiuso. Lo scopo del gesto
era proprio quello: far guarire la mano di mia sorella! E un
giorno sarebbe arrivato qualcos'altro a elevare la mia coscienza.
Alle due di notte i miei sono rientrati in casa barcollanti,
disfatti e grigi in faccia. La tiv li aveva rintronati tutta la sera e
nella sala d'aspetto avevano mangiato un sacco di barrette di
cioccolato. Adrianna non era stata ancora visitata e quel nervo
ulnare - o forse era il mediano - destava una certa preoccupazione.
Ho avuto la netta sensazione di aver definitivamente esaurito
la pazienza dei miei. In tutti quegli anni in cui mi ero rifiutata
di guidare, in tutti quei mesi in cui mi ero rifiutata di trovarmi un
lavoro, i miei mi avevano assecondata senza darlo a vedere; ma
adesso mi parlavano con un'evidente attesa nella voce e quella
schietta espressione di fiducia mi ha quasi messa in imbarazzo.
Era come se fino a quel momento fossi andata in giro nuda e ora
qualcuno mi stesse disinvoltamente passando un asciugamano.
Prendi le chiavi di tuo padre mi ha sollecitata mia madre.
Le abbiamo detto che ci saresti andata il pi presto possibile.
Ma non posso prendere un taxi?.
Non hai i soldi per pagartelo.
Mi perderei. Non ho il minimo senso dell'orientamento.
Ti faccio una piantina. Mia madre si  chinata sulla penisola
e svelta svelta mi ha fatto un disegnino su un foglio di carta
color grigio perla. Ecco, questa qui  casa nostra... Tu devi
prendere Curtis Boulevard a est....
Magari non vuole neanche che ci vada.
Chiaro, ce l'ha a morte con te. Ma ha anche bisogno di te.
Ha una paura folle. Ha chiesto all'infermiera dell'accettazione
quale poteva essere l'eventualit peggiore con una lesione alla
mano come la sua.
E che le ha detto l'infermiera?.
Non era una domanda razionale  intervenuto mio padre.
Le ha detto che non sapeva quale poteva essere l'eventualit
peggiore, ma ieri era arrivato l un tizio che si era troncato
un dito con un soffiatore da neve.
Adrianna ha una ferita da coltello ha detto mio padre.
...L'infermiera ha detto che a volte capita che la mano non
venga curata subito, per cui i nervi restano compressi e la mano
si irrigidisce. Ha smesso un attimo di scrivere e ha tirato su una
mano che sembrava un artiglio.
Ma secondo voi la perder? ho chiesto.
No ha risposto mio padre con fermezza.
No ha ammesso mia madre con qualche riluttanza. Era pi
arrabbiata con me di quanto pensassi. Ma non volevo pensarci.
Long John Silver non mi  mai stato simpatico, ma il fatto di
aver letto come se ne andava in giro zoppicando gagliardo sulla
sua gamba di legno mi ha preparato a vedere il lato positivo di
una vita da storpio. Anche se rabbrividisco al pensiero, conosco
i miei punti di forza: potrei pure perdere un arto, ma con l'abbigliamento
giusto risulterei comunque sexy. Non sto dicendo
che vorrei avere una protesi al posto della mano, solo che sono
il tipo che potrebbe cavarsela lo stesso, mentre Adrianna... che
dire? Ha un fascino limitato. Nel momento in cui arrivavo a
questa conclusione, Adrianna ha telefonato. A sentire la sua
voce, sembrava piccola e abbattutissima. Allora venivo?, mi ha
chiesto. S. A che stavo pensando?
Alle protesi ho risposto sinceramente.
Lei si  messa a singhiozzare.
Ma mica per te ho aggiunto subito. Ormai, per, piangeva
a dirotto.
Adrianna, dai, non l'ho mica fatto apposta. Tu mi hai provocato,
o no? Comunque, mamma e pap hanno detto che la
mano non la perdi! Hai o non hai composto il numero per chiamare?.
Ma vaffanculo! ha detto lei. Dovresti chiedermi scusa.
E ha riattaccato.
Va' a lavarti i denti mi ha detto mia madre. Tra cinque
minuti puoi andare.
Ho regolato sedile e specchietti e ho ripassato al volo la posizione
delle marce (era un cambio automatico, ma era anche un
po' che non guidavo). Nonostante le mani sudate sono riuscita
ad arrivare piano piano in fondo al vialetto, ma l mi sono resa
conto che non sapevo se girare a destra o a sinistra. Il cellulare
ha squillato. Ho messo la Taurus in posizione di parcheggio e
ho risposto guardando verso casa, dove ho visto mio padre con
la faccia schiacciata contro la finestra di cucina che ricambiava
il mio sguardo.
Vai ha detto la sua voce dal telefonino.
Ogni tanto penso che tutti i miei problemi nascano dal semplice
fatto che i miei non sanno mai quando farsi da parte.
Infatti stavo andando ho detto, e ho riattaccato.
Sapevo gi com'era la sala d'aspetto del pronto soccorso di
un ospedale metropolitano; una volta - avr avuto una decina
d'anni - c'ero andata con mia madre che aveva messo il piede
su un chiodo mentre stava costruendo una casetta per gli uccelli.
L'ospedale sembrava una stazione di pullman: pavimento
sporco e una fila dopo l'altra di sedili di vinile uniti fra loro come
per punizione. Prima che mia madre venisse chiamata per l'antitetanica
avevamo aspettato un'ora. Vicino a noi erano seduti
un tizio e una tizia vestiti con due tute da ginnastica uguali, che
guardavano fisso davanti a s con occhio inespressivo; nessuno
dei due sembrava ferito, ma avevano entrambi un'aria da matti.
C'erano anche un vecchio che si era addormentato e si stava sbavando
sul colletto e, qualche fila dietro di lui, una donna semicalva
con gli occhi pesti e una guancia sanguinolenta. Mentre
aspettavamo  entrato un tizio mezzo nudo, malconcio e maleodorante,
che gridava a squarciagola in una lingua che non
capivo; sono sopraggiunti due uomini che l'hanno preso, ma
adesso non ricordo se l'hanno portato dentro o fuori. C'erano
bambini della mia et e altri pi piccoli di me che piangevano,
frignavano o dormivano sui sedili. Il posto puzzava di urina,
disinfettante e paura. Finito tutto, mia madre mi aveva comprato
una barretta di cioccolato ripieno e aveva detto allegramente:
Be',  fatta!, come se avessimo appena comprato un
bel mazzo di pannocchie al mercato e non trascorso un'ora ad
ammuffire in compagnia di tanta miseria umana.
Ho guidato la macchina con prudenza nella via ingombra di
neve. Era buio e per strada non c'erano altre automobili, ma gli
uccelli gi facevano baccano. Le loro voci mi hanno fatto tornare
in mente quella di un altro uccello, l'uccello che avrebbe
dovuto dire: Governa la nave, ragazza! e che invece diceva
pi volentieri nave, hamburger e sconti strepitosi. Ho
rivisto alcuni pezzi della mia storia che avrei preferito non ricordare:
l'occhio di Richard coperto di brina da freezer; Lars che
teneva aperta la porta quell'ultima volta con civile tristezza; il
portafoglio di stoffa scozzese con le guarnizioni di cuoio dorato
di mia madre da cui avevo rubacchiato dei soldi mentre lei era
sotto la doccia; Rena che diceva gentilmente: Ma non  un
libro per maschi? e poi, per la centesima volta, prendeva lo
scontrino e pagava; 50 grammi di crema per occhi che avevo comprato
credendo ingenuamente nelle propriet degli estratti di
alghe; una costellazione di funghi bianchi non curati su un
becco; io in soggiorno, una vera nutellafacente buona a nulla,
incapace anche di estrarre il coltello della torta dalla carne di
mia sorella in lacrime. Forse un libro come Piccole donne poteva
insegnarmi quello che mi serviva?
Ho socchiuso il finestrino e l'aria fredda ha trafitto il tepore
delle mie fantasticherie autoincriminanti. Non pensare, guida e
basta, mi sono detta avanzando piano piano con la macchina
butterata dal sale sulla strada coperta di fanghiglia nevosa. Ma
non sapevo ancora da che parte stessi andando. Ho aperto la
borsa di vitello e, come mi aveva promesso mia madre, nella
tasca in cui aveva albergato L'isola del tesoro ho trovato una
mappa: la mappa del quartiere, con tanto di punti cardinali, traverse,
biblioteca, centri commerciali, stazioni di servizio e qualsiasi
altro dettaglio necessario a condurre sana e salva nel porto
del St. Vincent un'automobilista fobica e geograficamente minorata.
Ho messo la macchina in posizione di parcheggio e
mentre aspettavo di sentire i primi effetti del riscaldamento ho
studiato la mappa. Sull'ospedale (che mamma aveva disegnato
con una serie sorprendentemente premurosa di particolari fra
cui il bar e il parcheggio) c'era una grande X rossa. E sopra casa
nostra c'era una stella, accanto alla quale mia madre aveva scritto: Tu sei qui.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Grazie per ogni conio alla mia audace ma gentile agente Emily Forland, alla mia acuta e impavida critica Jennifer Ruth, alla mia prima lettrice Janet Desaulniers e al mio ultimo, cruciale lettore James McManus. Sovrane e lustrini a Carol Anshaw. Dobloni e doppie ghinee ad Alice Sebold. Un pezzo d'oro forato al centro da portare al collo per Chris Gaggero. E a Judith Pascoe,
che ha navigato con me durante tutto il viaggio, l'immenso, incalcolabile gruzzolo.
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FINE.